Bye Sweet Carole è uno di quei giochi che, grazie ad una art direction particolarmente decisa, riesce a farsi notare dai giocatori senza troppi sforzi, parliamoci chiaro: per molti di noi vedere un’estetica tanto ispirata alla Disney in un contesto horror è un sogno che si avvera.
Tuttavia, in redazione, fin dal primo trailer più che le animazioni completamente fatte a mano ci ha interessato il piccolo nome che precede il titolo del gioco che ci è suonato subito familiare essendo tutti amanti dell’horror e del retrogaming, ovvero Chris Darril.

Chris Darril, per chi non lo conoscesse, è uno sviluppatore italiano che ha cominciato a prendere notorietà nel lontano 2007 con un giochino di nome Remothered, all’epoca si trattava di un remake amatoriale del primo Clock Tower che trasudava un certo fascino grazie alla veste grafica simile a quella dei vecchi dipinti ad olio.
Un gioco a scorrimento orizzontale che ha avuto diverse versioni e che poi ha preso forma in un interessante titolo che tutti conosciamo appunto come Remothered: Tormented Fathers.

A distanza di anni però non potevamo fare a meno di chiederci come sarebbe stato il Clock Tower di Chris Darril.
A rispondere a questa domanda arriva appunto Bye Sweet Carole, le influenze sono palesi e ci sono saltate all’occhio fin dalla prima volta che ci è stato mostrato, è chiaro che questo sogno nel cassetto abbia trovato nuova vita ma si tratta di un titolo che cerca disperatamente di emulare glorie passate o riesce a conquistarci come esperienza a sé stante?
Scopriamolo assieme nella recensione di oggi.
Incipit narrativo
La giovane Lana vive in un orfanotrofio del diciannovesimo secolo chiamato Bunny Hall, tra le pressioni sociali a cui la sottopongono le insegnanti e il tremendo bullismo da parte delle sue coetanee, sembra l’unica interessata a scoprire cosa sia successo alla sua amica Carole dopo la sua recente scomparsa.
Armata di coraggio quindi inizia un’indagine molto personale che rivelerà più di quanto crede, a metterle i bastoni tra le ruote però c’è un orrendo vecchio vestito di tutto punto di nome Kyn e i suoi grotteschi mostri.
Una trama che sembra semplice ma che in realtà risulta davvero difficile da seguire, partiamo dal presupposto che la narrativa del titolo è chiaramente ispirata al sempre verde Alice nel paese delle meraviglie, quindi mischia elementi mondani ad ambientazioni oniriche.
Il problema però è che in Bye Sweet Carole molte volte è impossibile capire cosa stia succedendo davvero e cosa invece è solo una metafora delle paure di Lana, non aiuta una regia non proprio stellare visto che più di un capitolo narrativo si conclude con un vero e proprio climax che non si risolve, proprio mentre Kyn sta per afferrare Lana ecco che la ragazza comincia a galleggiare in un mare rosa per poi svegliarsi in un altro punto del Bunny Hall senza alcuna spiegazione su come ci sia arrivata.

Una narrativa del genere può funzionare di sicuro, un esempio lampante è Rule of Rose la cui protagonista compare in questo sfondo con una simpatica citazione (Se siete interessati a Rule of Rose ne abbiamo parlato in uno sguardo al passato), ma nel caso di Bye Sweet Carole il confine tra il mondo dei sogni e quello della veglia è semplicemente confuso.
In alcuni frangenti i personaggi secondari reagiscono a ciò che li circonda come se stessero vivendo ciò che vede anche Lana, in altri invece sembra che sia tutto solo nella mente della ragazzina, manca quindi una certa coerenza narrativa.
Oltre al danno si aggiunge ovviamente la beffa visto che i pochi colpi di scena che ci sono risultano estremamente telefonati e che quasi tutti gli stereotipi che possiate immaginare in una storia simile vengono rispettati in modo deleterio.
Parlando appunto di personaggi secondari, molto semplicemente non sono veri personaggi.

