Ci sono videogiochi che attraggono e colpiscono per la loro creatività e, soprattutto, per quello che riescono a trasmettere al pubblico.
Questo, come vedremo, è il caso di Keeper, titolo sviluppato per Xbox Game Studios da Double Fine Production e disponibile per le console Microsoft e PC dal 17 ottobre (incluso nel Game Pass Ultimate).
Fin dai primi video di presentazione l’opera dello sviluppatore californiano ha colto subito il nostro interesse, curiosi di vedere cosa sarebbe uscito dalle menti di Lee Petty e Tim Schaffer, già creatrici di un capolavoro come Psychonauts.
Beh, ancora una volta il duo di creator ed il proprio team, sono stati in grado di portare sullo schermo con maestria di colori e dovizia di particolari, qualcosa che da troppo tempo mancava al pubblico.
Noi abbiamo avuto la possibilità di provare quello che possiamo tranquillamente definire come un piccolo ma luminoso gioiello. Se volete scoprire quanto abbiamo apprezzato Keeper, lasciatevi avvolgere dalla luce del suo faro e seguiteci nella nostra recensione completa.
TRAMA E NARRAZIONE
La storia la potremo definire come una favola senza tempo che, per quanto non aggiunga nulla a quanto già visto in altri esponenti del genere, riesce a sorprendere per l’ambiente ed i suoi personaggi molto ben caratterizzati e ricchi di fascino.
Entrando nel merito, vestiremo i panni di un eroe che, con l’aiuto di alcuni amici che incontrerà lungo il suo viaggio, dovrà liberare il pianeta da un’entità tanto misteriosa, quanto pericolosa, che ne minaccia la distruzione.

Scritta in questo modo la trama sembrerebbe molto banale e abbastanza scontata, ma lo sono decisamente meno i loro protagonisti ed il fantastico mondo che Double Fine è riuscita a portare sullo schermo.
Il protagonista principale, infatti, è un faro che prende letteralmente vita e che, trasformandosi in un antropomorfo (più precisamente un aracnide), è in grado di spostarsi all’interno dell’ambiente e con la propria luce illuminare, abbagliare e ridare vita a ciò che lo caratterizza.
A questo si aggiunge che a seguirlo nella sua missione di salvataggio sarà un uccello variopinto di nome Twig, una specie di pellicano multicolore curioso, svolazzante e che farà del nostro faro il suo nido; insomma, gli sviluppatori si sono scervellati per dare vita a qualcosa di abbastanza inusuale ma decisamente interessante.
Chiude il cerchio un mondo ricco di creature fantastiche, costituito da tanti biomi colorati, vivi, che si trasformano e di una bellezza da far strabiliare gli occhi; un’ambientazione estremamente immersiva e ricolma di fascino.
Un gioco che si racconta da sè
Uno dei punti di forza di Keeper è la sua capacità di raccontare la storia senza l’ausilio di alcun testo a schermo o dialogo; il giocatore, infatti, sarà completamente privo di nozioni sia nella fase iniziale che durante tutto il proseguo dell’avventura.
Al primo impatto siamo rimasti un po’ spaesati di fronte a questo approccio ma, con il passare del tempo, ci siamo resi conto di quanto in realtà sia bello capire e comprendere cosa fare e come farlo semplicemente osservando il mondo di gioco e l’atteggiamento dei personaggi su schermo.

