Prime impressioni Moonlighter 2: The Endless Vault | Il duro lavoro di un mercante esploratore

A distanza di sette anni dal debutto del mercante più avventuroso del panorama indie, il nostro Will è tornato a esplorare i pericolosi dungeon di un mondo totalmente inedito. Moonlighter 2: The Endless Vault, sviluppato da Digital Sun e pubblicato da 11 bit studios, ha fatto il suo debutto in accesso anticipato lo scorso 19 novembre su PC tramite Steam e PC Game Pass, lasciandoci fin da subito con una sensazione agrodolce di fronte ad un prodotto ambizioso ma ancora acerbo sotto numerosi punti di vista.

Il sequel dell’apprezzatissimo action roguelike con meccaniche gestionali si presenta completamente rinnovato nella sua veste grafica, abbandonando lo stile in pixel art del predecessore per abbracciare una prospettiva isometrica tridimensionale che ridefinisce radicalmente l’esperienza.

Ma questa evoluzione estetica rappresenta davvero un passo avanti, o si tratta di una scelta che rischia di inquinare l’anima originale del titolo?
Scopriamolo insieme in queste prime impressioni.


INCIPIT E TRAMA

La premessa narrativa di Moonlighter 2 si configura come una diretta prosecuzione degli eventi del primo capitolo, seppure con un cambio drastico di scenario. A causa della venuta del temibile Moloch, Will e gli abitanti di Rynoka sono costretti ad abbandonare il loro villaggio natale, trovando rifugio nella remota località di Tresna. Questa nuova ambientazione mediterranea si rivela immediatamente più vivace e popolata rispetto al tranquillo borgo del primo episodio, offrendo una gamma più ampia di personaggi con cui interagire nel corso dell’avventura.

L’incipit del gioco ci vede letteralmente scaraventati in un deserto ostile, dotati del solo equipaggiamento di fortuna necessario per sopravvivere ad un tutorial dai ritmi adrenalinici. Questa sequenza introduttiva, pur risultando efficace nel comunicare immediatamente il tono più maturo e spietato del sequel, potrebbe disorientare chi si aspettava la medesima atmosfera accogliente del predecessore. Moonlighter 2 presenta infatti tonalità decisamente più oscure sin dalle prime battute, con ambientazioni che oscillano tra il malinconico e l’inquietante.

Il fulcro narrativo dell’esperienza ruota attorno all’enigmatico Endless Vault, un artefatto senziente dalle sembianze di un baule che promette ai protagonisti di esaudire qualsiasi desiderio in cambio di ingenti somme di denaro. Questa entità insaziabile e misteriosa scandisce la progressione del giocatore attraverso obiettivi di guadagno sempre crescenti, sbloccando gradualmente nuovi mondi da esplorare, meccaniche inedite e frammenti di trama che si intrecciano con le vicende personali degli abitanti della piccola cittadina.


GAMEPLAY

Il cuore pulsante di Moonlighter 2 risiede nella sua componente roguelike, significativamente ampliata rispetto al predecessore. I dungeon non si presentano più come strutture fisse da esplorare linearmente, ma adottano una struttura ramificata in cui il giocatore può scegliere il percorso da intraprendere tra diverse tipologie di stanze generate proceduralmente. Ogni biforcazione propone ricompense differenti: forzieri contenenti reliquie di vario valore, stanze colme di nemici, incontri con NPC che offrono potenziamenti temporanei, o percorsi che conducono direttamente agli scontri con i boss di fine zona.

Questa libertà decisionale si traduce in un’esperienza più strategica e meno lineare, permettendo al giocatore di personalizzare ogni sessione in base alle proprie esigenze di ricerca. Se l’obiettivo è accumulare ricchezze rapidamente, si opterà per i percorsi ricchi di forzieri; se invece si necessita di potenziare l’equipaggiamento attraverso materiali specifici, si prediligeranno di sicuro le stanze infestate da determinate tipologie di nemici.

La gestione dell’inventario assume quindi una rilevanza ancora maggiore rispetto al primo capitolo, trasformandosi in un vero e proprio puzzle tetris che richiede pianificazione e attenzione costante. Lo zaino di Will dispone infatti di uno spazio estremamente limitato che può essere ampliato solamente investendo cifre considerevoli presso specifici mercanti del villaggio. Le reliquie raccolte non sono semplici oggetti da rivendere, ma possiedono caratteristiche uniche che interagiscono tra loro attraverso un elaborato sistema di maledizioni e benedizioni con tanto di meccaniche uniche dedicate. Alcune reliquie maledette possono infatti influenzare negativamente gli oggetti adiacenti, diminuendone drasticamente il valore o addirittura distruggendoli se non si applicano protezioni adeguate. Paradossalmente, però, certe maledizioni possono essere sfruttate strategicamente per aumentare il valore di specifici artefatti, trasformando la gestione dello zaino in un minigioco dalle sfaccettature sorprendentemente complesse. Ogni reliquia possiede inoltre un livello di rarità che moltiplica esponenzialmente il suo valore base al momento della vendita, rendendo fondamentale investire i propri punti qualità sugli oggetti più preziosi per massimizzare i profitti.

