Prelude Dark Pain è un promettente tactical RPG fantasy, sviluppato dal piccolo studio indipendente spagnolo Quickfire Games e pubblicato da Firesquid. Il titolo si presenta come un’opera ambiziosa che attinge a piene mani dall’immaginario dark e dalle strutture tattiche storiche del genere, prendendo ispirazione innanzitutto dal sempiterno Final Fantasy Tactics.
Inoltre, recentemente abbiamo avuto l’occasione di assistere ad una presentazione ufficiale tenuta direttamente dai giovani sviluppatori; un incontro che ha saputo incuriosirci fin da subito con le enormi potenzialità di questo progetto e la passione riversata nel suo sviluppo.
Dopo aver portato a termine il primo atto, vediamo insieme com’è Prelude Dark Pain!
Il martirio di Soren
La vicenda narrata in Prelude Dark Pain è ambientata nel cupo mondo di Statera, un territorio devastato da un’oscura piaga e schiacciato dal dominio di ferro dell’Ordine della Crociata Cinerea. Noi vestiamo i panni di Soren, un ex guerriero divenuto fabbro che si ritrova suo malgrado costretto a imbracciare di nuovo le armi per guidare la resistenza, reclutando nuovi ribelli tra vecchie e nuove conoscenze. La narrazione prende forma attraverso dialoghi che si svolgono prima e dopo le battaglie, utili a contestualizzare gli avvenimenti e ad approfondire la lore e i personaggi coinvolti.

Uno degli elementi più interessanti promessi dal team risiede nelle diverse scelte morali e narrative che possono variare l’andamento della storia e persino determinare quali eroi si uniranno al nostro gruppo. Tuttavia, trattandosi dell’early access in cui è al momento disponibile soltanto il primo Atto di gioco (per circa 15 ore di contenuti), è ancora presto per esprimere un giudizio definitivo su quanto la sceneggiatura riuscirà a ramificarsi sul lungo periodo.
La resistenza a turni
Il sistema di gioco di Prelude Dark Pain affonda saldamente le sue radici nei pilastri dei più classici RPG strategici, prendendo a piene mani da capisaldi storici come Final Fantasy Tactics e Fire Emblem. Gli scontri si svolgono attraverso un combattimento a turni strutturato su griglie, dove la pianificazione tattica e la consapevolezza del campo di battaglia giocano un ruolo primario. Ogni unità dispone di punti movimento e punti azione da gestire con cura: valutare l’orientamento con cui si affronta il nemico, sfruttare i dislivelli del terreno per ottenere vantaggi di gittata o utilizzare gli ostacoli ambientali per ripararsi dagli attacchi a distanza sono elementi decisivi per determinare l’esito dello scontro.
La progressione e la personalizzazione del party rappresentano un altro pilastro fondamentale dell’esperienza. Salendo di livello, i nostri eroi acquisiscono dei “punti attributo” da distribuire tra statistiche chiave, consentendo di definire l’orientamento di ciascun personaggio. A questo si affianca un albero di abilità attraverso cui è possibile sbloccare sia capacità attive (attacchi speciali, magie d’area, buff di supporto e incantesimi di controllo) sia abilità passive volte a creare sinergie devastanti tra i membri della squadra.
Questa flessibilità permette di adattare il party al proprio stile di gioco e persino di poter passare da una classe all’altra di un dato personaggio in base alle skill sbloccate.

Nonostante la componente dominante sia rappresentata dalle battaglie tattiche, il gameplay riesce ad evitare la monotonia offrendo una discreta varietà di obiettivi. Oltre ai classici scontri basati sull’eliminazione completa delle forze ostili, il titolo propone missioni secondarie e quest opzionali con condizioni di vittoria differenti, quali la difesa di posizioni strategiche per un certo numero di turni, la scorta di PNG o l’interazione con meccanismi specifici prima che scada il tempo limite.
A coronare la struttura di gioco c’è un articolato sistema di loot a fine battaglia: sconfiggere i nemici ed esplorare i forzieri sparsi nelle mappe garantisce materiali di recupero, risorse alchemiche ed equipaggiamenti di diversa rarità.
Questi oggetti possono essere venduti, incantati o usati per rafforzare il nostro armamentario presso la fucina, fornendo un incentivo costante ad affrontare anche gli scontri facoltativi.
Abbiamo davvero amato il modo in cui è stato pensato il gameplay, semplice e immediato da imparare, ma comunque abbastanza articolato qualora si volesse approfondire. Se queste sono le premesse, non vediamo l’ora di vedere le prossime aggiunte del team di sviluppo in ottica di eroi, skill e attacchi.
Esplorando Statera
L’esplorazione del mondo di Statera si articola attraverso una struttura non del tutto lineare, con la campagna principale che si suddivide in diverse main quest da intraprendere nell’ordine che preferiamo, lasciando la libertà di decidere quali minacce affrontare per prime. Il mondo di gioco si svela attraverso una mappa globale liberamente esplorabile, la cui concezione stilistica e strutturale richiama in maniera evidente gli overworld dei primi capitoli della saga di Final Fantasy.