Tutto questo, oltre ad immergere completamente il giocatore, fa comprendere la bravura del team di sviluppo nel far “dialogare” ambienti e creature con il protagonista principale per indirizzarlo verso ciò che deve compiere.
La sorpresa e lo stupore saranno sempre dietro l’angolo, perché il nostro eroe ed il suo fido compagno con i loro spostamenti, azioni e attraverso la luce, trasformeranno l’ambiente attorno a sé rivelando quale via percorrere per la fase successiva, fino al completamento della loro missione.
Il tutto funziona molto bene, senza mai annoiare e Keeper riesce a mantenere vivo l’interesse trasmettendo, attraverso delle immagini, anche valori quali l’amicizia, il rispetto per la natura, la collaborazione tra organismi… e non mancheranno alcuni colpi di scena che ovviamente non vi riveleremo in sede di recensione.
GAMEPLAY E MONDO DI GIOCO
L’ultima fatica di Double Fine è sostanzialmente un platform 3D con diversi elementi puzzle che devono essere necessariamente risolti per proseguire nell’avventura.
Dimenticatevi però le abilità tipiche di un Mario o Sonic, quali doppi salti, corse, capriole e palle infuocate da lanciare… no no, il nostro eroe qui è parecchio lento, un po’ impacciato, penzola a destra e a sinistra e fatica anche a saltare sulle piattaforme.
Sarà così almeno per la prima metà dell’avventura, mentre dalla seconda parte le cose cambieranno “leggermente” e assumerete anche altre forme… ma lasciamo a voi giocatori il gusto di scoprirlo.

L’evento iniziale, che ha trasformato il nostro alter ego da faro a ragno, gli ha lasciato “alle spalle” parecchi limiti nei movimenti ma anche e soprattutto una bella luce proiettante che sarà anche il suo principale strumento di azione.
Questa sarà fondamentale per interagire con l’ambiente attorno a sé e gli permetterà di ridare vita a piante, illuminare percorsi altrimenti inaccessibili, risvegliare esseri dormienti e guidarli verso il punto di interesse per ricevere collaborazione.
Il faro illuminato è in grado di accendere, rischiarare, abbagliare e tutto questo smuove un ecosistema che senza di esso non potrebbe vivere, trasformarsi e soprattutto aprire a nuove vie, nuove possibilità.
Per fare questo però il protagonista ha bisogno di un aiuto, perché ci sono anche delle leve da azionare, dei meccanismi che vanno attivati, oggetti che vanno presi e spostati e che portano alla risoluzione di puzzle e “indovinelli” ambientali.

Ed è qui che entra in scena Twig, il variopinto uccello che legherà subito con il faro; tra i due protagonisti nascerà una collaborazione… che si trasformerà, nel tempo, in una profonda amicizia per la sopravvivenza non solo di entrambi ma anche del resto del pianeta.
L’uccello, attraverso un comando, può essere invitato a posizionarsi su una manovella per muoverla in una determinata direzione, con il becco recuperare una determinata reliquia o ancora richiamare altri personaggi a collaborare per la risoluzione dell’enigma.
Tutto questo porterà ad un’interazione con l’ambiente necessaria e fondamentale, e lascerà il giocatore sorpreso nel vedere come il mondo di gioco e coloro che ne appartengono, vengono influenzati dalla luce del nostro eroe o dall’intervento del prodigioso pennuto.
Un mondo diversificato ed interattivo
Il pianeta su cui è ambientato Keeper è quanto di più vivo e caratteristico e non esageriamo definendolo uno dei più belli che siano mai apparsi in un videogioco.
In ogni capitolo dell’avventura che dovremo affrontare, il faro e Twig si ritroveranno a muoversi ed interagire in territori e mappe sempre differenti tra di loro ed ognuna con un proprio ecosistema e bioma.
Foreste, scogliere, grotte, spiagge, montagne… solo per citare alcune location, e tutte caratterizzate da una natura, flora e fauna che si differenzia parecchio da quello che si è abituati a vedere nel nostro pianeta.
Double Fine ha dato fondo a tutta la propria creatività e fantasia per portare sullo schermo esemplari e forme di vita affascinanti e che se “accesi o sollecitati” si attivano per collaborare con i nostri protagonisti per la risoluzione dei puzzle.

