Recensione Arknights: Endfield | Tra fabbriche e lande misteriose

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Data di uscita
22 Gennaio 2026
Sviluppatore
Hypergryph

Dopo il successo di Genshin Impact, sviluppato da miHo Yo, il genere dei gatcha games ha avuto una scossa di popolarità ben oltre i confini dell’Oriente.
Molte altre case videoludiche hanno provato a tentare il colpo, sperando di raggiungere i livelli di popolarità (e guadagno) ottenuti dalla già citata casa di sviluppo cinese. Tra queste abbiamo Hypergryph, che con Arknights: Endfield ha creato un certo hype tra il pubblico amante del genere.

Pare una scelta curiosa, siccome la casa di sviluppo ha iniziato la sua carriera con appunto Arknights, un tower defense strategico, quella di un titolo che a primo sguardo sembra lontano dalle meccaniche più action di un gatcha game.
Eppure, dati anche gli altri due titoli presentati in questi anni, Hypergryph vuole sperimentare, non vuole essere una casa di sviluppo stagnata in un solo genere o in un solo titolo che gli offre buone entrate. 
Dunque, Arknights: Endifield riesce a mantenere le sue promesse e a entrare con dignità a fianco di altre opere più famose oppure, mettendo così tanta carne al fuoco, è riuscito solo a scottarsi? Vediamolo assieme in questa recensione!


NARRATIVA 

Come il titolo può far intuire, Arknights: Endfield è uno spin-off di Arknights, dunque è ambientato nello stesso mondo narrativo, caratterizzato da tematiche sci-fi e da personaggi con caratteristiche animali a completare il loro design.
La trama, però, è completamente scollegata dal titolo principale, se non per alcune citazioni e per alcuni elementi di worldbuilding fondamentali e portanti.

La storia è ambientata su un pianeta completamente diverso, non più la Terra, ma Talos II, un mondo che pare aver attraversato periodi bui, caratterizzati da scontri con entità aliene misteriose e che continuano ad attaccarlo periodicamente, gli Angeloi, alimentati da un minerale misterioso presente sul suo suolo, l’Aether.
Noi, da buoni protagonisti, diveniamo ben presto i paladini di queste povere anime, pronti ad aiutarle in ogni loro difficoltà a nome delle Endfield Industries, un gruppo dedito allo sviluppo di nuove tecnologie, di cui siamo il capo o, meglio, l’Endministrator

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La nostra avventura inizia proprio con una chiamata di soccorso all’interno della Valley IV, la prima macroarea di gioco, dove un centro di ricerca viene attaccato dagli Angeloi e noi interveniamo tempestivamente, essendo affiliati con gran parte del loro personale.

Questo, però, è solo l’inizio del primo atto, che ci porterà ad affiancare gli abitanti del luogo sia contro gli alieni che contro i Landbreakers, un gruppo di razziatori che ha trovato un nuovo leader, i cui piani, per quanto avvolti dal mistero, sono parecchio pericolosi, tanto da mettere a repentaglio la sicurezza dell’area.
Tuttavia la nostra missione non riguarda solo la difesa pratica della Valley IV, ma anche il suo sviluppo: trovandoci là, iniziamo a dispensare prodotti delle Endfield Industries a chi ne ha bisogno, per aiutarli a riprendersi dagli attacchi o anche solo per permettere loro un migliore sviluppo della valle. 

In poche parole, siamo dei buoni samaritani di gran cuore, che finora non hanno chiesto nulla in cambio, se non la felicità degli abitanti stessi. Tuttavia, è sempre stato così?

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Chi siamo, se non cosa siamo, sono domande che ci poniamo costantemente, siccome l’Endimistrator inizia la sua avventura con un bel vuoto di memoria, che le nostre assistenti cercano di tappare imbottendoci di informazioni tecniche e pratiche, senza mai sbilanciarsi su chi fossimo prima o quali fossero le nostre motivazioni. 

