Il nostro provato di Turok: Origins | Un ritorno in grande stile

Alla Gamescom di Colonia, abbiamo avuto modo di provare in anteprima Turok: Origins, l’ultima installazione del cult nato su Nintendo 64.
Curato da Saber Interactive, il titolo ci metterà nei panni dell’omonimo clan composto da guerrieri capaci di sfruttare i propri spiriti animali, che si vedranno costretti a combattere contro una razza aliena che minaccia di conquistare il mondo.


Premesse

Prima di farci effettivamente mettere mano sul titolo, il director di Turok Origins, Jesus Iglesias, ci ha guidati in una retrospettiva sulla storia del progetto e sulle sue caratteristiche portanti. All’interno di questa breve introduzione, è stato spiegato che il gioco prende molto dagli altri capitoli della serie videoludica e perfino dai fumetti che l’hanno preceduta, assumendo una nuova prospettiva sulla saga ma senza discostarcisi troppo.

Infatti, al contrario dei giochi precedenti, questa installazione si focalizzerà più su una storia maggiormente legata alla cultura nativo americana, fattore che si riversa anche in molti aspetti del gameplay. Il director ha voluto anche fare presente che il team è formato principalmente da fan dei precedenti titoli, e proprio per questo si sono impegnati nel realizzare una trama quanto più fedele possibile alla lore già stabilita.


Hands-on

Dopo questo preambolo, siamo stati buttati nell’azione vera e propria: all’inizio di ogni partita, abbiamo potuto scegliere tra 3 classi con play style differenti da utilizzare all’interno della sessione, ognuna con le proprie abilità speciali ispirate al mondo animale, armi, design e anche delle esecuzioni differenti ideate per il corpo a corpo.
Queste saranno estremamente divertenti e ci daranno grande soddisfazione, in modo simile a come avviene in Warhammer: Space Marine 2 del quale si può notare una decisa influenza.

Il gameplay sarà sempre veloce e dinamico, grazie soprattutto alla mole di nemici costantemente dietro l’angolo che non ci lascerà un momento di tregua, e risulterà tremendamente soddisfacente fare ecatombi di dinosauri. L’unico difetto di un provato altrimenti molto appagante è la scarsa difficoltà anche nelle aree più complesse su cui abbiamo avuto modo di mettere mano (a esempio all’interno della boss fight del triceratopo).

Molto spesso, infatti, sparsi per la mappa avremo modo di trovare un gran numero di cure e munizioni che renderanno particolarmente semplici anche le sezioni pensate per offrire un maggiore livello di sfida, dando una marcata sensazione di onnipotenza nel giocatore.

La struttura dei livelli da noi giocati ci è sembrata molto lineare e lo stesso si può dire dei vari enigmi o delle brevi sezioni platform che separano un combattimento dall’altro.

Ciò che discosta più il titolo dalle altre installazioni della serie è la sua natura di sparatutto in terza persona, al contrario della solita prima persona adottata negli altri giochi, che però non modifica la formula stessa che contraddistingue la saga, riadattata per le nuove generazioni ma sempre interessante. Se però questa opzione non vi inspirasse, in ogni momento della partita è possibile cambiare da terza a prima persona o viceversa, senza che vi siano varianti sostanziali nel gameplay.

Oltre alla terza persona, una grande novità sì può trovare anche nella possibilità di giocare l’interezza della campagna in co-op fino a 5 giocatori in contemporanea. Ogni persona potrà scegliere la propria classe e scendere in battaglia al fianco dei propri compagni, collaborando allo scopo di raggiungere la fine del livello.


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