Recensione Ayasa: Shadows of Silence | Una luce ancora lontana da raggiungere

Data di uscita
Novembre 28, 2025
Disponibile per:
PC
Sviluppato da:
Aya Games
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Capita spesso di imbattersi in opere che, pur realizzate con le più nobili intenzioni e con una spinta creativa affascinante, finiscono per scontrarsi con la dura realtà di un’esecuzione tecnica altalenante sotto diversi aspetti. Ayasa: Shadows of Silence incarna, purtroppo, l’esempio calzante di questa dicotomia, presentandosi come un’avventura dalla forte qualità estetica, capace di catturare l’occhio sguardo del giocatore, ma rivelandosi come un’esperienza che fatica a sostenere tutta la struttura con componenti ludiche claudicanti.

Il titolo arriva sul mercato in una condizione preoccupante, poiché sembra lottare contro la sua stessa natura, lasciando il giocatore in una posizione di stallo: quella di chi vorrebbe lasciarsi trasportare dalla sua arte, ma viene costantemente svegliato da una sensazione di prematuro e non completo che racchiude la produzione.

In questa recensione, andremo ad analizzare un viaggio intraprendente attraverso un mondo in rovina, un percorso che richiede molta pazienza per guardare oltre la superficie.


TRAMA

La narrazione in Ayasa: Shadows of Silence trasporta il giocatore in un luogo dove la logica umana sembra sia sparita per lasciare spazio a un fiume di orrore e bellezza marcescente che non si é in grado di comprendere fino in fondo. La storia ci mette nei panni di Ayasa, una giovane ragazza che si risveglia da sola in una foresta oscura, circondata da resti antichi e moderni fusi insieme che sembra essere collassato sotto il peso di una guerra nucleare che si fondono in un’invasione di varie entità extraterrestre, in particolare una nube viola che minaccia di portare a sé ogni cosa.

Non sono presenti dei dialoghi o alcun tipo di artefatto che ci porta spiegazioni riguardo questa totale distruzione: il gioco si affida a una narrazione ambientale che porta passivamente il giocatore ad accettare tutto ciò che di oscuro e apparentemente sconnesso all’interno del mondo, ad esempio all’ inizio del gioco è presente la carcassa di un elefante che giace nella foresta oppure la presenza di fungo atomico che distrugge un’intera cittadina.

L’elemento cardine dell’esperienza é il Mondo Invertito, una realtà distorta che un tempo era sorvegliata da un’entità antica chiamata Tas, la cui luce è ora custodita proprio dalla nostra protagonista come ultima scintilla di speranza in un mondo dominato dalle ombre e dal dolore. Il viaggio di Ayasa si svolge attraverso rappresentazioni allegoriche di tratti umani cardini come la fede, l’amore e l’indifferenza, concetti astratti che, come i dialoghi, non vengono esplicitati verbalmente ma che dovrebbero dagli elementi artistici dell’atmosfera.

Ayasa: Shadows of Silence

Tuttavia, questa scelta di affidarsi esclusivamente al simbolismo visivo finisce talvolta per trasformarsi in un’arma a doppio taglio per la fruizione della storia, creando un senso di confusione che rischia di disorientare il giocatore meno propenso all’interpretazione libera: se da un lato è interessante ricostruire la storia dalle proprie esperienze, dall’altro alcune scelte narrative proposte dagli sviluppatori possono risultare prive di contesto, quasi casuali o soltanto per dare ancora più elementi nello sfondo.

L’intento degli sviluppatori è chiaramente quello di evocare sensazioni contrastanti di disagio, tristezza e meraviglia, puntando su un orrore che non è fatto di jumpscare, ma di un’inquietudine dove le ombre si allungano in modo innaturale e le silhouette dei mostri richiamano un’estetica grottesca; eppure, proprio a causa di questa frammentazione eccessiva, il rischio concreto è che il giocatore finisca per sentirsi un semplice spettatore passivo di una serie di quadri in movimento, bellissimi ma emotivamente distanti.


GAMEPLAY

​Dal punto di vista ludico, l’intera fondamenta della produzione inizia a scricchiolare in maniera preoccupante, rivelando una serie di criticità strutturali e di design che minano l’esperienza. Il titolo si presenta come un classico platform in 2.5D arricchito da elementi puzzle e fasi stealth, una formula ormai collaudata nel panorama indie grazie soprattutto a Little Nightmares, ma che qui viene declinata attraverso un sistema di controllo che appare impreciso, “legnoso” e afflitto da un ritardo negli input evidente da trasformare anche le azioni più elementari in una frustrante interazione contro il codice di gioco.

Muovere la protagonista attraverso gli scenari non restituisce mai quella sensazione di peso necessaria per creare un legame con il personaggio e per rendere credibili le sue interazioni con l’ambiente circostante: la ragazza sembra quasi “fluttuare” sul terreno piuttosto che camminarci sopra, esitando spesso in modo percepibile prima di reagire ai comandi, una latenza che diventa letale nelle fasi platforming più concitate dove la precisione dovrebbe essere un requisito necessario e non un lusso.

