Esiste una costante tendenza a guardare nel passato videoludico, trasformando progressivamente il mercato odierno in un album dei ricordi in pixel art, un panorama che ultimamente è saturo, dove è difficile distinguere l’omaggio dal mero opportunismo.
Quando il team di sviluppo Monster Theater insieme a Eastasiasoft ha dato vita ad Atomic Owl, l’operazione ha catturato l’attenzione di quella nicchia di appassionati cresciuta con giochi a 16 bit e sonorità synthwave.
Tuttavia, muoversi in un territorio così densamente popolato da perle moderne richiede una forte personalità e quel valore in più che vada oltre il solo rispetto per il passato. Atomic Owl, dopo un iniziale periodo su PC, debutta su tutte le principali piattaforme, offrendosi al pubblico come un prodotto completo e bilanciato. L’opera si presenta come un action platformer a scorrimento laterale che rende la rigorosità e la frenesia la propria carta d’identità assoluta, cercando di declinare una formula classica in chiave moderna.
Resta ora da scoprire se questa opera possieda le qualità necessarie per imporsi all’attenzione generale o se sia destinata a rimanere nei cliché del proprio genere.
TRAMA
L’universo narrativo in cui il giocatore viene proiettato si sviluppa nel regno di Judanest, un bizzarro microcosmo in cui elementi sci-fi, accenni fantasy e un po’ di black humor si mescolano in modo da tratteggiare un’atmosfera sospesa tra il post-apocalittico e il cyberpunk.
Le vicende prendono il via in modo piuttosto brusco con il risveglio, dopo due anni di assenza, del protagonista Hidalgo Bladewing, un gufo samurai che scopre con orrore la totale distruzione del proprio villaggio natale.
Il suo intero popolo è stato ridotto in schiavitù e sottoposto a un lavaggio del cervello da parte del tiranno Omega Wing, un corvo stregone intenzionato a estendere il suo dominio in tutto il reame. Questo antagonista ha infatti ottenuto il controllo di un’oscura fonte di energia chiamata Meza, un potere corrotto che gli consente di manipolare le menti degli alleati di Hidalgo e che infetta la terra stessa schierando un’armata di servitori senz’anima.

Il giovane gufo si ritrova così a essere l’ultimo baluardo della sua stirpe, costretto a intraprendere una spietata missione di vendetta e salvataggio che lo porterà a incrociare il proprio cammino con i suoi vecchi compagni. L’eroe sarà accompagnato dalla Mezameta, una katana maledetta loquace dotata di una vera coscienza.
La narrazione, che tenta di prendere ispirazione dagli anime dei primi anni novanta, non cerca mai di raggiungere una complessità adeguata, infatti la lore viene tratteggiata attraverso scambi di battute base, in cui i dialoghi cercano costantemente di donare informazioni a un mondo che rimane solo abbozzato e non approfondito. La sceneggiatura mostra i propri punti deboli a causa di una caratterizzazione dei personaggi piuttosto blanda, dove le peculiarità dei compagni corrotti emergono esclusivamente durante gli scontri.

La stessa presenza della spada, teoricamente pensata per alleggerire la tensione del protagonista, finisce spesso per essere fuori registro con la nobile e drammatica determinazione che Hidalgo cerca invece di trasmettere. Nella seconda metà dell’avventura, la narrazione soffre di sequenze di dialogo sconnesse che lasciano aperte molteplici perplessità anziché chiarire gli eventi in corso.
Nonostante la volontà di creare un universo complesso e ricco di personalità, la narrazione di Atomic Owl finisce per essere soltanto un pretesto, non riuscendo a concretizzare le proprie ambizioni.
GAMEPLAY
L’impalcatura ludica dell’esperienza si struttura come un ibrido che si posiziona a metà strada tra l’action platformer e una componente roguelite molto leggera, la quale si dipana lungo un percorso composto da otto scenari. La progressione prevede l’alternanza tra zone di sfida acrobatica e arene di combattimento, culminando in tre stage specifici presidiati dai guerrieri Bladewing corrotti e in due confronti con Omega Wing.
Il cuore delle meccaniche di combattimento risiede nella versatilità dell’arsenale a disposizione, il quale può alternare istantaneamente quattro diverse configurazioni della lama Mezameta per adattarsi alle minacce. La forma classica della katana rappresenta lo strumento più bilanciato, mentre la frusta offre una discreta portata a medio raggio; il Bladewing Buster infligge danni pesanti a discapito della velocità, e i Flattened Wing consentono attacchi a lunga distanza.