SISTEMA DI COMBATTIMENTO

Il sistema di combattimento rappresenta senza dubbio uno degli aspetti maggiormente influenzati dal passaggio alla terza dimensione. Gli scontri si configurano ora come esperienze decisamente più dinamiche e viscerali, con una componente hack & slash che richiede un minimo di tempismo e comprensione dei pattern nemici. In ogni caso Will potrà equipaggiare una singola arma corpo a corpo per volta, scelta tra diverse categorie (spade, lance, spadoni, lame doppie, guanti da pugile), ciascuna dotata di moveset unici e attacchi speciali particolari.
L’introduzione delle armi da fuoco rappresenta una novità assoluta per la serie, implementata attraverso un sistema di sinergia con le armi bianche. Le munizioni dell’arma da distanza, infatti, si ricaricano esclusivamente colpendo i nemici in mischia, costringendo il giocatore ad alternare costantemente i due stili di combattimento per risultare efficace. Questa meccanica, pur risultando inizialmente ostica da padroneggiare, aggiunge una stratificazione tattica agli scontri che premia l’aggressività e punisce l’eccessiva prudenza negli scontri.

Un’altra innovazione degna di nota è il colpo di zaino, una finishing move che permette di afferrare i nemici storditi e scagliarli con violenza contro altri avversari o addirittura fuori dall’arena di combattimento. Parliamo insomma di una componente spaziale aggiunta agli scontri che incentiva il posizionamento strategico e la gestione intelligente del campo di battaglia, disincentivando il button mashing indiscriminato a favore di un approccio, almeno in parte, più ragionato.

Gli scontri con i boss si distinguono per una realizzazione particolarmente curata, risultando vari e sufficientemente equilibrati nella loro difficoltà. Ciascun boss presenta fasi multiple con pattern di attacco unici che richiedono non solo riflessi pronti, ma anche una profonda comprensione delle loro meccaniche. Tuttavia, la difficoltà degli scontri può variare sensibilmente in base ai potenziamenti temporanei ottenuti durante la sessione corrente, trasformando alcune battaglie da estremamente impegnative a sorprendentemente gestibili a seconda dell’RNG.

LA GESTIONE DEL NEGOZIO

Se nel primo Moonlighter la sfida principale consisteva nell’osservare attentamente le reazioni dei clienti del negozio per determinare il prezzo ottimale di ciascun oggetto attraverso tentativi ed errori, nel sequel questo sistema viene smussato in maniera forse eccessiva. Gli oggetti possiedono ora un valore base predeterminato a cui dovremmo avvicinarci a tentativi, che può essere incrementato attraverso l’applicazione di punti qualità, l’utilizzo di amuleti speciali e lo sfruttamento di bonus temporanei che si attivano durante l’orario di apertura del negozio.
Questa rielaborazione ha certamente alleggerito la gestione della bottega da alcune meccaniche ridondanti che nel primo capitolo potevano risultare ripetitive, ma al contempo ha privato questa componente di una dimensione di sfida e sperimentazione che la rendeva così speciale.

La popolarità degli oggetti, che nel predecessore influenzava marginalmente i prezzi praticabili, mantiene un ruolo ancor più marginale nel sequel, risultando di fatto ignorabile per la maggior parte dell’esperienza. Il sistema si rivela funzionale e sufficientemente vario grazie all’introduzione di perks e bonus accumulabili, ma fatica a regalare quella stessa soddisfazione derivante dalla comprensione profonda del mercato che caratterizzava l’originale.

LA PROGRESSIONE E GRINDING

Se esiste un aspetto di Moonlighter 2 che genera le maggiori perplessità, quello è senza dubbio il ritmo di progressione dettato dall’Endless Vault. Questa entità richiede somme di denaro crescenti in maniera più che esponenziale per sbloccare progressivamente nuove meccaniche, mondi inediti e avanzamenti nella trama principale. La parabola delle richieste monetarie si impenna rapidamente, costringendo il giocatore a sessioni di grinding sempre più prolungate e ripetitive per soddisfare gli appetiti insaziabili dell’artefatto.