Che lo facciano per precauzione o a causa di una scrittura un po’ sommaria, non è ancora dato sapere: la storia attualmente presenta un capitolo completo ma non conclusivo, come in tutti i gatcha. Infatti, è possibile accedere al secondo, entrando a pieno titolo in una nuova regione, ma è evidente che la trama sia ancora in fase di costruzione e non ci resta che attendere un aggiornamento per comprendere come proseguirà.

Finora la narrazione di Arknights: Endfield è abbastanza semplicistica, come in molti altri titoli, tutto si incentra su un minerale (due in questo caso) misterioso, scavato ai fini di ricerca e attorno al quale sembrano ruotare le due fazioni avverse. 

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Non sembra esserci una scala di grigi, si sta dalla parte dei buoni che vogliono salvare il pianeta contro dei cattivi che vogliono distruggerlo per “motivi x”. Persino la scrittura dei personaggi secondari pare sottolineare quanto più importanti siano i nostri alleati rispetto ai nemici: questi ultimi sono una massa di personaggi tutti uguali tra loro, mentre i nostri alleati sono tanti e ognuno con un nome e un ruolo ben specifico.

È bene ricordare che si tratta pur sempre di una versione 1.0, in cui l’importante è presentare e mettere in chiaro quali siano le dinamiche di partenza; tuttavia si spera che il futuro possa riservare risvolti più approfonditi e interessanti, poiché sono stati posti alcuni indizi sul passato dell’Endiministrator.


GAMEPLAY

Tuttavia, non è la narrazione la vera sovrana di Arknight: Endfield, ma il suo gameplay: il gioco offre molto, anzi parecchio, contando che tecnicamente è possibile scaricarlo e giocarci gratuitamente. 
I combattimenti e il sistema gatcha sono solo una parte, il resto è affidato alla gestione e allo sviluppo delle nostre industrie, paragonati a titoli come Factorio.
Vediamo di analizzare i singoli punti uno alla volta, che per quanto convivano, hanno delle funzionalità parecchio diverse.

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Esplorazione e combattimento

Il mondo presentato è vasto, costruito in modo da spingere il giocatore all’esplorazione, non solo grazie a tutti i forzieri che si possono trovare negli antri nascosti, ma anche grazie a tutte le componenti tecnologiche che si possono attivare o riparare.
Ognuna di queste azioni non solo concede risorse al giocatore, ma pure punti esperienza che gli permettono di salire di livello e sbloccare nuove funzionalità, tanto che in alcuni momenti è il gioco stesso a bloccarlo e a costringerlo a potenziarsi prima di proseguire.

Oltre a ciò, vi è un buon numero di quest secondarie, alcune di maggior importanza rispetto ad altre, che possono ampliare la storyline di gioco con trame secondarie o sviluppando la storia di alcuni personaggi. Nuovi ostacoli e nuovi potenziamenti vengono introdotti man mano nel gameplay, spiegati da appositi tutorial che ci accompagnano per tutta la sezione di gioco riguardante la Valley II. 

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Anzi, si potrebbe dire che l’intero primo capitolo è un colossale tutorial, intramezzato da punti salienti della trama che spezzano bene quelle che sarebbero, altrimenti, venti ore di gioco (al meglio) dove ci viene solo spiegato come muoverci.

Il combattimento è forse la meccanica più semplice e immediata da comprendere: c’è un buon numero iniziale di personaggi che si può usare e ognuno ha un attacco base, uno potenziato e un’ultimate. Certo, vi sono alcuni più rari che hanno delle meccaniche ulteriori, ma restano sempre molto intuitive, soprattutto negli scontri assieme ai compagni di squadra, che possono intervenire assieme a noi, permettendoci di creare altre combo.

Inoltre, vi è una stanza di simulazione, dove al giocatore viene spiegato il funzionamento di ogni personaggio giocabile, con abilità e attacchi speciali, accentuando anche i suoi punti di forza.

