33 Immortals è uno di quei progetti che, già sulla carta, attirano l’attenzione per ambizione e identità: un roguelike cooperativo pensato per mettere insieme fino a 33 giocatori nella stessa partita, mescolando delle componenti hack ‘n’ slash con un immaginario fortemente ispirato alla Divina Commedia.
Thunder Lotus arriva qui dopo Spiritfarer con un cambio di rotta a dir poco netto, e da un’esperienza intima, narrativa e riflessiva si passa così ad un gioco caotico e costruito attorno alla collaborazione di massa.
Questa scelta di design è probabilmente la sua idea più interessante, perché prova a spingere il genere verso qualcosa di più vicino ai raid tipici da MMO che al classico roguelite da run solitaria.
I due anni di early access hanno aiutato a dare una struttura più riconoscibile al gioco, soprattutto sul fronte dei contenuti e della progressione, ma non hanno cancellato alcuni limiti strutturali evidenti già dalle prime versioni. Benché le premesse siano notevoli, ci è possibile affermare come le enormi potenzialità del titolo, purtroppo, non siano state valorizzate appieno.
Cerchiamo di capire perché, nella nostra recensione.
Il viaggio dantesco remixato
Sul piano narrativo, 33 Immortals rielabora la Divina Commedia con un twist abbastanza efficace. Difatti, le anime dannate non accettano più la loro condanna e tentano di ribellarsi al giudizio divino, cercando una via per cambiare il proprio destino. In maniera simile all’avventura dantesca, Beatrice svolge un ruolo guida nel nostro percorso, accompagnandoci verso la Corona dell’Immortalità, oggetto simbolico che rappresenta la possibilità di riscrivere il fato e sottrarsi all’eterno vagare negli inferi.
A rafforzare il legame con l’opera originale, troviamo anche Dante e Caronte, seppure con ruoli diversi, dato che il primo non è qui il protagonista, ma una presenza che legittima il viaggio, mentre il secondo trasforma il suo ruolo di traghettatore in quello di un guardiano del progresso estetico e funzionale.

Il problema, però, è che questa cornice mitologica resta quasi sempre superficiale. 33 Immortals purtroppo non sviluppa appieno i suoi personaggi o le sue tematiche, fermandosi a un impianto narrativo funzionale ma poco incisivo, molto più vicino a un pretesto stilistico che a una vera progressione emotiva.
Rispetto a titoli come Hades, che usa dialoghi, incontri e ricorrenze per far crescere il senso della fuga e dei rapporti tra i personaggi, 33 Immortals appare più essenziale e meno disposto ad approfondire l’universo che mette in scena.
Nonostante ciò non ne annulli il fascino visivo e concettuale, avremmo preferito un’espansione significativa della componente narrativa, che si limita ad essere solamente di sfondo.
Il loop dell’evasione
L’anima del gameplay di 33 Immortals eleva il combattimento tipico del genere roguelike, tentando di trasformarlo in un’esperienza raid cooperativa strutturata a tappe, dove la sinergia tra i partecipanti diventa un pilastro fondamentale. Nonostante all’inizio possa sembrare un normale hack ‘n’ slash con progressione a ondate, in realtà il loop ha una struttura più articolata: si esplora la zona, si raccolgono risorse, si completano obiettivi minori e infine si converge verso il boss di fine sezione. La sequenza Inferno, Purgatorio e Paradiso dà un senso di escalation tematica e meccanica, anche se nella pratica il contenuto disponibile non sempre riesce a sostenere davvero questa ambizione.
Infatti, non abbiamo potuto fare a meno di notare come 33 Immortals tenda a ripetersi già dopo poche ore di gioco, anche a causa di un numero non elevatissimo di mappe e boss. Le run differiscono spesso più per arma iniziale e piccoli upgrade che per vere biforcazioni di percorso o scelte significative, e questo riduce la varietà percepita sul lungo periodo.
Possiamo capire che in un roguelike la ripetizione può essere parte del divertimento, ma qui la struttura tende talvolta a trasformarsi in una routine ancora prima del previsto.