Attraverso questa visuale panoramica, il giocatore guida il gruppo da un punto d’interesse all’altro, spostandosi tra rovine dimenticate, accampamenti di fortuna e insediamenti urbani. Durante la navigazione sulla mappa del mondo, la presenza delle pattuglie nemiche è resa visibile in tempo reale: i nemici vagano per la mappa e, nel momento in cui si entra in contatto fisico con il loro raggio d’azione, la schermata passa istantaneamente alla mappa di battaglia tattica a griglia corrispondente all’ambiente circostante.
Abbiamo particolarmente apprezzato questo approccio, che riteniamo favorisca sia l’immersione nel worldbuilding, rendendo percepibile l’atmosfera oppressiva di un mondo costantemente minacciato dalla cor, sia l’esplorazione di una regione piuttosto ampia, senza renderla per nulla diluita o dispersiva.
Un’ode ai classici
Sul piano puramente visivo, le influenze di Prelude Dark Pain sono immediate e incisive: la direzione artistica attinge a piene mani dal cupo e opprimente immaginario di Darkest Dungeon, proponendo uno stile grafico caratterizzato da marcati tratti d’inchiostro, ombre profonde e una palette cromatica desaturata che trasmette un forte senso di decadenza. L’estetica 2D, minuziosamente curata nelle illustrazioni dei personaggi e nei dettagli ambientali, rappresenta indubbiamente uno dei punti di maggior pregio dell’opera, capace di donare al titolo un’identità visiva distinta pur richiamando evidenti punti di riferimento.

Le stesse lodi tessute per la parte grafica valgono anche per la colonna sonora e per l’intero comparto audio. Il team di sviluppo ha dichiarato di essersi ispirato ai grandi kolossal videoludici targati FromSoftware, come Elden Ring e Bloodborne, per comporre le tracce musicali orchestrali e cupe che accompagnano l’esplorazione e gli scontri. Anche il sound design e gli effetti sonori delle armi e delle magie ci hanno restituito fin da subito un’ottima sensazione e un feedback generale di grande impatto durante le battaglie.
La nostra prova su Steam Deck
Abbiamo voluto testare Prelude Dark Pain a fondo sul modello OLED della handheld di Valve. Sul fronte dell’autonomia non ci possiamo affatto lamentare, attestando una durata della batteria di circa 4 ore. Tuttavia, nonostante gli sviluppatori ci avessero promesso un’esperienza ottimizzata su Steam Deck, la resa attuale purtroppo non corrisponde pienamente alle aspettative. Per un indie con questo tipo di comparto tecnico ci saremmo aspettati un framerate solido e ancorato ai 60 FPS, mentre durante la nostra prova abbiamo assistito a prestazioni piuttosto ballerine, con cali capaci di scendere dai 60 fino ai 27-28 FPS nelle aree più affollate e durante i vari zoom della telecamera.
A complicare la prova c’è stata anche la presenza di un bug piuttosto grave, che ci ha impedito di proseguire e ci ha costretto a ripetere le ultime battaglie, nonostante avessimo già sconfitto il boss finale. C’è da dire comunque che il titolo è appena uscito in early access e ha davanti a sé un cammino di sviluppo ancora lungo, durante il quale siamo certi che i ragazzi di Quickfire Games sapranno mettere una toppa dove necessario ed eliminare queste sbavature tecniche.
In conclusione…
I presupposti per trovarci di fronte a una vera e propria gemma del panorama indie ci sono tutti. Prelude Dark Pain ha un’identità forte, un sistema di combattimento solido e una direzione artistica di prim’ordine. Nonostante le imprecisioni tecniche tipiche di un debutto in early access, non possiamo che consigliarlo vivamente a tutti gli appassionati di giochi di ruolo tattici alla ricerca di un’avventura dark, profonda e ricca di sfida.
Trattandosi inoltre di un titolo sviluppato da un team che ha sede a Siviglia, ci auguriamo vivamente che durante la fase di accesso anticipato il gioco possa integrare anche una localizzazione in italiano, così da permettere anche a tutti i giocatori dello stivale di godersi appieno le sfaccettature della trama.
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