Ci sono giochi che ti accolgono a braccia aperte… e poi c’è Blightstone. La creazione di Unfinished Pixel si presenta fin da subito come un esperimento audace, che mira a unire la rigiocabilità del genere roguelite con la profondità strategica di un tattico a turni, il tutto condito da un sistema di movimento libero e arene dinamiche che mutano a ogni scontro.
Pur essendo disponibile solamente in Early Access, abbiamo già maturato le nostre impressioni su ciò che si dimostra essere sin da subito un titolo alquanto promettente, seppur non sia naturalmente esente da difetti. Preparatevi ad imparare, ma soprattutto a morire, perché Blightstone non fa sconti.
Ogni spedizione è pensata per fallire più volte e, tra risorse limitate, eventi ostili e incontri casuali, il gioco induce a morire sempre più volte, trasformando ogni sconfitta in un’occasione per capire meglio nemici, pattern e sinergie possibili col nostro party.
“L’antico cristallo andava portato in salvo”
Blightstone mette in scena un mondo sull’orlo del collasso, divorato da una corruzione tangibile che si manifesta come piaga fisica e spirituale e pone al centro della vicenda il legame tra gli eroi e l’omonima pietra vivente che dà il titolo al gioco. Ogni spedizione non è solo una missione tattica, ma un tentativo disperato di inoltrarsi sempre più nel cuore della pestilenza per purificare territori, liberare insediamenti e riportare frammenti di umanità in un continente ormai in rovina.

La narrazione è parecchio frammentata e si svolge attraverso dialoghi, eventi narrativi durante i nodi sulla mappa, descrizioni di oggetti e luoghi che lasciano intuire antichi fallimenti, compromessi morali e il peso dei sacrifici necessari per alimentare la pietra e tenerla attiva.
Non c’è una trama lineare guidata da lunghe cutscene, ma un racconto che si costruisce run dopo run, mentre i personaggi reagiscono alla corruzione che li circonda e il giocatore mette insieme, pezzo per pezzo, cosa realmente fosse questo mondo prima di essere un perenne campo di battaglia. Per quanto in genere non apprezziamo questo tipo di narrazione, abbiamo invece amato alla follia le battute dei vari personaggi, sempre ciniche, divertenti e mai fuori contesto.
Un gameplay libero e profondo
La prima grande particolarità di Blightstone è l’abbandono della classica griglia: gli scontri avvengono in arene a movimento libero al cui interno ogni spostamento, angolo di tiro e copertura diventano fondamentali per evitare di essere accerchiati o spazzati via da un attacco ad area. Nemici e giocatore godono della stessa libertà, quindi un posizionamento pigro viene punito tempestivamente, specie quando unità rapide ti piombano sulla backline o sfruttano un varco lasciato aperto.

L’ erba alta può fungere da copertura, almeno finché non prende fuoco, i corsi d’acqua possono amplificare la potenza dei fulmini o ancora, le sabbie mobili e i burroni possono volgersi a nostro favore… o contro, diventando trappole improvvisate. L’ambiente dunque non fa più da semplice sfondo, ma diventa un’estensione del sistema di combattimento.
A complicare il tutto ci si mette anche il sistema di meteo dinamico, con la nebbia che nasconde informazioni cruciali, la pioggia che modifica le interazioni elementali e il vento che rende meno affidabili gli attacchi a distanza, trasformando ogni scontro in un puzzle in continua evoluzione.
Se però si accetta il patto di soffrire tanto all’inizio, Blightstone rivela un’anima estremamente stratificata tra classi con identità nette, un vastissimo set di abilità – attive e passive – e un cristallo che diventa a sua volta una componente fondamentale del party, con le sue stats e skills. Persino i più banali status come sanguinamento, veleno, stordimento, radici e bruciatura non sono semplici “numerini” a margine ma mattoni fondamentali del sistema, perché molte abilità esistono solo per capitalizzare su queste condizioni o ribaltarle a proprio favore.
Tra rune, equipaggiamento, upgrade del campo e gestione delle risorse tra una battaglia e l’altra (cibo, legna, erbe, purificazione della corruzione), la strategia si estende ben oltre il singolo combattimento e costringe a pensare in termini di “run a lungo termine”. Per chi ama sperimentare build, trovare sinergie borderline e ottimizzare fino all’ossessione, Blightstone ha tutte le carte in regola per diventare quella nuova fissa che ti ritrovi a studiare anche fuori dallo schermo.
Comparto artistico e tecnico
Dal punto di vista artistico, Blightstone colpisce per uno stile grafico low-poly grezzo ma dannatamente efficace, che trasforma ambientazioni corrotte e decadenti in scenari di rara personalità visiva, con texture spigolose che sembrano scolpite dalla stessa pestilenza che invade il mondo di gioco.