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Tuttavia, per i non avvezzi ai gatcha, va sottolineato che i singoli personaggi non salgono di livello con i punti esperienza ottenuti dagli scontri (praticamente inesistenti), ma con risorse che si ottengono tramite i forzieri o completando delle missioni, oltre a essere acquistabili nel negozio. 
Motivo per cui bisogna stare attenti a chi si vuole potenziare e come: all’inizio il gioco è molto generoso e permette di portare a un buon livello un certo numero di personaggi ma, se non si sta attenti, con il tempo le risorse iniziano a diminuire leggermente e i livelli ne richiedono sempre di più.

La fabbrica

Passiamo ora alla meccanica più grossa di Arknights: Endfield, quella che potrebbe distrarre completamente il giocatore dalla trama principale e che gli permette di occupare ore e ore di gameplay se ha esaurito missioni primarie e secondarie: la costruzione e la gestione della fabbrica.
Forse sarebbe meglio scrivere “fabbrica”, siccome si tratta di un pilone piantato nel terreno, il cui compito è di trasmettere energia a tutti gli altri macchinari che lo circondano.

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Ce ne sono tanti, sbloccabili pure loro con risorse e con gli avanzamenti di livello, ma usarli e collegarli man mano è relativamente semplice grazie ai tutorial molto chiari. Al giocatore basta avere un po’ di pazienza e studiarsi bene “cosa converte cosa” e “cosa trasporta cosa e dove“. 

Tutto poi diventa automatico ed è possibile gestire intere catene di produzione senza troppi problemi, soprattutto nei suddetti Outpost, dove l’installazione di mini centri industriali è utile per ottenere una delle tante valute di gioco, forse la più fondamentale per chi è poco interessato al sistema gatcha.
Come già anticipato, nel corso dell’avventura il nostro buon samaritano offre le tecnologie delle Endfields Industries a gruppi di sfollati o piccoli insediamenti in difficoltà, creando dei micro centri attivi che ci possono far spendere ore di gioco costruendo e potenziando altre catene di produzione.

Il potere della fabbrica, però, non si limita alla sola produzione: infatti i piloni portanti non sono dei conduttori solo per i piccoli attrezzi attorno a loro, ma possono essere l’origine di un sistema di pali elettrici che si propaga per tutta l’area, andando ad alimentare macchinari spenti o danneggiati. 
Questo non solo ci permette di ottenere ulteriori punti esperienza, come già citato prima, ma anche di sbloccare nuove aree per l’esplorazione, completando talvolta quest secondarie che ci fanno guadagnare ancora più risorse. 

Insomma, finita la trama di gioco, nell’attesa dell’aggiornamento del capitolo 2, c’è un intero microsistema che ci aspetta e che ci può far passare ore intere a stabilizzare macchine che sintetizzano le risorse che abbiamo appena raccolto, trasportandole di rullo in rullo finché non otteniamo il prodotto finito.

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Per di più, molte persone stanno già sperimentando le migliori combinazioni e, tramite il sito stesso di Arknight: Endfields, è possibile scaricare le loro blueprint e applicarle direttamente sul terreno, permettendo al giocatore di risparmiare tempo se ha solo necessità di produrre determinati materiali.

La Dijiang

E se la fabbrica non è sufficiente, vi è anche il sistema di produzione interno della Dijiang, la nave che ospita noi e tutti i nostri operatori. Non ha un sistema ricco come quello delle industrie e i materiali prodotti sono limitati sia nel numero che nelle ore, ma perlomeno può aiutare il giocatore ad accumulare le risorse rare, quelle che si trovano in angoli spesso remoti del mondo.

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Oltre a ciò, dal suo interno si possono aiutare i propri amici sia offrendo loro risorse, sia salendo direttamente sulle loro navi e dando loro supporto diretto, in uno scambio che si spera in futuro sia reciproco. Vi sono anche alcuni elementi della storia che si svolgono all’interno della Dijiang e si può interagire con gli operatori dando loro regali e aumentando la loro fiducia, ma pare davvero un elemento sussidiario al resto del gameplay, privo della stessa profondità.

Il sistema gatcha

Paradossalmente, se una persona non è affatto interessata a sbustare personaggi, può completamente ignorare il sistema gatcha e proseguire con i personaggi di base che vengono forniti a inizio gioco. Certo, per la gestione della Dijiang e degli Outpost servono, ma ci si può accontentare di quelli più scarsi, dal momento che devono solo essere piazzati figurativamente in tali mansioni.

