Recensione a few quick matches | Nomen omen

Tra i detrattori puristi che li liquidano come “non veri picchiaduro” e gli appassionati che li considerano l’evoluzione definitiva del genere, i platform fighters rappresentano uno dei sottogeneri più polarizzanti del panorama videoludico. Eppure, parliamo di titoli che hanno saputo conquistare milioni di giocatori e definire intere generazioni di gamers: dal leggendario Super Smash Bros. di Nintendo fino alle moderne alternative indie come Rivals of Aether e Brawlhalla, che hanno dimostrato come il genere possa evolversi mantenendo intatta la sua anima competitiva.

Ed è proprio qui che si colloca a few quick matches, il piccolo gioiello indie di Studio Bidou prende l’essenza del platform fighting e la spoglia di tutto il superfluo, riportandoci alle origini più pure del genere. Non aspettatevi la complessità di Melee o la varietà di roster di Brawlhalla – qui siamo nell’universo delle animazioni stickman dei primi anni 2000, quando bastava un browser Flash e tanta fantasia per dar vita a battaglie epiche.


La terna di archetipi

Il roster al lancio conta appena tre personaggi – Rend, Eureka e Knockt – ma ognuno rappresenta un archetipo ben definito che farà sentire a casa i veterani del genere.

Rend è il classico spadaccino à la Marth: veloce, tecnico, con una spada che può essere lanciata per creare setup creativi. La sua curva di apprendimento è ripida – gran parte della community concorda sul fatto che iniziare con lui può far sembrare il movimento “clunky” – ma una volta padroneggiato diventa uno spettacolo di combo fluide e wave-dash perfetti.

Eureka è la tipica maga anticonvenzionale: invece di rimanere a distanza, preferisce la mischia ravvicinata usando trappole oculari per bloccare gli avversari e concatenare combo devastanti. È l’anti-zoner per eccellenza, perfetta per chi ama il controllo del campo ma non sopporta il gameplay passivo.

Knockt è l’arciere bilanciato, con il miglior recovery del gioco e un kit versatile che miscela zoning e mobilità. È il personaggio perfetto per i principianti grazie al suo gameplay più safe e alle opzioni difensive solide.

Sappiamo già che state pensando “solo questi tre?”, ma possiamo rassicurarvi che il roster è già in espansione, con Yomi – la classe ninja –  in arrivo questo mese. La filosofia rimane dunque chiara: pochi personaggi, ben caratterizzati, invece di roster gonfiati con cloni e riempitivi.


Facile da imparare, difficile da masterare

Naturalmente, la vera magia del titolo non può che risiedere nel gameplay. In superficie sembra tutto tremendamente semplice: niente scudi, niente grab, niente ledge, ma sotto questa apparente semplicità si nasconde un sistema di combattimento che fa invidia ai titoli più blasonati.

Il sistema di “cancel” è il cuore pulsante dell’esperienza: ogni hit può essere “cancellato” in un air dash o in un salto, aprendo possibilità creative che sembrano infinite. Ci è capitato di vedere giocatori più esperti creare combo che sembrano sequenze cinematografiche, con kill confirm che partono da un singolo hit e si sviluppano in combinazioni da capogiro. Il movimento è molto fluido, nonostante richieda un periodo di adattamento, ma una volta assimilato regala quella sensazione di controllo totale che caratterizza i migliori platform fighter. L’assenza di shield break tradizionali viene compensata dal sistema di knockdown, che introduce elementi di tech-trapping presi direttamente da Tekken. 

Ne consegue che la curva di apprendimento è più ripida di quanto sembri, dato che non ci sono tutorial né una lista mosse, costringendoci a sperimentare e scoprire le meccaniche per tentativi. È una scelta coraggiosa che può scoraggiare i casual, ma che premia veramente chi ha voglia di investire tempo nell’apprendimento. 


Stage Design: Minimalismo Funzionale

Gli stage seguono la stessa filosofia minimalista dei personaggi. Niente fronzoli, niente hazard casuali o trasformazioni sceniche, ma solo piattaforme solide che servono al combattimento. Una scelta che può sembrare limitante, ma che in realtà mette in risalto il gameplay puro senza distrazioni.

Ogni arena è progettata per evidenziare le meccaniche fondamentali del gioco, come le combo aeree e il positioning strategico. Non troverete di certo la varietà visiva di Brawlhalla o le bizzarrie di alcuni stage di Smash, ma avrete la garanzia che ogni sconfitta dipenderà dalle vostre skill, non da una banana casuale o da quella maledetta piattaforma che scompare al momento sbagliato.


La nostra prova su Steam Deck

Su Steam Deck OLED, a few quick matches gira in maniera a dir poco impeccabile. Il titolo sfrutta perfettamente l’hardware della console portatile di Valve garantendo 60FPS stabili, input lag inesistente e una batteria che dura ore.

L’unico piccolo inconveniente è il supporto D-Pad nativo assente, che costringe ad utilizzare gli stick analogici o a configurare manualmente i controlli. Niente di drammatico, e anzi possiamo garantirvi essere un dettaglio che Studio Bidou sta già sistemando in vista dei prossimi update.


a few quick matches è disponibile su Steam.

Ringraziamo Studio Bidou per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.

Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.

a few quick matches (PC)
In conclusione...
a few quick matches è quel tipo di gioco che non cerca di rivoluzionare il genere, ma di ricordarci quanto possa essere divertente anche nella sua semplicità. È nostalgico senza essere retrogrado, semplice senza essere banale, tecnico senza essere elitario. Per soli 7€ difficilmente troverete un concentrato di divertimento più puro, soprattutto considerando i prezzi di un mercato in continua inflazione
Pregi
Sistema di combo creativo
Tecnicismi a non finire
Prezzo accessibile
Difetti
Roster contenuto
Mancanza di tutorial
Curva apprendimento ripida
7.5
Voto