Il nostro provato di Resident Evil Requiem | Il ritorno di un colosso, più brutale e spaventoso che mai

Continuiamo il nostro coverage della gamescom 2025 con una dei titoli più attesi e acclamati da tutti i giocatori, Resident Evil Requiem.
Il nostro provato, avvenuto a porte chiuse nell’area business di Capcom, ci ha permesso di districarci in una breve demo dal tempo limitato.

Seppur sia ancora prestissimo per tirare fuori qualsiasi opinione che non sia assolutamente preliminare, abbiamo dato del nostro meglio per esaminare con cura tutti gli aspetti che trasparivano in questo breve ma intenso segmento di gioco.


Un inizio promettente

Veniamo catapultati sin dai primi secondi in una situazione estremamente snervante, la nostra protagonista Grace Ashcroft (nonché uno personaggio ad apparire in questa demo) è appesa a testa in giù per un tavolo, con diversi tubi di trasfusione del sangue a trafiggerne in profondità le carni.
Dopo esserci riusciti a liberare con non poche difficoltà, il nostro compito parrà immediatamente chiaro, dobbiamo fuggire e, tempo permettendo, capire cosa sta succedendo.
Se purtroppo la demo non dura abbastanza da poter dare una risposta a quest’ultima domanda, ci vorrà ben poco tempo per scoprire che non siamo affatto soli nei bui corridoi di questo edificio.

Un gigantesco mostro dall’aspetto orripilante si aggira fra i corridoi, mentre una serie di puzzle ambientali in pieno stile Resident Evil ci impedisce di allontanarci dalla zona evitando il pericolo.
Nonostante a conti fatti il nostro provato non si sia esteso oltre ad un corridoio e alcune stanze adiacenti, Capcom ha saputo dimostrare in pieno le potenzialità del titolo in termini di atmosfera e tensione, qualità che non sono mancate neppure nelle situazioni più frustranti.

In questo senso, lo scenario ristretto e claustrofobico è stato un teatro perfetto per farci prendere qualche serio spavento.

Il mostro

Il mostro della demo è sicuramente l’aspetto più impattante di questi privato, un pantagruelico abominio deforme che ci darà la caccia senza fare affidamento alla vista, ma solo ai suoni e all’olfatto.
Nonostante le impressioni positive, non abbiamo avuto la sensazione che fosse particolarmente intelligente, spesso dimostrandosi forzato dai trigger e da animazioni scriptate dalla grande cinematografia.

Accovacciarsi e passare sotto un ostacolo basterà a bloccare il nemico il più delle volte, e in caso di pericolo tutto ciò che dovremo fare è correre verso una stanza illuminata.

Il gameplay

Resident Evil Requiem sembra mantenere intatta una buonissima parte della struttura di gioco dei precedenti capitoli originali, con alcune fondamentali differenze.
Prima fra tutte la possibilità di switchare tramite le opzioni dalla prima alla terza persona, seppur il gioco ci tenda a consigliare esplicitamente l’adozione di una piuttosto che l’altra per il superamento di determinate sezioni.

Questa meccanica, applicabile in qualsiasi momento, cambia radicalmente il modo in cui si gioca, portando ad una migliore visibilità degli ambienti ma anche ad alcune negatività in termini si comodità ed atmosfera (aprire i cassetti e raccogliere gli oggetti diventa molto meno immediato).

Una considerazione tecnica…
provvisoria

Sfortunatamente, la demo su PlayStation 5 non ci ha stupito affatto graficamente, specialmente per quanto concerne la penuria di dettagli nelle texture sulla breve distanza.
Addirittura ci sentiremmo di dire che il titolo si avvicina molto più a Resident Evil 7 rispetto a RE8 e i più recenti remake, probabilmente a causa della development build testata ben lungi dall’essere definitiva.
Fra le varie opzioni disponibili nel menu abbiamo notato una sezione dedicata alla grafica ma non abbiamo avuto tempo né l’intuizione di dare una sbirciata ad eventuali switch fra modalità prestazioni e qualità.

Ad ogni modo, abbiamo notato che il titolo girava fluidamente a 60FPS, di certo un buon segno per chi di questi tempi teme di incappare in titoli mal ottimizzati e inutilmente pesanti.


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