Nemmeno le tipologie hanno finora un peso così fondamentale sui nemici: se un giocatore lo desidera, se le può studiare e applicare agli scontri per avere dei vantaggi, ma con un buon livello e delle buone armi, per ogni personaggio è possibile affrontare anche il nemico più ostico.
Tuttavia, se proprio si vuole costruire la squadra ideale, seguendo le combinazioni suggerite dalla community oppure se si desidera tanto ottenere un determinato personaggio, il sistema non funziona al meglio a differenza di altri titoli. 

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Infatti, vi è una rotazione dei personaggi più rari, ma i tentativi per ottenerli valgono solo nel periodo in cui sono attivi i loro banner – circa due settimane e mezzo – per poi resettarsi al successivo. 
Per maggiore chiarezza: dopo 120 tentativi, è assicurato il personaggio raro, ma questi, al contrario di altri gatcha, si resettano a ogni banner, costringendo così le persone a ben pesare le valute selezionando attentamente chi si vuole ottenere in squadra.

Certo, vi sono i 60 tentativi che assicurano un personaggio raro comune o del banner successivo, che non si resettano e che hanno il 50% di possibilità di darti quello in corso, ma è lo stesso una gestione che ha lasciato una certa amarezza in bocca a chi è appassionato di questo sistema.


COMPARTO ARTISTICO E SONORO

Per essere un gioco che di base è gratuito e accessibile a tutti, Arknights: Endfield quasi supera la cura e la resa di certi titoli che chiedono molto di più per molto meno.
Gli ambienti sono belli da vedere ed esplorare, con vedute mozzafiato dai punti più remoti fino ad angoli più chiusi e intimi, all’interno dei laboratori o delle città.

Il mondo è vivo e vibrante e lo si percepisce nonostante, ogni tanto, alcuni modelli siano meno precisi. Per quanto ogni area abbia i suoi elementi riciclati e riutilizzati, il modo in cui vengono inseriti rende ogni angolo nuovo e personale, come se fossimo davanti a un vero mondo autonomo. Un mondo che ha le sue caratteristiche regionali e culturali ben presentate, ad esempio con la regione di Wuling, nel secondo capitolo, dove l’estetica più orientaleggiante mostra uno spaccato diverso del pianeta, lontano dalla rigidità industriale e dai verdi prati della Valley IV.

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I modelli dei personaggi sono molto curati, se si tratta di quelli inseriti nel sistema gatcha, gli altri, ma solo se secondari importanti, hanno maggiori attenzioni; mentre i terziari sono decisamente più anonimi, per quanto vari nel loro piccolo.
Forse, rispetto ad altri titoli, essendo un’ambientazione puramente fantascientifica, hanno più coerenza nella loro estetica e, nonostante la sovradose di dettagli inutili tipica del gusto cinese, sono più apprezzabili da chi, di norma, storce il naso a una tale scelta.

La stessa cura riservata alla grafica, è posta anche nella colonna sonora che ben sa come sfruttare i brani all’interno del gioco: le fasi esplorative sono sempre più rilassate, accompagnate da brani semplici ma trasognanti, che ti fanno percepire l’immensità del mondo che stai osservando. 

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Quando però si passa a momenti più concitati, i ritmi aumentano e la potenza di alcune tracce man mano si accentua, esplodendo nelle boss fight più importanti, con pezzi dai toni techno e orchestrali che rendono al meglio l’impresa epica che ti stai accingendo a compiere.
Non meno incisiva è la musica del launcher del titolo, capace di farti già assaporare l’atmosfera di gioco, con sfumature elettriche sospese che si estendono in una cascata di suoni vibranti e metallici. 

Anche gli effetti sonori svolgono egregiamente il loro lavoro, soprattutto nel riprodurre gli effetti sia delle mosse base che delle ultimate dei vari personaggi.
Il doppiaggio è buono, nulla di diverso da titoli simili, e, come abbiamo già visto riguardo alla caratterizzazione, più curato sui personaggi principali, lasciando i personaggi secondari più neutrali.


