Era da mesi che attendevamo con trepidazione l’arrivo su Crunchyroll della trasposizione animata di uno dei manga più promettenti degli ultimi anni. Parliamo di Gachiakuta (lett. “Legit Trash”), opera scritta e disegnata dalla talentuosa Kei Urana e con il prezioso contributo di Hideyoshi Ando per quanto riguarda il “graffiti design”.
L’opera viene serializzata settimanalmente su Weekly Shōnen Magazine dal febbraio 2022, mentre in Italia è possibile leggerlo grazie alla distribuzione di Star Comics. Non dimenticheremo mai il nostro primo incontro col primissimo volume dell’opera, trovato per caso sullo scaffale di un supermercato e che ci ha fatto innamorare fin da subito grazie alla sua peculiare estetica.
Di conseguenza, non potevamo che essere al settimo cielo quando Crunchyroll, mesi fa, annunciò l’arrivo dell’adattamento animato da parte dello Studio Bones. Purtroppo però, non abbiamo avuto l’occasione di goderci la proiezione in anteprima dei primi due episodi al cinema di Roma, perciò siamo stati costretti ad aspettare il rilascio su Crunchyroll per poter condividere con voi le nostre prime impressioni sul nuovo anime che promette faville!
Anche gli oggetti meritano una seconda chance
Fin dalle prime scene, Gachiakuta si presenta come una feroce critica al consumismo sfrenato e alle disuguaglianze sociali. Kei Urana ci immerge in un mondo diviso tra i ricchi abitanti delle città galleggianti e i “tribali“, discendenti di criminali costretti a vivere in isolamento con la costante paura di venir gettati nel “baratro”, una discarica senza fine – almeno apparentemente – dove vengono gettati rifiuti e persino umani.
Al centro della narrazione troviamo dunque questa netta separazione sociale e la gestione dei rifiuti come simbolo di un’umanità che scarta non solo gli oggetti ma anche le persone. Sicuramente una scelta che si distanzia dai soliti tòpos narrativi appartenenti agli shonen, e che costituisce uno dei punti di forza di quest’opera.

Le prime due puntate coprono in modo esaustivo tutti i contenuti fino al terzo capitolo dell’opera, introducendo il protagonista Rudo, un orfano cresciuto con Regto, il quale gli ha insegnato il valore intrinseco di ogni oggetto. Quando Rudo viene ingiustamente accusato dell’omicidio di Regto e gettato nel Baratro, scopre un mondo popolato da Bestie Immonde fatte di rifiuti e incontra i Giver, individui capaci di estrarre potere dagli oggetti scartati per combattere tali creature.
Dal punto di vista della trama e della sequenzialità, l’anime riflette fedelmente il manga seguendone passo passo lo sviluppo narrativo, tant’è che è possibile affiancare tavole cartacee a frame sullo schermo senza quasi percepire differenze. Alcuni potrebbero storcere il naso, soprattutto a causa della lentezza del primo episodio, ma vi rassicuriamo che la narrazione in futuro procederà più spedita, ma soprattutto con taaaanta azione in più.
Un character design ben riuscito
La caratterizzazione dei personaggi nell’anime è in linea con la visione dell’artista originale, vale a dire carismatica e ben differenziata. Rudo spicca grazie al lavoro di Satoshi Ishino, responsabile del character design e della direzione dell’animazione, che ne esprime l’eccentricità, l’energia e soprattutto la rabbia. Il suo aspetto si distingue nettamente dagli altri tribali, e il doppiaggio italiano di Lorenzo Briganti (Aoi Ichikawa, nella versione giapponese) contribuisce a dargli la profondità e il carattere che merita.

Uno degli step più difficili nel lavoro di animazione solitamente è quello di cercare di trasporre tutta l’emotività contenuta in una tavola statica, ma possiamo affermare con certezza che il lavoro eseguito dal team di Bones è efficace e riesce a trasmettere le stesse energie e sensazioni provate mentre sfogliavamo le pagine del manga.
Un’ottima regia
Le animazioni dello Studio Bones mantengono un buon ritmo generale e una caratterizzazione grafica efficace, riuscendo a fondere lo stile dettagliato e dinamico delle tavole del manga con le esigenze dell’animazione. Tuttavia, la resa in CGI delle Bestie Immonde mostra alcuni limiti tecnici e non risulta sempre ben eseguita, nonostante ci siamo esaltati nel vedere quei pochi minuti di azione grazie all’Umbreaker di Enjin.

La regia, curata da Fumihiko Suganuma al suo debutto come direttore di serie, si rivela solida e innovativa: il dinamismo delle inquadrature è notevole, con momenti di sperimentazione visiva, come la caduta libera di Rudo, animata in negativo, che mettono in risalto il protagonista attraverso un sapiente uso di luci e contrasti. La direzione è in linea con la visione dell’opera originale, con inquadrature coerenti e uno stile azzeccato, mantenendo un ritmo narrativo coinvolgente e con efficaci cliffhanger alla fine di ogni episodio.
Ciononostante, è ancora presto per esprimere un giudizio definitivo, ma possiamo affermare con certezza che le premesse ci fanno pensare ad una direzione ben definita e che saprà regalarci più di una sorpresa nelle prossime settimane.
Le OST completano la visione
La colonna sonora originale di Gachiakuta contribuisce in modo significativo all’immersione nell’universo dell’opera. L’opening, “HUGs” dei Paledusk, conferisce alla serie uno stile audace, provocatorio e deciso, perfettamente in sintonia con la natura ribelle di Rudo. La closing, “Tomoshibi” dei Dustcell, è particolarmente apprezzata per la sua sperimentazione stilistica e l’uso di materiali visivi, che delineano il fragile mondo interiore di Rudo in contrasto con la durezza del suo ambiente, il tutto rappresentato in bianco e nero con un significativo filo rosso che collega ogni elemento.
In conclusione..
Le prime due puntate di Gachiakuta ci hanno lasciato un’impressione decisamente positiva. Nonostante la (temporanea) mancanza di azione, la serie cattura l’attenzione grazie alla sua trama originale e avvincente, alla caratterizzazione dei personaggi e a una regia che si distingue per dinamismo e sperimentazione. L’anime riesce a veicolare efficacemente la forte critica al consumismo e alle disuguaglianze sociali, temi centrali dell’opera, senza tuttavia snaturarne le scene più movimentate o controverse. Lo stile visivo peculiare e una colonna sonora azzeccata contribuiscono a creare un’esperienza immersiva e unica. Non possiamo che lodare lo Studio Bones per il lavoro svolto finora, e attendere con una (s)misurata dose di hype i prossimi episodi!
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