Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria rinascita di uno dei generi simbolo della scena arcade degli anni ’90: i picchiaduro a scorrimento.
Con Street of Rage 4, TMNT: Shredder’s Revenge e il prossimo all’uscita Scott Pilgrim EX, i fan veterani hanno avuto pane per i loro denti. Arc System Works (Guilty Gear) ha approfittato dell’occasione per riportare in grande stile uno dei suoi capostipiti, Double Dragon.

Forti di un’ottima serie di release, con Double Dragon: Revive la casa di sviluppo giapponese promette un titolo moderno capace sia di accontentare i fan di lunga data, sia di accogliere nuovi giocatori. Alla Gamescom di quest’anno abbiamo avuto modo di provarlo con mano per offrirvi un esclusivo hands-on.
Il nostro provato
La nostra esperienza è stata introdotta da una cutscene che ci ha illustrato i tratti generali della storia. Questa, come le altre che compaiono tra un capitolo e l’altro, è molto semplice e realizzata con una serie di disegni accompagnati da animazioni essenziali. Una scelta in linea con una trama che non si propone mai troppo elaborata o profonda.
Una nota dolente riguarda però il doppiaggio, caratterizzato da voci eccessivamente stereotipate: un elemento purtroppo comune in operazioni di questo tipo, che tuttavia stona nel contesto generale dell’esperienza di gioco.

Durante la nostra prova abbiamo potuto affrontare i due stage iniziali, oltre a un tutorial generale delle meccaniche.
Il titolo mantiene intatta l’anima dei Double Dragon originali, riprendendone la struttura: livelli organizzati sempre allo stesso modo, con un numero crescente di nemici da abbattere e un boss finale a sbarrarci il passaggio.
Le mosse a disposizione non sono molte, principalmente un pugno e un calcio base, con una mossa speciale sbloccabile dopo una serie di combo. Questo potrebbe scoraggiare chi cerca varietà, ma durante la nostra prova non ci siamo annoiati e siamo riusciti a sfruttare il sistema di combo in modo da mantenere una certa freschezza negli scontri.
Oltre al corpo a corpo, è possibile utilizzare anche oggetti dello scenario per liberarsi dei nemici. Questa possibilità aiuta a variare lo stile di combattimento, soprattutto in quelle sezioni in cui l’uso di armi improvvisate diventa quasi indispensabile. Uno degli elementi che ci hanno colpito di più sono stati i boss: inaspettatamente creativi e divertenti da affrontare. Il loro design, unito a come cambiano stage e pattern di attacco, contribuisce a caratterizzare ogni boss con un tema peculiare.

L’unico vero problema riscontrato riguarda la difficoltà, a tratti confusionaria.
Chi conosce gli originali sa bene che Double Dragon è sinonimo di sfida impegnativa: tuttavia, nel primo livello la difficoltà ci è parsa eccessivamente bassa, mentre già dal secondo stage abbiamo assistito a un picco drastico, con una complessità molto più vicina allo spirito della serie. Lo spike di difficoltà tra i primi due stage ci è sembrato decisamente eccessivo, pur senza rendere il secondo livello frustrante. Ci lascia comunque pensare che la curva del gioco finale possa risultare irregolare.
Le nostre preoccupazioni risiedono anche in un altro aspetto del titolo che però non abbiamo approfondito durante la nostra prova, vale a dire la sua longevità.
Dalla mappa disponibile, infatti, ci è parso che fossero presenti solamente quattro stage legati alla modalità storia e, considerando la durata dei primi due che abbiamo affrontato, abbiamo avuto la sensazione che l’intera esperienza possa essere completata in un tempo relativamente breve. Al momento, tuttavia, non disponiamo di informazioni certe su eventuali contenuti aggiuntivi o ulteriori modalità di gioco, motivo per cui non ci resta che attendere l’uscita della versione definitiva per comprendere meglio la portata complessiva dell’opera.

Un altro punto che ha sollevato alcuni dubbi riguarda il rinnovato art style. Come altri fan della serie, non siamo rimasti pienamente convinti da questa scelta estetica, che segna un chiaro distacco dal tono più serio e realistico delle origini. Se da un lato la volontà di cercare una nuova identità visiva è comprensibile, dall’altro il risultato appare in più occasioni generico e poco ispirato, con design meno caratteristici di quanto ci si potesse attendere da un ritorno di questa portata.
In continuità con i capitoli originali, anche in questo nuovo episodio sarà presente la modalità cooperativa. Durante la prova ci è stato consentito di sperimentarla e possiamo confermare che il gameplay resta pressoché invariato rispetto alla modalità in singolo, fatta eccezione per un aumento della difficoltà generale in presenza di un secondo giocatore, scelta comprensibile e ben bilanciata. Nel corso dell’evento, inoltre, abbiamo avuto modo di dialogare direttamente con il designer del gioco, che si è mostrato entusiasta non soltanto per l’imminente arrivo di Double Dragon Revive, ma anche per la crescente rinascita del genere dei picchiaduro a scorrimento all’interno del panorama videoludico odierno.

In conclusione, possiamo ritenerci soddisfatti di questa nuova iterazione della storica serie Double Dragon, soprattutto per quanto riguarda la componente di gameplay, immediata e allo stesso tempo estremamente divertente. Pur restando alcune perplessità legate alla direzione artistica e alla reale profondità dei contenuti, confidiamo nella buona riuscita del progetto e, più in generale, nell’auspicata rinascita di una saga che ha segnato in modo indelebile il genere.
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