ALTRI COMPARTI TECNICI

La UI e l’HUD di Arknights: Endfield sono molto pulite e leggibili, dettaglio che potrebbe essere scontato, ma non in un gioco che presenta una caterva di menu e di sottomenu. Le opzioni sono tante, le valute sono tante, gli acquistabili sono spartiti in una sezione in base alla tipologia, dai macchinari industriali ai beni primari. 

Poi c’è anche il sistema del crafting, i messaggi degli NPC, la gestione degli Outpost… Insomma, le componenti sono molte e, per quanto spiegate dai tutorial, anche dopo 20 ore di gioco ogni tanto ci si perde, soprattutto da tastiera. 
Infatti, la gestione sul controller è ben più intuitiva, siccome molto è legato ai tasti di menu e ai grilletti, ma bisogna comunque sapere come navigare, soprattutto all’interno dei sottomenu del negozio, dove i prodotti sono tanti e spesso bisogna imparare a conoscerli da soli.

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Dal lato tecnico, i bug riscontrati sono quasi irrisori – nulla che comprometta la giocabilità – al pari di glitch grafici, praticamente inesistenti. L’unico problema effettivo è il caricamento stesso del gioco perché tra il clic di avvio e l’apertura del launcher possono passare anche tre minuti, dopo i quali devono comunque essere caricate le componenti, più abbondanti se vi è stato un aggiornamento nel mentre. 
Questo, però, è quanto riguarda la versione giocata per PC, poiché per motivi tecnici non è stato possibile provare la versione mobile.


TANTO SENZA NULLA IN CAMBIO

Come già accennato, Arknights: Endfield propone un gameplay ricco e succoso, quasi incredibile per chi, abituato agli action in terza persona o ai gestionali, è solito sborsare non pochi soldi per averlo.
L’offerta è molto variegata, si possono passare parecchie ore di gioco senza mai annoiarsi, intenti in diverse attività sia che si tratti di esplorazione, gestione della fabbrica e della stessa macchina gatcha, il tutto gratuitamente.

Il vero dubbio, però, è per quanto il sistema permetterà ai giocatori di proseguire pacifici senza sborsare soldi o grindare sulle giornaliere, con accessi quotidiani per ottenere quante più risorse pur di non spendere soldi. Con il primo capitolo e mezzo il cono di bottiglia non si è ancora sentito, ma un lieve timore c’è sempre poiché un gioco di tale portata non può reggersi solo sui sogni e sulle speranze degli sviluppatori.

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Si spera che il team di Hypergryph non diventi avaro di denaro e permetta anche a chi non può spendere troppi soldi di proseguire senza fare le notti in bianco, lasciando che si goda ancora questa esperienza ricca; oltre che svelare pian piano i misteri che avvolgono il mondo di Talos II.


Ringraziamo ReinassancePR per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.

Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.

Arknights Endfield Cover Art
Recensione Arknights: Endfield (PC)
In conclusione
Arknights: Endfield non è solo un gatcha, è un gioco a tutto tondo che offre ore e ore da passare tra antri da esplorare e meccanismi industriali da sviluppare. Pare quasi impossibile poter accedere una ricchezza tale di contenuti senza spendere un centesimo, data anche la qualità grafica e sonora. Forse la trama non brilla per originalità e il sistema gatcha può risultare frustante, ma si tratta di dettagli sopra cui si può sorvolare, se si decide di assaporare a tutto tondo l'esperienza che questo titolo può offrire. Non resta che augurarsi che i prossimi capitoli siano gestiti al meglio, come quelli attuali, consolidandolo così come un ottimo prodotto, nonostante le limitazioni date dal genere.
Pregi
Esperienza di gioco estremamente ricca
Molte meccaniche, ma semplici da apprendere
Ottima resa grafica
Colonna sonora ben pensata
Difetti
Trama non troppo brillante, solo funzionale al titolo
Sistema gatcha che a momenti può far storcere il naso
8.5
Voto