Sempre più consolidata fra i maggiori produttori di periferiche competitive, vi è una scuola di pensiero che antepone la sottrazione all’abbondanza, convinta che il vero vantaggio non risieda nella ricchezza di funzioni bensì nella prontezza pura, nella leggerezza e nella pulizia del gesto. Cherry XTRFY continua a muoversi con una certa coerenza in questo solco, generazione dopo generazione, distillando la propria esperienza in periferiche essenziali e dichiaratamente orientate alla prestazione pura. Il modello che analizziamo oggi, l’M68 Pro, rappresenta la più recente tappa di questo percorso, erede diretto dell’apprezzato M8 e parte integrante della nuova lineup.
La ricetta, sulla carta, è essenziale e priva di fronzoli eppure estremamente vicina alle esigenze dei giocatori esports: una scocca simmetrica dal frontale ribassato, un peso che si ferma a una manciata di grammi, il rinomato sensore ottico di PixArt e soprattutto la possibilità di spingere la frequenza di aggiornamento senza fili fino agli 8.000 Hz.

La domanda, ancora una volta, è se dietro a una scheda tecnica tanto promettente si nasconda un dispositivo realmente appagante nell’uso quotidiano, oppure se l’essenzialità della proposta finisca per tradursi in rinunce mal calibrate.
Scopriamolo in questa recensione!
Packaging
La confezione dell’M68 Pro si mantiene su un registro asciutto e funzionale, perfettamente in linea con l’indole senza fronzoli del prodotto e lontana dagli unboxing scenografici della concorrenza.
Nello specifico, all’interno della scatola trovano posto:
- Il mouse M68 Pro
- Il ricevitore wireless a 2,4 GHz, già predisposto per la trasmissione a 8.000 Hz
- Il cavo EZcord da USB-A verso USB-C per il collegamento cablato e la ricarica
- L’adattatore di prolunga per avvicinare il ricevitore alla postazione
- La manualistica
La dotazione, come si intuisce, copre lo stretto indispensabile e nulla più, scelta del resto comprensibile per un prodotto che fa dell’essenzialità un suo punto di forza. Merita comunque una parola di apprezzamento la presenza dell’adattatore di prolunga, accessorio che consente di portare il ricevitore in prossimità della configurazione, riducendo le possibili interferenze e irrobustendo la stabilità del collegamento senza fili. Apprezziamo inoltre la scelta del cavo EZcord, particolarmente morbido e flessibile, che nelle fasi di ricarica o di utilizzo cablato si fa sentire pochissimo e non oppone quella resistenza fastidiosa tipica dei cavi più rigidi.
Design e qualità costruttiva
Per questo dispositivo, Cherry XTRFY ha optato per una forma simmetrica dal profilo ribassato, con un frontale particolarmente basso pensato per favorire il controllo e per assecondare le prese più aggressive. La curvatura del dorso, leggermente rastremata nella prima porzione del corpo per poi allargarsi verso la parte posteriore, accoglie il palmo in modo naturale e si presta tanto all’impugnatura palmare quanto a quella ad artiglio, mentre le scanalature ricavate sui due tasti principali offrono un punto d’appoggio confortevole ai polpastrelli e contribuiscono a una sensazione di presa salda. Pur essendo simmetrica, la periferica colloca i due tasti laterali esclusivamente sul fianco sinistro, motivo per cui resta a tutti gli effetti un mouse concepito per i destrimani.