Un mondo quindi vivo, dinamico ed interattivo che compensa le “limitazioni” del faro, e sa che ha bisogno del suo aiuto e dell’uccello per poter essere liberato dall’entità maligna che rischia di distruggerlo per sempre.
Non ci troviamo di fronte ad un open world, ma ogni capitolo è ambientato su porzioni di mappa abbastanza ristrette, e questo in parte è anche giustificato dal fatto che in un mondo troppo ampio e senza aiuti e dialoghi su schermo, sarebbe difficile comprendere dove muoversi.
CONTENUTI E LONGEVITA’
Dal punto di vista contenutistico possiamo affermare che il team di sviluppo ha puntato più sulla qualità che sulla quantità.
Keeper, infatti, come modalità di gioco, offre soltanto l’avventura principale che per essere portata a termine richiede circa sette/otto ore.
Lungo il proprio viaggio il nostro protagonista potrà inoltre raccogliere tredici collezionabili che, a conti fatti, sono l’unica variazione sul tema.
Non sarà possibile impostare un livello di difficoltà iniziale e possiamo affermare che il grado di sfida non è in realtà mai troppo elevato soprattutto per quello che riguarda le fasi platform, che richiedono maggior precisione ed impegno solo nella parte finale dell’avventura.

Relativamente ai puzzle, il gioco premia il giocatore che rivolge una discreta attenzione ai particolari dell’ambiente e a coloro che sono più attenti ai dettagli; comunque non si ha mai l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di insuperabile.
Double Fine ha creato un’avventura breve ma decisamente intensa che, seppur risulti essere non eccessivamente longeva, sa colpire il giocatore per la sua estrema immersività.
Un’opera che, in particolare nella fase finale, tende ad accelerare e ad essere più movimentata, ma che resta distante dai giochi frenetici e ricchi di azione a cui siamo abituati da troppo tempo; Keeper è soprattutto un platform/puzzle game contemplativo, mai banale o noioso ma che attira a sé il giocatore incuriosendolo e, a tratti, lasciandolo stupefatto.
Segnaliamo anche che il titolo, oltre ad essere gratuito per i possessori di Game Pass Ultimate, ha un prezzo abbastanza concorrenziale di soli 29 euro.
COMPARTO TECNICO
Chiudiamo questa recensione analizzando uno degli aspetti più sorprendenti del gioco ossia il comparto grafico; la qualità artistica che viene espressa infatti raggiunge livelli decisamente elevati.
Non esageriamo ad ammettere che, pur trattandosi di un platform 3D canonico, il giocatore si troverà in realtà a muoversi all’interno di una vera e propria opera d’arte dal tratto stilistico unico.
Double Fine ha saputo creare… o meglio dipingere su schermo, un mondo di gioco dai tratti fiabeschi e caratterizzato da ambienti diversificati e personaggi variegati.
I colori accesi e l’utilizzo di tonalità pastello rendono le mappe uniche e sono in grado di restituire panorami e scorci che ci hanno lasciato letteralmente a bocca aperta.

Gli sviluppatori, tramite il motore grafico Unreal Engine 5, hanno dato vita ad un creato a tratti sorprendente, che brulica di vita e che interagisce con il protagonista attraverso l’utilizzo della luce che, a livello visivo ed estetico, è stata molto ben implementata.
Buoni anche gli effetti particellari e la rappresentazione dinamica del vento, della pioggia e altri eventi climatici.
Anche per quello che concerne il comparto audio abbiamo apprezzato le musiche di accompagnamento che aiutano ad immergere ancora di più l’utente nell’avventura, e le varie espressioni e “versi” che caratterizzano le creature che cercano di dialogare con il faro e Twig.
Abbiamo testato Keeper sia su PC di fascia medio/alta (i7 13a Gen, 32GB RAM, RTX4080) che su handheld (Ryzen 8840, 16GB RAM, Radeon 780M), e in entrambi i casi abbiamo raggiunto i 60FPS rispettivamente in 4K e FullHD; inoltre il gioco risulta privo di bug, glitch e molto ben ottimizzato.
Ringraziamo Xbox per averci per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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