Sicuramente a tutti noi, specialmente a chi sin da piccolo si è immerso nel mondo dei videogiochi, sarà capitato di avere splendidi ricordi legati a determinati titoli che ci hanno portato però a formarci un’idea sbagliata. Gli innumerevoli pomeriggi della mia infanzia passati su PokéPark mi hanno portato a credere che fosse un capolavoro incompreso, snobbato dai più ma che in sé nasconde un gameplay spettacolare e una trama rivoluzionaria, tuttavia, rigiocandoci di recente mi sono accorta di come questo fosse tutto, solamente, una mera menzogna.
Allo stesso modo, basandosi in parte sulla nostalgia e in parte sulla mancanza di nuove IP capaci di tener testa alle nuove, molte compagnie hanno deciso di riportare alla luce le loro vecchie Mascotte, sperando che alcune persone come me, nostalgiche appunto, si facessero avanti a comprare il ritorno del proprio personaggio preferito e oggi è il caso di Bubsy.
Dopo una storia che sicuramente non è tra le più rosee, con 3 titoli per SNES che non ricevettero le recensioni migliori, un disastroso passaggio al 3D e dei tentativi di reboot anch’essi non pienamente riusciti, Atari ha deciso di riprovare a portare la sua logorroica lince sui nostri schermi con un nuovissimo platform 3D.
Sarà riuscita Atari a ridare una nuova dignità a Bubsy? Scopriamolo insieme!
Trama
In un pomeriggio apparentemente tranquillo nel quale Bubsy e i suoi amici si stanno rilassando, un inaspettato ritorno è destinato a segnare i pomeriggi dell’ormai dimenticata mascotte. Gli woolies sono tornati e, accompagnati da una particolare specie di robot, i Baabot, sono intenzionati a rubare tutte le pecore e la lana del pianeta, così starà a Bubsy rimboccarsi le maniche per riportare gli alieni al loro posto e riappropriarsi della sua splendida lana d’oro.
La trama è sicuramente solo un pretesto per dare alla nostra lince un motivo per tornare in pista, infatti questa non raggiungerà mai un’ulteriore complessità e si ridurrà a essere semplicemente di sfondo per la nostra avventura.

La costruzione di Bubsy però è sicuramente il lato migliore che possiamo vedere nella scrittura: ci viene presentato come un personaggio invecchiato, un padre di famiglia differente rispetto al ricordo che abbiamo di lui, ma altrettanto colmo di Dad Jokes e assolutamente incapace di stare in silenzio anche solo per un secondo.
Ciò contribuisce a dare più caratterizzazione a Bubsy, che invece, nei titoli originali, si presentava con una personalità molto più dimenticabile, specialmente se messo a paragone con personaggi come Gex.

Inoltre, anche la scrittura delle battute è migliorata notevolmente, passando dall’essere irritanti e dimenticabili all’essere, in questo nuovo capitolo, decisamente più spassose e memorabili, con alcune di che sicuramente strizzeranno l’occhio ad alcuni fan di vecchia data.
Una delle aggiunte più lodevoli è la possibilità di abbassare o alzare la frequenza delle chiacchiere di Bubsy, utile per rendere meno ripetitive le sue linee di dialogo o anche solo per permetterci di focalizzarci sull’azione.

Per quanto riguarda il resto del cast possiamo spendere delle parole altrettanto positive, con un piacevole ritorno di Oblivia, la signora di Bubsy, lo scienziato Virgil e i suoi nipoti molto irritanti e dai nomi estremamente creativi, Terri e Terry, che, nonostante non avranno un grande spazio nella storia, saranno ugualmente spassosi.
Lo stesso però non può dirsi dei boss che affronteremo lungo la storia, il perfido trio di Baabot che al contrario saranno poco interessanti e decisamente stereotipati.
Gameplay
Uno dei difetti degli originali Bubsy stava nel gameplay frustrante che certamente non invogliava il giocatore a proseguire, ma in questo nuovo titolo si può vedere come gli sviluppatori abbiano sfruttato queste critiche ribaltandole completamente.
Grazie al suo sistema di movimento, potremo sfruttare sin da subito un ampio numero di mosse che renderanno il gameplay estremamente frenetico e, soprattutto, divertente, garantendoci di raggiungere anche le più alte vette senza alcuna difficoltà e sfrecciare ad altissima velocità per ogni strada.

Inoltre, sfruttando delle lunghe ma semplicissime combo, potremo saltare intere parti di alcuni livelli e arrivare alla fine in tempo record, fattore che sicuramente gli speedrunner apprezzeranno e che il titolo stesso favorisce, con una classifica ufficiale inserita all’interno di ogni livello.
Tuttavia, un gameplay così avvincente non riesce a salvare Bubsy 4D da uno dei suoi problemi maggiori: essere un platform 3D dal pessimo level design.
In tempi odierni, anche all’interno delle realtà indipendenti, si fa fatica a trovare un titolo con dei livelli così vuoti e poco ispirati, per cui al di fuori dei tanti gomitoli di lana e gli eventuali collezionabili, il resto del livello apparirà come una sterile landa desolata.