Il dato che più colpisce è naturalmente il peso, fermo attorno ai 55 grammi a dispetto di una scocca interamente priva di alleggerimenti a nido d’ape. Le prove di torsione e la pressione sui fianchi hanno evidenziato soltanto un lieve scricchiolio sotto sforzo marcato, senza alcuna flessione della scocca, e nemmeno provando a comprimere i lati si rischia un’attivazione accidentale dei tasti laterali.
La pulsantiera è quella tipica di un mouse votato alla prestazione pura. I due tasti principali si affidano a microswitch Huano, capaci di una pressione netta e ben definita, sebbene una corsa pre e post azionamento non proprio minima restituisca un feedback meno scattante di dispositivi più costosi. Sul fianco sinistro trovano posto i due tasti laterali: quello in avanti convince per posizionamento e prontezza, mentre quello indietro denuncia una corsa iniziale più lunga e una resa un poco molle, dettaglio che chi fa largo uso dei comandi laterali potrebbe avvertire come difetto. A completare il quadro intervengono la rotella di scorrimento e sul fondo della scocca un piccolo pulsante affiancato da uno slider, deputati alla gestione delle impostazioni direttamente sulla periferica. Da segnalare, in piena coerenza con la natura del prodotto, l’assenza totale di illuminazione RGB, sacrificata (giustamente) in favore della leggerezza e dei consumi.
Esteticamente non è di certo il più originale dei dispositivi, ma questo non gli impedisce di brillare negli aspetti che maggiormente dovrebbero influire.
Specifiche e prezzo
Riportiamo di seguito la scheda tecnica completa del Cherry XTRFY M68 Pro:
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Tipologia | Mouse da gaming wireless, forma simmetrica dal frontale ribassato |
| Mano | Destra (tasti laterali sul solo fianco sinistro) |
| Sensore | PixArt 3395 (ottico) |
| Risoluzione | Da 400 a 26.000 DPI |
| Velocità di tracciamento | 650 IPS |
| Accelerazione | 50 G |
| Switch principali | Huano (guscio trasparente blu, stelo rosa) |
| Tasti totali | 6, di cui 5 programmabili |
| Connettività | Wireless a 2,4 GHz, cablata via USB-C |
| Polling rate | Fino a 8.000 Hz |
| Latenza di click | Report ogni 0,125 ms in modalità 8K |
| Pattini | In PTFE |
| Cavo | EZcord flessibile da 1,8 m |
| Illuminazione | Assente |
| Batteria | 350 mAh |
| Autonomia dichiarata | Fino a circa 90 ore in modalità 1.000 Hz |
| Ricarica | USB-C |
| Peso | Circa 55 g |
| Materiali | Scocca piena senza forature |
| Compatibilità | PC Windows / macOS |
Sul fronte del listino, l’M68 Pro nella versione 8K viene proposto attorno ai 140 dollari ma si può trovare scontato a molto meno (9-100 euro), cifra che lo colloca nella fascia alta del segmento dei mouse leggeri votati al competitivo, in concorrenza diretta con nomi blasonati del calibro di Logitech e Razer. Va detto che il posizionamento è abbastanza impopolare, ma è giustificato dalla presenza del polling a 8.000 Hz e di un sensore di assoluto rispetto. Chi non avverte l’esigenza della frequenza di aggiornamento più spinta può del resto orientarsi sulla variante M68 standard, ferma a 1.000 Hz e proposta a una cifra più contenuta, che condivide forma, scocca e sensore rinunciando soltanto al passo prestazionale supplementare.

L’M68 Pro è una periferica che fa della gestione on-board la propria cifra distintiva, scelta sulla quale torneremo più avanti ma che è bene anticipare: non esiste un software di configurazione, e questo, come vedremo, comporta tanto un pregio in termini di immediatezza quanto un limite sul versante della personalizzazione.
Sensore, switch e prestazioni
Il cuore tecnologico dell’M68 Pro è affidato al PixArt 3395, sensore ottico che conosciamo bene per equipaggiare numerose periferiche competitive di fascia alta. Le cifre parlano chiaro, con una risoluzione che spazia fino a 26.000 DPI, una velocità di tracciamento di 650 IPS e una tolleranza all’accelerazione di 50 G, valori che si traducono in un rilevamento del movimento accurato, pulito e privo di accelerazioni indesiderate. Nelle nostre sessioni l’esperienza si è confermata impeccabile in ogni scenario, con un tracciamento preciso tanto nei micro aggiustamenti quanto negli spostamenti più ampi sul tappetino, e una resa che negli FPS restituisce quella prontezza che ci si attende da un mouse del genere.

