
L’evoluzione del genere horror ha intrapreso sentieri estremamente definiti e ricercati, focalizzandosi sull’analog horror e dei liminal space per generare inquietudine tangibile, dove la narrazione non viene sacrificata per favorire l’estetica fine a sé stessa. Molti di questi progetti sono semplici esperimenti nati con l’intento di testare il pubblico, capaci però di lasciare un’impronta profonda nell’immaginario collettivo attraverso l’arte, a volte disturbante.
In questo contesto emerge Angel Engine, un’opera che porta con sé l’eredità di un universo narrativo affascinante nato dalla visione di Unearthly Guy, tanto apprezzato sul web, sia agli inizi con l’uso dell’IA per generare la parte artistica poi sostituita da artisti per esaltarne l’estetica e l’originalità. Ci si trova dunque davanti a un interrogativo che aleggia per ogni istante trascorso all’interno della Seconda Torre di Babele (Babel 2): è possibile trasporre l’angoscia in un sistema ludico dove il giocatore detiene il controllo delle proprie azioni?
Questa trasposizione solleva diverse domande sulla natura stessa del coinvolgimento emotivo, chiedendoci se l’interattività possa arricchire una mitologia così densa di simbolismi o se, la necessità di inserire meccaniche di gioco concrete, finisca per diluire quel senso di mistero che ha decretato il successo della serie originale. Qual è il reale impatto di una narrazione che ci vede non più come semplici spettatori passivi, ma come ingranaggi di un sistema che ruba l’essenza divina per scopi industriali?

In questa recensione si propone di esplorare questi quesiti, cercando di capire se il Progetto Babel 2 sia riuscito a trovare una sua dimensione nel mondo dei videogiochi o se la sua vera forza risiede in quegli sprazzi che hanno alimentato gli incubi di migliaia di utenti in tutto il mondo.
Il deicidio per l’evoluzione umana
La struttura narrativa di Angel Engine si integra in maniera coerente all’interno dell’impalcatura già delineata dai video di Unearthly Guy, trasportando il giocatore all’interno delle mura del Centro di Ricerca Babel 2, un luogo dove la scienza ha divorato ogni forma di spiritualità per dar posto a una nuova ossessione del progresso.
La vicenda ha inizio in un futuro in rovina data dalla crisi energetica irreversibile, in cui l’umanità ha trovato una soluzione aberrante: la cattura di un Messaggero angelico, la cui essenza viene letteralmente estratta attraverso l’Angel Engine per alimentare le metropoli di un mondo privo di risorse naturali.
In questo scenario, l’utente assume il ruolo di un tirocinante incaricato di operare su individui che fungono da catalizzatori e che subiscono mutazioni a causa dell’energia celestiale, trasformandoli in recipienti di una potenza inesauribile e pericolosa.
La figura del Dr. Ernstmann agisce come un’ombra guidandoci attraverso una serie di procedure che vengono presentate con un freddo linguaggio burocratico attraverso video proiettati, ignorando il grido di dolore silenzioso che scaturisce da ogni centimetro della struttura.

Man mano che si procede con le operazioni chirurgiche, il giocatore viene esposto a frammenti di una verità sempre più scomoda tramite file presenti nel sistema BabelOS, i quali suggeriscono come il Messaggero non sia una vittima passiva, ma una sorgente di potere che sta deformando la realtà ai danni di chiunque tenti di manipolarla.
La trama non si concede momenti di autentico sollievo, procedendo verso una discesa negli inferi che culmina in rivelazioni capaci di mettere in discussione l’intero operato umano, lasciando intendere che la torre di Babele sia destinata “di nuovo” a crollare sotto il peso del proprio peccato originale.
Una macchina affaticata
Sul lato ludico, la produzione si pone al giocatore come un surgeon simulator dalle sfumature disturbanti che richiede grande precisione chirurgica e una gestione dello stress non indifferente, ponendo il fruitore di fronte a un’interfaccia volutamente ostica che riflette perfettamente lo stato della tecnologia di Babel 2.
Il cuore dell’esperienza consiste nel controllare un braccio meccanico comandato tramite diversi terminali, costringendo l’utente a scontrarsi con una rigidità dei comandi che, da una parte rappresenta una prima barriera d’ingresso per i meno pazienti, dall’altra parte rispecchia perfettamente il feedback di pesantezza delle macchine industriali d’epoca.
Ogni intervento sui pazienti prevede la rimozione di secrezioni anomale di diversi colori e la stabilizzazione dei parametri vitali tramite l’uso di laser, bisturi e seghe circolari, il tutto mentre il tempo scorre e l’instabilità dell’Angel Engine minaccia di causare un sovraccarico fatale. L’elemento di tensione principale risiede nel multitasking delle mansioni da completare poiché, oltre alla precisione, è fondamentale monitorare costantemente l’integrità del reattore per evitare che un’interruzione improvvisa di energia esponga il giocatore al jumpscare del Messaggero.

Tuttavia, questa dinamica crea un loop di gioco inizialmente teso che finisce purtroppo per esaurirsi nel breve periodo, a causa di una varietà di procedure chirurgiche che non subiscono evoluzioni significative durante l’arco dell’avventura, portando il giocatore condurre sempre le stesse azioni che alla lunga generano ripetitività meccanica.
Nonostante l’inserimento di fasi investigative dedicate all’analisi delle mail narrative presenti all’interno del computer della sala operatoria, la mancanza di una progressione più stratificata impedisce al titolo di mantenere un coinvolgimento costante una volta svanito l’effetto iniziale di sorpresa e scoperta.
Un Angel Engine pauroso e accattivante
Dal punto di vista estetico, ci troviamo di fronte all’aspetto più riuscito dell’intera produzione, dove l’originalità e il talento espressivo di Unearthly Guy esplode nella creazione di un mondo distopico che eleva in tutta la sua bellezza i canoni dell’analog horror. L’ambiente operatorio è arricchito da diversi dettagli che ampliano l’immaginario dell’Angel Engine, con superfici metalliche decadenti, monitor a tubo catodico di qualità pressocché scadente e pareti sporche di sangue, creando una coerenza stilistica capace di catturare lo sguardo e non lasciarlo più andare.

Il comparto sonoro gioca un ruolo importante nella saturazione della tensione, offrendo un sottofondo dominato da rumori bianchi, frequenze disturbanti e lamenti “angelici” che risuonano in tutta le pareti cliniche, eliminando ogni possibile zona di conforto per il giocatore.
Per quanto concerne il comparto tecnico, il titolo si comporta in maniera eccellente sulla maggior parte delle configurazioni, presentando solo sporadici cali di frame rate che non compromettono la fluidità generale o la godibilità delle sessioni più frenetiche.
Una nota stonata riguarda il sistema di movimento all’interno della camera operatoria, poiché la scelta di mappare la rotazione per girarsi esclusivamente dietro di sé sul tasto destro del mouse aggiunge scomodità e rigidità nella gestione delle emergenze causate dal Messaggero. Al netto di questo piccolo inciampo, l’esperienza risulta pulita e priva di bug o glitch gravi in grado di compromettere l’intero gameplay durato all’incirca 2 ore.
Ringraziamo Keymailer per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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