Un altro aspetto piuttosto controverso è la curva di difficoltà, a nostro avviso eccessivamente brusca e poco omogenea tra le varie fasi di gioco. Il salto tra una zona e l’altra può essere molto netto, e questo può spingere il giocatore a fare un po’ di grinding per migliorare armi, reliquie e abilità prima di affrontare i segmenti successivi con una certa sicurezza. Non è necessariamente un difetto, perché la progressione lenta è coerente con l’impronta che gli sviluppatori hanno voluto dare al titolo, ma può dare la sensazione di essere più vincolante che gratificante.
Più siamo, meglio è
La vera identità di 33 Immortals emerge nella sua componente cooperativa, che è allo stesso tempo il suo elemento più riuscito. La presenza di 33 giocatori nella stessa esperienza non è solo una trovata spettacolare, ma influenza concretamente ritmo, gestione dei nemici e sopravvivenza, rendendo il gioco molto più interessante quando il gruppo funziona davvero.
Ogni classe dispone di un Potere Cooperativo, cioè un’abilità speciale che non si usa continuamente ma richiede il riempimento di una barra dedicata, alimentata da tempo, combattimento e uccisioni. Questo impedisce lo spam e costringe a pensare al momento giusto per attivarla, soprattutto se si vuole massimizzare l’effetto.
Il sistema di rianimazione è un’altra idea riuscita: quando si muore, si ha una finestra temporale per farsi recuperare da un altro giocatore, ma ogni revive comporta una penalità progressiva alla salute massima, fino al fallimento definitivo. È un buon modo per mantenere la tensione senza rendere la sconfitta immediatamente punitiva, anche se in partite con sconosciuti la sua efficacia dipende molto dal livello di coordinazione reale del team.

Naturalmente, il comparto cooperativo è molto più riuscito quando si gioca con amici o con persone che partecipano attivamente alla partita. Con estranei, invece, il gioco può diventare più dispersivo, perché la grande scala della mappa e la quantità di giocatori non sempre si traducono in una vera sinergia.
Nonostante ciò, abbiamo apprezzato che la cooperazione non risulti mai veramente complessa da risultare obbligatoria, rimanendo piuttosto una rete di vantaggi e supporti. In poche parole, basta picchiare lo stesso nemico per ottenere dei buff non indifferenti, anche senza doversi necessariamente coordinare con altri 32 giocatori random.
Diverse armi per diverse build
La personalizzazione delle build è uno dei settori più solidi del gioco, soprattutto perché prova a dare a 33 Immortals una profondità sia funzionale sia estetica. I Vantaggi, ossia i perk equipaggiabili, funzionano come un sistema di specializzazione che permette di orientare il proprio stile di gioco e costruire progressivamente build più definite. All’inizio la selezione può sembrare piuttosto semplice, ma col tempo la combinazione tra potenziamenti, abilità e armi rende il sistema più interessante e capace di distinguere almeno in parte un giocatore dall’altro.

In merito all’arsenale, le armi giocano un ruolo fondamentale nel determinare la cadenza dell’azione. Sono presenti quattro classi principali: Hunter, Fighter, Specialist e Tank, ognuna con un ruolo distinto nel team e un Potere Cooperativo unico che può essere usato per proteggere, danneggiare i nemici o supportare gli altri giocatori. Ogni classe ha poi la sua arma di base, con diverse varianti che si possono ottenere fin dalle prime fasi di gioco e inoltre, grazie alle Imprese affidateci da Beatrice, è possibile applicare dei rinforzi permanenti alle armi, rendendole sempre più versatili e potenti ad ogni partita effettuata.
A dare un tocco extra alla personalizzazione, troviamo Caronte come NPC che gestisce il guardaroba, una scelta simpatica e ben inserita nel tono generale del gioco. Gli outfit sono sbloccabili con gemme o dei gettoni droppati nelle run e permettono una personalizzazione visiva gradevole, ma restano un contorno più che un pilastro del gameplay.
La vera progressione, infatti, rimane quella legata ai perk, alle armi e ai miglioramenti permanenti ottenuti completando missioni e obiettivi specifici.
Identità riconoscibile
Il comparto artistico di 33 Immortals è probabilmente uno dei suoi elementi più riconoscibili e riusciti grazie allo stile visivo, fortemente ispirato all’iconografia dantesca, che costruisce un Inferno affascinante. La direzione artistica riesce a dare personalità ai diversi biomi e a rendere immediatamente leggibile l’immaginario del gioco, e i personaggi e le classi mantengono una forte coerenza stilistica, mentre l’uso delle animazioni e degli effetti contribuisce a dare ritmo e spettacolarità agli scontri.

Nonostante le animazioni non siano chiarissime nelle fasi più concitate, sacrificando parte della leggibilità, è innegabile che la creazione di Thunder Lotus abbia una sua identità precisa e difficile da confondere con quella di altri roguelike.
La nostra prova su Steam Deck
Su Steam Deck il quadro delle performance è decisamente fragile. Nonostante abbiamo completato il tutorial rimanendo sui 60FPS stabili, siamo rimasti piuttosto delusi nel vedere che il framerate diventava piuttosto ballerino nelle partite online. Per questo, il nostro consiglio è quello di bloccare il frame rate a 30FPS, la soluzione più ragionevole per ridurre gli scatti nelle fasi più intense.
Nessun problema invece se parliamo della stabilità, nettamente migliorata su SteamOS rispetto alla versione in Early Access, o per quanto riguarda l’autonomia, con una durata attestata tra le 4 e le 5 ore sul modello OLED.
Ringraziamo Thunder Lotus per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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