Raggiunta la metà degli obiettivi disponibili nella versione in accesso anticipato, il giocatore si ritrova nella necessità di completare decine e decine di sessioni nei dungeon già esplorati, rivendendo montagne di reliquie per accumulare le ingenti cifre richieste. Questo rallentamento forzato del ritmo ludico rischia di trasformare un’esperienza altrimenti godibile in un’estenuante maratona di ripetizioni che spezza il flusso narrativo e svuota di significato le scoperte successive.

La progressione del villaggio e dei personaggi, sebbene offra una varietà apprezzabile di percorsi di potenziamento (armi, armature, abilità non da combattimento, miglioramenti al negozio, decorazioni), richiede anch’essa investimenti considerevoli di oro e materiali unici che vanno a sommarsi alle già impegnative richieste del Vault. Questa convergenza di sistemi di progressione che attingono alle medesime risorse può generare paralisi decisionale e frustrazione, specialmente nei giocatori non avvezzi ai loop roguelike particolarmente esigenti e ripetitivi.


COMPARTO TECNICO E ARTISTICO

Dal punto di vista strettamente visivo, Moonlighter 2 rappresenta un deciso passo avanti sul piano tecnologico, abbracciando una grafica tridimensionale isometrica che dona profondità e corporeità agli ambienti e ai personaggi. Lo stile artistico adottato si colloca a metà strada tra il cartoon stilizzato e la resa realistica, con modelli poligonali molto semplici arricchiti da un texturing colorato e vivace che conferisce al titolo un’identità visiva riconoscibile.
L’illuminazione dinamica e gli effetti particellari contribuiscono a creare atmosfere suggestive che variano sensibilmente tra i diversi mondi esplorabili, ciascuno caratterizzato da palette cromatiche distintive e design ambientale coerente con lore varie ed eventuali.

La presenza di bug tecnici, sebbene non particolarmente diffusi durante le fasi iniziali dell’esperienza, diventa più evidente progredendo nell’avventura. Il team di sviluppo ha già rilasciato un primo hotfix che introduce miglioramenti prestazionali, specialmente per Steam Deck, ma il lavoro di ottimizzazione appare ancora lontano dal completamento.

Sul versante audio, Moonlighter 2 può vantare la collaborazione dell’incredibile talento Christopher Larkin, celebre compositore della colonna sonora di Hollow Knight. Le tracce musicali si dimostrano all’altezza delle aspettative, accompagnando efficacemente l’esplorazione e gli scontri senza risultare invasive o ripetitive. Inutile negare che il leitmotif è riuscito a scavarsi un buco nel nostro cervello e che continuiamo a canticchiarlo da giorni, esattamente come ci saremmo aspettati.


LE CONCLUSIONI… PER ORA

Moonlighter 2: The Endless Vault si presenta come un sequel ambizioso che tenta di espandere in ogni direzione la formula del predecessore, introducendo innovazioni significative sia sul fronte del combat system che della componente roguelike. Il passaggio alla terza dimensione, sebbene possa destare qualche dubbio fra gli appassionati dell’originale, conferisce al titolo una rinnovata identità visiva e permette l’implementazione di meccaniche di gioco impensabili nel contesto bidimensionale originale.

Tuttavia, il titolo soffre di problematiche che rischiano di compromettere l’esperienza complessiva, quantomeno nella sua attuale incarnazione in accesso anticipato.
Il grinding eccessivo richiesto dall’Endless Vault rappresenta il difetto più evidente, trasformando le fasi centrali e finali dell’avventura in una maratona ripetitiva che spezza il ritmo della narrazione. L’ottimizzazione tecnica ancora lacunosa e la presenza di bug non trascurabili completano un quadro che necessita evidentemente di ulteriore lavoro prima di poter considerare il prodotto maturo per un lancio definitivo.

Moonlighter 2 si configura dunque come un’opera dal potenziale innegabile ma ancora incompiuto, che necessita di mesi di sviluppo aggiuntivo per limare le sue asperità più evidenti e bilanciare una progressione che attualmente risulta troppo sbilanciata verso il grinding compulsivo. Per gli appassionati del primo capitolo e del genere roguelike in generale, vale certamente la pena tenere d’occhio l’evoluzione di Moonlighter 2 attraverso i prossimi mesi di sviluppo. Per tutti gli altri, il consiglio è di attendere con pazienza il raggiungimento della versione 1.0, quando si spera che Digital Sun avrà risolto le criticità più urgenti e raffinato un’esperienza che già oggi, nonostante i suoi difetti, riesce a regalare momenti di autentico divertimento a chi sa guardare oltre le sue imperfezioni.


Ringraziamo Terminals.io per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.

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