Il sistema di movimento iniziale appare reattivo, mettendo a disposizione del giocatore scatti aerei, corse sulle pareti e utili meccaniche di planata che donano ritmo alle sezioni esplorative.
Tuttavia, quando si vanno a sviscerare le dinamiche più profonde, emergono le criticità strutturali a partire da un feeling dei comandi che risulta scivoloso. La risposta dell’input restituisce dunque una leggera latenza, un difetto che, unito alle hitbox dei nemici imprecise, rende l’esperienza di gioco inutilmente frustrante e complessa.
Inoltre, l’assenza di una reale varietà nei pattern d’attacco degli archetipi nemici spinge il giocatore a ignorare qualsiasi strategia, riducendo gli scontri a una ripetitiva pressione compulsiva del tasto attacco nella speranza di sconfiggere gli avversari prima di morire. La gestione della struttura roguelite rappresenta l’elemento più divisivo dell’intera produzione, poiché i livelli mantengono una conformazione statica e priva della generazione procedurale tipica del genere.

Questa scelta di design fa sì che ogni sconfitta costringa a rigiocare stage identici, assimilando l’avventura come un platform senza checkpoint che a un’esperienza in continua evoluzione.
Per mitigare questo aspetto, Atomic Owl si affida a un hub centrale in cui è possibile spendere i Meza accumulati per sbloccare potenziamenti permanenti, come l’aumento della salute e abilità di movimento quali il doppio salto.
L’inclusione della modalità “No Roguelite” non risolve le problematiche dell’opera, poiché disattivando tale sistema, l’interfaccia e le meccaniche di base restano pressocché immutate, ma il giocatore perde la possibilità di conservare potenziamenti passivi tra le varie morti. L’aggiunta estemporanea di chiavi da raccogliere o leve da attivare restituisce l’immagine di un design frammentario, dove numerose idee sono state implementate in modo confuso senza valutarne la reale interazione.
COMPARTO ARTISTICO E TECNICO
L’opera mostra un volto decisamente più felice quando ci si sposta sul comparto artistico, dove il lavoro svolto sul fronte della pixel art bidimensionale risulta a tratti delizioso, mettendo in mostra la ricchezza di dettagli e animazioni dei personaggi dotate di una notevole espressività.
La palette scelta sprizza energia da ogni parte, mostrando un contrasto visivo che spazia da scenari urbani saturi di luci al neon a suggestivi spazi onirici, ma nonostante il fascino grafico, l’eccessiva densità di elementi a schermo finisce per penalizzare la leggibilità dell’azione di gioco.

Il vero fiore all’occhiello di Atomic Owl è rappresentato dal comparto sonoro, un aspetto che da solo riesce a sollevare il morale del giocatore anche nei momenti più tediosi, dove la colonna sonora è un trionfo di ritmiche techno e chitarre che catturano l’essenza dell’azione cyberpunk. Meno brillante si dimostra la gestione del doppiaggio, il quale risulta implementato in modo altalenante e privo di logica, alternandosi liberamente tra scene doppiate e dialoghi muti che spezzano l’immersione.
Dal punto di vista delle performance, il titolo si comporta in modo solido su configurazioni anche non recenti, non mostrando agli occhi del giocatore rallentamenti o bug in grado di rompere completamente l’esperienza complessiva del gioco.
Ringraziamo PressEngine per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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