Le meccaniche sarebbero anche interessanti, spaziando dalla capacità fondamentale di utilizzare la luce per rivelare percorsi nascosti o respingere l’oscurità, fino a poteri più complessi e creativi come il poter rallentare o riavvolgere il tempo in aree specifiche e l’invisibilità per sfuggire allo sguardo delle creature che infestano il mondo; tuttavia, l’esecuzione pratica di queste idee si scontra costantemente con una realizzazione tecnica approssimativa che rende l’utilizzo di tali poteri spesso macchinoso e poco intuitivo.

Un esempio di questa mancanza si riscontra già nelle prime fasi di gioco, dove un semplice enigma che richiede di spingere una cassa per superare un ostacolo può trasformarsi in una tragedia a causa di salti che sembrano visivamente sicuri ma che tradiscono il giocatore all’ultimo istante. Non è raro trovarsi di fronte a situazioni grottesche in cui Ayasa si compenetra parzialmente con il terreno, rimane incastrata in spigoli invisibili o, nei casi più gravi di instabilità del codice, viene proiettata in glitch assurdi, come cavalcare involontariamente la schiena di un mostro fino a dover forzatamente ricaricare la partita.

Il level design pecca di chiarezza e leggibilità, non riuscendo a guidare il giocatore in modo naturale attraverso gli scenari ma costringendolo a procedere per tentativi, sbattendo letteralmente contro muri invisibili o imboccando percorsi che sembrano visivamente principali ma che si rivelano vicoli ciechi privi di ricompensa, aumentando esponenzialmente il senso di smarrimento e frustrazione. Ayasa sembra spesso dimenticarsi che un videogioco deve essere anche giocabile, non solo guardabile come un quadro, lasciando l’utente in balia di caricamenti lunghissimi e frequenti che spezzano il ritmo ogni volta che si commette un errore, spesso non per colpa della propria abilità ma per le mancanze evidenti del gioco.

Anche elementi basilari dell’interfaccia utente, come i prompt dei comandi a schermo, denotano una trascuratezza non da sottovalutare, con icone che fanno riferimento all’azione di un tasto ma che non esegue quella determinata funzione, un esempio é quello del tasto L1 per spingere la scatola, ma veniva visionato a schermo R1.


COMPARTO ARTISTICO E TECNICO

Dal punto di vista artistico, il lavoro svolto dagli artisti merita un plauso, poiché ogni singola schermata del gioco sembra un dipinto in movimento, caratterizzato da una direzione artistica che mescola sapientemente surrealismo, espressionismo e un tocco di estetica dark, dove i colori spettrali si scontrano con ombre oppressive e le condizioni atmosferiche flagellano incessantemente un mondo che appare stanco, malato eppure terribilmente vivo e pulsante.

La cura riposta nella realizzazione dei fondali disegnati a mano, nell’illuminazione che scolpisce il mondo e nel design delle creature, che appaiono come deformazioni grottesche, riuscendo a creare quei rari momenti di pura contemplazione in cui il giocatore vorrebbe solo fermarsi ad ammirare l’orrore che lo circonda, dimenticando per un attimo i problemi del gioco.

Tuttavia, questa visione artistica riuscita viene costantemente sabotata da un comparto tecnico incompleto, afflitto da una quantità di problemi, bug critici e mancanze di ottimizzazione che non sono contemplati in un prodotto rilasciato come completo.

Le performance sono instabili su diverse configurazioni hardware, con cali di frame rate consistenti e fenomeni di stuttering che affliggono le cutscene narrative, un segno evidente di un codice non ottimizzato e gestito in maniera confusa; a questo si aggiungono tempi di caricamento estenuanti che, invece di mostrare le key art previste, talvolta lasciano intravedere i caricamenti grezzi degli asset del motore grafico, spezzando brutalmente la magia.

Anche le animazioni soffrono di problemi tecnici evidenti e fastidiosi: i nemici spesso mancano totalmente di frame di recupero o di transizione fluida, scattando istantaneamente alla posizione di default dopo un attacco con un effetto “elastico” che risulta brutto da vedere e rompe l’illusione di trovarsi di fronte a creature viventi.

Per ultimo abbiamo il comparto audio che, in un gioco basato interamente sull’atmosfera e sulla narrazione dovrebbe essere curato, appare anch’esso incompleto, con effetti sonori che spesso mancano del tutto o sono fuori sincrono, attacchi nemici che impattano senza produrre alcun rumore e una colonna sonora che entra ed esce dalla scena in modo brusco e innaturale. Il silenzio può essere uno strumento narrativo potente, ma in Ayasa spesso non sembra una scelta stilistica voluta, bensì il risultato di un vuoto tecnico.


Ringraziamo criticalhitpr per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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AYASA: SHADOW OF SILENCE (PC)
In conclusione
Ayasa: Shadows of Silence è un prodotto dove il comparto artistico ne fa da padrone di tutta l'esperienza, ma che non può reggere l'intera produzione su una struttura ludica decadente. Allo stato attuale, l'esperienza è talmente minata da problemi di controllo, bug invalidanti e lacune sonore da rendere il viaggio di Ayasa più una prova di frustrazione che di piacere. Questo titolo è un bellissimo sogno intrappolato in un codice corrotto, un'opera che forse, tra molti mesi e molte patch, potrà trovare la sua redenzione.
Pregi
Ottima direzione artistica
Difetti
Comparto tecnico da rifare da zero
Input lag e controlli fastidiosi
Comparto audio da migliorare
Level design confuso
4.7
Voto