I modelli dei personaggi e dei mostri, pur stilizzati, trasudano carattere attraverso animazioni fluide e un design che mescola influenze dark-fantasy classiche a un’estetica più sporca, che non può far altro che riportarci alla mente quella già vista in titoli come Darkest Dungeon.
È un’arte che privilegia l’atmosfera alla lucentezza, con una palette di grigi, marroni e verdi “malati” che avvolge tutto in un senso di ineluttabile declino, rendendo ogni bioma – dalle rovine infestate fino ai paludosi acquitrini – un quadro vivo e memorabile.
La nostra prova su Steam Deck
Abbiamo provato Blightstone sul modello OLED e nonostante risulti ufficialmente “Playable” secondo la valutazione di Valve, abbiamo dovuto eseguire un po’ di smanettamenti per poter sistemare i settaggi grafici e i controlli. Tuttavia, una volta sistemate queste piccole “scaramucce”, siamo stati in grado di giocare senza troppi intoppi, con una durata della batteria attestata tra le 3 e le 4 ore.
Nonostante qualche testo ancora scritto in piccolo, l’interfaccia si adatta perfettamente allo schermo della Deck e il ritmo a turni lo rende godibile anche in portatile. L’Early Access, tuttavia, si porta dietro piccoli inciampi tecnici e tempi di caricamento non sempre fulminei, aspetti che gli sviluppatori hanno già iniziato a limare con le prime patch e che, secondo le intenzioni dichiarate, dovrebbero migliorare nel corso dello sviluppo.
Un Early Access vivo e in movimento
Sul fronte contenuti, l’accesso anticipato offre una campagna composta da un atto soltanto, ma con vari biomi, decine di nemici diversi e una manciata di boss. Pur essendo “solo” l’inizio, la base appare solida, con un combat già leggibile e soddisfacente, interazioni ambientali che funzionano e un loop roguelite che dà l’idea di poter reggere molte ore senza ripetersi troppo.

Inoltre, gli sviluppatori si stanno dimostrando presenti e reattivi, con update frequenti, patch di bilanciamento, bugfixing e una roadmap che promette nuove classi, biomi aggiuntivi e ulteriori strati di complessità sopra quelli già esistenti.
Non è il classico Early Access che viene “abbandonato” per mesi dal team di sviluppo, ma un progetto che dà la sensazione concreta di essere seguito da vicino e aperto ai feedback della community. Basti pensare che, di recente, è stata persino introdotta un’opzione per selezionare la difficoltà, in modo da rendere il gioco più accessibile e meno frustrante.
In conclusione
Blightstone è uno di quei tattici che non fanno sconti: difficile, spesso spietato, a volte sinceramente troppo punitivo, soprattutto nelle prime ore in cui ogni errore viene amplificato dal terreno, dal meteo e da un’IA che non perdona. Allo stesso tempo, proprio questa durezza nasconde una profondità rara, centinaia di sinergie da scoprire e un loop roguelite che premia chi decide di studiare il gioco anziché aggirarlo, trasformandolo facilmente in un piccolo oggetto di culto per gli appassionati del genere.
Se cercate un tattico accessibile, Blightstone probabilmente non fa per voi; ma se amate soffrire, sperimentare e vedere la vostra crescita riflessa in run sempre più pulite e consapevoli, questo Early Access ha tutto il necessario per farvi innamorare. Con una base già solida e sviluppatori attivi sul fronte miglioramenti, può diventare col tempo uno di quei progetti di nicchia di cui si parla con entusiasmo nelle cerchie degli appassionati, proprio perché non ha mai avuto paura di essere esigente.
Ringraziamo Jesus Fabre per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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