Le bambine che accompagnano Lana nel suo viaggio hanno dei dialoghi da far rizzare i capelli, non sono scritti in modo omogeneo e molto spesso non sembra che siano bambine di fine 1800 a parlare ma donne adulte che sono arrivate dritte dal 2025 con una macchina del tempo.
Il problema peggiore dei dialoghi però è che molto spesso i personaggi finiscono col delirare sulla situazione politica che le circonda o col sparare fuori citazioni un po’ a caso ad opere letterarie come Moby Dick, invece che offrire uno scorcio su ciò che effettivamente pensano degli orrori che si aggirano per l’orfanotrofio o sugli altri personaggi.
Insomma la poca caratterizzazione che c’è è di un livello davvero superficiale purtroppo e nonostante le idee alla base sia della trama che dei messaggi che vuole veicolare siano ottime, purtroppo l’esecuzione non ci ha convinti.
Abbiamo colto le diverse metafore sulle angosce che una donna era costretta ad affrontare in quel periodo, interessante soprattutto vedere il movimento delle suffragette avere un ruolo così di spicco, tuttavia nonostante le buone intenzioni sembra che Bye Sweet Carole abbia dimenticato di rendere la trama coerente e i personaggi interessanti.

Ci troviamo quindi davanti ad una favola grottesca, che non sfocia mai davvero nell’horror, piena di potenzialità inespresse e bei messaggi ma che fanno ben poco per rendere l’esperienza di gioco degna di essere vissuta.
Passando ad una nota positiva invece gli ultimi capitoli del gioco danno un effettivo scorcio sulle vite delle fanciulle del Bunny Hall, ci viene presentato un elegante ballo di fine anno come evento aristocratico e finalmente riusciamo a vedere qualche dinamica interessante tra i personaggi, tuttavia per quanto dolce il climax possa essere narrativamente parlando rimane il fatto che per arrivarci abbiamo dovuto penare parecchio.
Se l’intero titolo si fosse concentrato di più su questi elementi “realistici” intramezzando meglio le fasi oniriche allora nel complesso avremmo avuto davanti un’esperienza più bilanciata e godibile.
Gameplay
Bye Sweet Carole è un’avventura horror con chiari richiami allo stalker horror ma, per distaccarsi un po’ dalla massa e dalle opere a cui fa riferimento, aggiunge qualche componente in più con delle semplici meccaniche di platforming.
Anche se sono presenti diversi minigiochi, come il dover mantenere l’equilibrio o ballare a ritmo di musica in simpatiche sezioni da rhythm game, principalmente dovremmo aggirarci per delle piccole mappe provando a sfuggire al mostro di turno che ci dà la caccia, portando a termine degli obiettivi e risolvendo puzzle senza farci acciuffare.
Non fatevi ingannare comunque, l’esplorazione è davvero ridotta all’osso, le diverse aree che ci troveremo ad affrontare saranno per la maggior parte delle volte composte da una manciata di camere o poco più, è quasi impossibile quindi correre il rischio di perdersi o trovarsi in difficoltà.
Per quanto possa essere evocativo artisticamente l’ambiente esplorabile, l’interattività è quasi inesistente, possiamo giusto analizzare e toccare elementi di sfondo attraverso dei prompt appositi, anche parecchio invasivi, o usare gli oggetti dal nostro inventario.