Gli switch principali Huano regalano una pressione corposa e dal carattere ben definito, con una resistenza media che mette d’accordo la maggior parte delle preferenze… seppur come anticipato, ci è sembrata a tratti fin troppo secca. I pattini in PTFE garantiscono uno scorrimento fluido e omogeneo sulla maggior parte delle superfici, complice anche la leggerezza complessiva della periferica che riduce l’inerzia e agevola i movimenti rapidi.
È proprio nell’incontro fra peso piuma e sensore di vertice che l’M68 Pro dà il meglio di sé, offrendo un’esperienza di mira leggera e immediata che ben si presta ai titoli dal ritmo adrenalinico. Non si tratta di prestazioni capaci di stravolgere ciò che la concorrenza più agguerrita già propone regolarmente, ma di un comparto solido e affidabile che mantiene fede alle promesse della scheda tecnica.
Connettività e batteria
Sul fronte dei collegamenti l’M68 Pro adotta un approccio essenziale e privo di tentennamenti, affidandosi al wireless a 2,4 GHz tramite il ricevitore incluso e, in alternativa, alla connessione cablata via USB-C che funge anche da modalità di ricarica. Il ricevitore in dotazione è già predisposto per la trasmissione a 8.000 Hz, dettaglio tutt’altro che scontato considerando che diversi concorrenti impongono l’acquisto separato di un dongle dedicato per accedere alle frequenze più elevate. Nel corso della prova il collegamento senza fili si è dimostrato saldo, reattivo e privo di incertezze, pienamente all’altezza di un utilizzo competitivo, soprattutto una volta sfruttato l’adattatore di prolunga per avvicinare il ricevitore alla postazione. Va segnalata l’assenza della connessione Bluetooth, scelta in linea con la vocazione puramente votata al gioco, che rinuncia consapevolmente alla versatilità tipica delle periferiche pensate anche per la produttività.
Il vero asso nella manica resta la frequenza di aggiornamento, che può spingersi fino agli 8.000 Hz contro i 1.000 Hz dello standard tradizionale. Nella pratica, la periferica comunica con il computer otto volte più spesso, con una latenza di click che scende a un report ogni 0,125 millisecondi e una fluidità del puntamento percepibile soprattutto sui pannelli ad alta frequenza di aggiornamento. È bene precisare, come teniamo sempre a fare, che il beneficio degli 8K risulta tangibile soprattutto agli occhi più allenati e in contesti agonistici di vertice, mentre per l’utente medio la differenza rispetto al pur già eccellente standard a 1.000 Hz tende ad assottigliarsi.
Con la modalità a 1.000 Hz il produttore dichiara fino a circa 90 ore di utilizzo, dato di tutto rispetto che permette di affrontare diverse giornate di gioco senza l’assillo della ricarica, valore anche notevole se si considera la modesta capacità della batteria, fissata a 350 mAh per non gravare sul peso complessivo. Innalzando però il polling fino agli 8.000 Hz la durata si contrae in maniera decisamente marcata, imponendo cicli di ricarica più frequenti.
Come abbiamo sempre osservato in tutti i dispositivi, si tratta di un comportamento fisiologico e non di un difetto in senso stretto, ma è opportuno che il lettore ne sia consapevole prima di dare per assodata l’autonomia massima pubblicizzata.
Controlli on-board e personalizzazione
Come specificato in precedenza, la periferica rinuncia del tutto a un software di configurazione, affidando ogni regolazione ai comandi fisici collocati sul fondo della scocca. Lo slider permette di passare fra le diverse modalità di intervento, ossia lo stato di riposo, la regolazione della risoluzione, quella della frequenza di aggiornamento e la calibrazione del tempo di debounce, mentre il pulsante adiacente consente di scorrere fra i valori disponibili una volta selezionata la modalità desiderata. È un sistema che, una volta compresa la logica, si rivela tutto sommato immediato e che porta con sé un vantaggio non trascurabile: la periferica è di fatto plug and play, pronta all’uso su qualunque computer senza bisogno di installare alcunché e con le impostazioni custodite a bordo.

Il rovescio della medaglia riguarda inevitabilmente la profondità della personalizzazione. L’assenza del software comporta infatti che la risoluzione sia vincolata a una serie di valori prefissati senza alcuna possibilità di impostare un valore intermedio cucito sulle proprie preferenze. Allo stesso modo mancano la rimappatura avanzata dei tasti, la registrazione di macro e la gestione di profili multipli, funzioni che su prodotti di pari fascia vengono ormai date quasi per scontate. Si tratta di una precisa scelta filosofica più che di una dimenticanza, coerente con l’idea di uno strumento spartano e concentrato sull’essenziale, ma è giusto che chi è abituato a una calibrazione minuziosa della propria periferica venga avvertito.
Utilizzo e impressioni
Abbiamo impiegato l’M68 Pro come periferica principale per un periodo prolungato, alternando sessioni intense di sparatutto competitivi a un utilizzo più rilassato fra produttività e navigazione, così da valutarne il comportamento in ogni contesto significativo.
La prima impressione, ampiamente confermata con il passare delle ore, è quella di un mouse che si fa dimenticare, in senso positivo. La leggerezza di appena 55 grammi, unita a una scocca piena e priva di forature, restituisce una maneggevolezza che agevola i cambi di direzione repentini e i movimenti senza generare affaticamento, mentre il frontale ribassato e le scanalature sui tasti principali accompagnano la mano in una presa salda e rilassata. Chi predilige un’impugnatura palmare o semi ad artiglio troverà nella forma simmetrica un alleato confortevole anche nelle sessioni di lunga durata, a patto di avere delle mani di dimensioni consone con il prodotto.
Sul versante prestazionale, c’è ben poco che gli si possa criticare. Il sensore traccia con precisione, la connessione senza fili regge senza incertezze e la combinazione fra peso contenuto e scorrevolezza dei pattini concorre a un’esperienza di mira fluida e prevedibile. Le riserve, semmai, riguardano i dettagli che già abbiamo evidenziato: il tasto laterale indietro dalla resa un poco molle, una corsa dei tasti principali non proprio fulminea e, soprattutto, la rinuncia al software che vincola la risoluzione ai soli valori prefissati.
Ringraziamo Cherry XTRFY per averci fornito un sample del prodotto per realizzare questa recensione.
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