Questo si nota a partire dai nemici, in ogni livello ne troveremo al massimo tre e che riusciremo a sconfiggere senza alcun problema, rimanendo in linea con le precedenti installazioni (in cui questi neppure provavano a colpire Bubsy), oltretutto che saranno i soliti due tipi di nemici che ritorneranno con colori diversi per l’interezza del gioco.
Se possiamo da un lato sorvolare sui nemici innocui, non possiamo ignorare quanto ogni livello sia elementare: dall’inizio fino alla fine del gioco, non ci sarà mai una vera e propria sfida, specialmente per chi gioca a molti titoli dello stesso genere, inoltre non ci troveremo mai di fronte a delle strutture interessanti da superare e tutto ci darà una forte sensazione di già visto.

All’interno di ogni stage vi saranno alcuni elementi da collezionare, come le centinaia di gomitoli di lana (già prima citati) che potremo trovare dovunque andremo, ma non saranno abbastanza per riempire gli stage che continueranno a rimanere blandi.
Come in ogni platform 3D che si rispetti, potremo trovare anche un oggetto segreto per livello che ci permetterà in seguito di acquistare dei potenziamenti: questi sono sicuramente un’aggiunta molto gradita, poiché danno una motivazione al giocatore per continuare ad esplorare, ma il loro utilizzo non è così essenziale come pensavamo.
Saranno piacevoli da utilizzare e anche utili, ma non cambieranno mai completamente il nostro gameplay e potremo completare l’intero gioco senza mai aver bisogno di sfruttarli.

Oltre a ciò che abbiamo detto dunque non c’è molto contenuto in questo nuovo capitolo di Bubsy: nei tre mondi da cinque livelli ciascuno, non ci sarà molta sostanza, fatta eccezione per i pochi collezionabili disponibili e la modalità speedrun, che però non tutti troveranno interessanti, rivelandosi un’opera che dà poca importanza alla rigiocabilità.
Ci teniamo però a spezzare una lancia a favore delle Boss fight che, seppur altalenanti, spesso e volentieri si rivelano interessanti: seppur la prima appare abbastanza tipica, le altre due riusciranno a prendere delle forme ormai sdoganate e a creare qualcosa di nuovo ed intrigante ma, specialmente, in grado di dare un minimo di sfida al giocatore.
Comparto artistico e tecnico
Sfortunatamente, la resa dell’artstyle è probabilmente la più grande occasione mancata di Bubsy 4D, soprattutto dal momento in cui ci viene presentato uno stile adorabile che però non viene mai sfruttato a pieno.
Il cast principale è stato completamente modernizzato, con dei design rivisti in ogni dettaglio e che funzionano alla perfezione nel contesto del gioco, adottando un cell shading assolutamente splendido che si potrà apprezzare anche negli altri personaggi.

Tuttavia, non si può dire lo stesso degli ambienti che, oltre ad essere vuoti come abbiamo spiegato nel paragrafo precedente, hanno anche una resa fin troppo piatta e scialba: ogni mondo avrà un suo tema particolare, che viene mostrato a noi solamente attraverso delle texture cambiate e qualche rimando al soggetto generale posto qua e là, solo raramente sfruttando delle idee effettivamente creative nella sua realizzazione.
Inoltre, la qualità generale di texture e modelli non è delle migliori e sembra mantenere il livello qualitativo che un giocatore si aspetterebbe da un titolo della scorsa generazione, non dell’attuale, dando quasi l’idea che siano stati realizzati con troppa fretta.

Il comparto artistico però non è interamente da buttare, dato che nasconde una vera e propria gemma nella sua incredibile soundtrack: dopo ogni due livelli e per ogni boss fight, saremo coccolati da delle tracce spettacolari che spaziano tra il fusion jazz e l’electro swing, tutte realizzate dal duo Fat Bard, che sicuramente ci rimarranno impresse e renderanno ancor di più la sensazione di velocità già trasmessa dal gameplay.
Queste si adattano alla perfezione anche con lo stile generale di questo nuovo capitolo di Bubsy, essendo un unione fra un suono che rimanda a quello dei classici SNES, epoca in cui è nato il personaggio, e uno più moderno, segnando l’entrata della mascotte nell’attualità.

Uno dei problemi più gravi del titolo, però, si trova nel suo comparto tecnico, che sotto alcuni punti di vista si rivela assolutamente insufficiente: oltre al comparto grafico di cui vi abbiamo parlato prima, il gioco ci mette di fronte a una grande quantità di bug, ne abbiamo riscontrato almeno uno in ogni stage e che, a volte, ci hanno persino obbligati a riavviare il gioco, senza contare la presenza di crash improvvisi che però, fortunatamente, sono stati molto più rari.

A livello di ottimizzazione però non possiamo parlare male del gioco, per la sua interezza è rimasto stabile, e per la grande disponibilità di opzioni grafiche con cui è possibile personalizzare la nostra esperienza (dandoci persino la possibilità di usare i tank control, seppur contro il volere di Bubsy). Inoltre, grazie alla semplicità del suo comparto artistico, può essere giocato anche su configurazioni di fascia medio-bassa.
Ringraziamo Plan of Attack per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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