C’è anche la possibilità di combinare le cianfrusaglie che ci porteremo dietro ma è una meccanica che risulta quasi inutilizzata visto che nelle sette ore che abbiamo impiegato per finire il gioco, l’abbiamo sfruttata solo due volte.
Per quanto riguarda i puzzle invece Bye Sweet Carole riesce a non riutilizzare troppo le stesse meccaniche presentando qualcosina di diverso di volta in volta, tuttavia nessuno degli enigmi presenti si è rivelato particolarmente interessante o degno di nota, il picco della difficoltà si ha quando durante una delle sezioni di gameplay finali bisognerà passare dal passato al presente in modo autonomo influenzando a vicenda gli oggetti nelle due linee temporali.
Insomma anche in questo caso ci sono parecchie idee carine che lasciano però a desiderare per quanto riguarda la messa in atto, buone su carta ma che pad alla mano risultano un po’ sprecate per via di quanto brevi sono le sezioni esplorabili e per quanto scomodi sono i comandi di gioco.
Infatti, passando appunto al lato tecnico della faccenda, per quanto le azioni da compiere siano semplici e mai troppo impegnative molto spesso c’è un evidente ritardo nel registrare un comando o semplicemente Lana si rifiuta di portarlo a termine.
Le creature del Bunny Hall
Meccanica principe del titolo però sono ovviamente i mostri che proveranno a fermare Lana durante la sua avventura, queste creature sono il principale elemento horror e sono ovviamente del tutto invincibili.
L’unico modo per sfuggire alle loro grinfie è appunto nascondersi però, al contrario di altri titoli del genere, in Bye Sweet Carole fuggire al nemico di turno è estremamente semplice.
L’intelligenza artificiale dei nemici non è tra le più sveglie e gli HP disponibili della protagonista sono tantissimi, nessun inseguimento rappresenta davvero un pericolo specialmente quando è possibile confondere il nostro avversario semplicemente attraversando una porta e cambiando area.
Se non dovessero esserci porte nelle vicinanze però non c’è alcun problema perché potremo usare uno tra gli infiniti nascondigli disponibili, ovviamente tutti evidenziati con tanto di prompt, e far trattenere il respiro a Lana, in questo modo il mostro che avevamo alle calcagna dimenticherà immediatamente di averci visto.

Paradossalmente il primo inseguitore è anche il più complesso, perché rimarrà nell’area da esplorare per quasi tutto il tempo, i nemici seguenti invece spariscono dopo ogni inseguimento per poi ricomparire solo se correndo avremo fatto cadere uno degli oggetti di sfondo facendo rumore.
A dare un po’ di pepe al tutto c’è la possibilità di far trasformare Lana in un coniglio, così si aumenterà la nostra velocità di movimento a discapito dei nostri HP.
In realtà però trasformarsi in coniglio non ha davvero effetti negativi, e se consideriamo che in questa forma possiamo persino rimbalzare sui muri come un autentico ninja, capite che la componente horror finisce un po’ fuori dalla finestra.
Ci aspettavamo sinceramente di più dai nemici, proprio per via dei rimandi a Clock Tower, tuttavia Bye Sweet Carole fallisce nel presentarci uno stalker iconico quanto Scissor Man, sia per quanto riguarda il design che per le meccaniche presentate.
Comparto artistico e tecnico
Il comparto artistico è il punto in cui Bye Sweet Carole ha investito di più, effettivamente riprende in modo impeccabile l’estetica dei classici Disney, tuttavia al contrario di ciò che si intravedeva nei diversi trailer molte animazioni sembrano comunque amatoriali.
Le labbra delle protagoniste si muovono con un evidentissimo loop durante i dialoghi e alcune delle animazioni durante i momenti più frenetici di gioco vengono tagliate risultando un po’ raffazzonate.
Tuttavia gli ambienti sono davvero curati, pieni di dettagli e citazioni per far divertire chi vuole studiare le camere del Bunny Hall con occhio attento, anche i design delle protagoniste e degli inseguitori sono molto ispirati e fanno un buon lavoro nel dare al titolo una personalità propria.
Dal punto di vista tecnico , sfortunatamente, c’è da storcere il naso; ci rendiamo conto che si tratta di una produzione indie, ma in ogni caso Lana tende a buggarsi spesso, incastrandosi in alcune entrate e rifiutandosi di eseguire i comandi giusti, ciò rende l’esperienza di gioco inutilmente frustrante nonostante l’estrema facilità generale.

Alla fine dei conti quindi le animazioni create a mano fanno un lavoro certosino nel far distinguere Bye Sweet Carole dalla massa, nonostante i difetti elencati infatti è innegabile che abbiano un bel colpo d’occhio, purtroppo però tutto ciò che le circonda spazia dal buono al mediocre senza mai raggiungere davvero un picco degno di nota.
Ringraziamo Maximum Entertainment per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questo articolo.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.

