House of the Dragon Stagione 3 Recensione | Quando non si impara dagli errori già commessi

images 3
Data di uscita
Giugno 22, 2026
Disponibile su

La terza stagione di House of the Dragon è giunta alla sua conclusione, un traguardo forse impensabile all’inizio, quando la fiducia dei fan dell’universo di George R.R. Martin era giusto un po’ calata a seguito del finale della serie madre.
Tuttavia, tre stagioni non significano che tutto sia filato liscio e che non ci siano stati problemi, tra una produzione indecisa e scelte narrative non sempre felici.

Questo spin-off, infatti, non è stato esente da critiche, soprattutto da parte di chi conosceva il materiale originale, più che da chi seguiva gli eventi completamente ignaro del libro, e di volta in volta i più scettici hanno sempre sperato che, di stagione in stagione, la serie potesse “correggere il tiro”, ascoltando le critiche dei suoi spettatori.
Dunque, House of the Dragon è riuscita in questo intento o continua a essere un prodotto incerto e inferiore alla serie madre, incapace di risaltare in una marea di serie mediocri?


TRAMA E PERSONAGGI

Come già accennato nella nostra recensione di metà stagione, la terza stagione inizia con la Battaglia del Gullet e, soprattutto, con Rhaenyra (Emma D’Arcy) che reclama Approdo del Re e si proclama regina, nonostante i suoi rivali siano ancora vivi, per quanto dispersi.
A contrastarla, invece, troviamo Ormund Hightower (James Norton), cugino della regina Alicent, che occupa la cittadina di Tumbleton, tenendo in ostaggio i suoi abitanti, mentre cerca di sfruttare il nipote Daeron (Benjamin Evan Ainsworth), per ottenere potere.

Sembra strano, ma la trama è pressoché finita: pochi sarebbero gli eventi da aggiungere, alcuni dei quali abbastanza prevedibili, come la battaglia per la riconquista della cittadina; infatti, nonostante un inizio promettente, la serie si incaglia di nuovo, bloccandosi sulle stesse dinamiche dalla quarta alla settima puntata (se non addirittura all’ottava in alcuni casi).
Da un lato abbiamo Rhaenyra, sempre incerta (e incapace) nelle sue azioni, che vaga per il palazzo confusa tanto quanto noi; dall’altro abbiamo i fratelli Aegon (Tom Glynn-Carney) e Aemond (Ewan Mitchell) persi nelle loro personali side-quest, abbastanza irrilevanti (qualcuno ci liberi da Harrehnal, per favore).

house of the dragon

Persino Ormud, personaggio promettente per come era stato presentato, diventa l’ombra di sé stesso, tra scatti d’ira smodati e sorrisetti furbeschi che poco aiutano a far avanzare la trama. Gli altri personaggi sono puri comprimari, con parti sporadiche e talvolta inutili, inseriti giusto per ricordarci della loro esistenza perché, forse, in futuro avranno un ruolo importante.

E, oltre a ciò, la sceneggiatura pecca di non poche forzature, piani incongruenti (se non addirittura stupidi), escogitati per aggiungere carne al fuoco di un fiammifero, oltre che di sottotrame inventate e infilate nella narrazione per puro minutaggio. Si sapeva sin dall’inizio che il materiale originario fosse di difficile adattamento, poiché molti dettagli delle vicende sono omessi, data la struttura del libro, ma di certo si sarebbero potute trovare delle soluzioni più interessanti o furbesche, piuttosto che lasciarci agonizzare di nuovo per un’intera stagione.


REGIA, RECITAZIONE E ALTRI ASPETTI TECNICI

Non vi è molto da aggiungere su questo punto che non ripeta quanto detto sulla trama: la regia, nonostante abbia dato buone dimostrazioni nella prima parte della stagione, torna a rifugiarsi in una zona di comfort che la rende, a tratti, piatta, forse ripetitiva e priva di guizzi particolarmente interessanti.
Gli attori stessi si perdono nella ripetitività della trama, talvolta quasi stanchi di dover ripetere le medesime battute, assumere le stesse espressioni e rivivere, ancora e ancora, scene già viste. 

Ciò che, invece, non è calato è la qualità stessa della produzione, tra costumi, scenografie ed effetti speciali: è ovvio che i set vengano riutilizzati, ma sono sempre piacevoli da vedere, credibili e realizzati con cura.
Stessa cura che continua nella resa della CGI, soprattutto nei draghi, quasi sempre convincenti nei loro movimenti e nelle loro espressioni, tanto da fare invidia ad alcune produzioni cinematografiche.

house of the dragon season 3 episode 5 criston theo whiteman

Anche la colonna sonora si conferma di buon livello e riesce a riempire tutti i momenti di stallo che siamo costretti a subire, rendendo più piacevole la visione di un prodotto che sembra non sapere quale direzione prendere e si lascia trascinare dalle maree, un po’ come Corlys Velaryon.
Un peccato, verrebbe da dire, in quanto la prima parte della stagione prometteva bene, sembrava essere più decisa e ambiziosa rispetto alla seconda stagione.

Invece, ogni speranza si è dissipata, dimostrandoci ancora una volta come la produzione di House of the Dragon non sappia maneggiare appieno il materiale che le è stato affidato e finisca per perdersi in dettagli irrilevanti, incapaci di arricchire una storia che, per sua stessa natura, è frammentaria e faziosa.
Forse la quarta (e a quanto pare ultima) stagione potrà risollevare un po’ le sorti della serie, ma finora le premesse non sono delle migliori, tanto che ormai le nostre speranze sembrano dover essere riposte soprattutto in A Knight of the Seven Kingdoms.


Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.

House of the Dragon Season 3 poster by Darryl Adelaar
House of the Dragon Stagione 3
In conclusione
La terza stagione di House of the Dragon non convince, ripete gli stessi errori della seconda e non riesce a consegnare una trama interessante e avvincente. Gli stessi attori perdono man mano carisma, bloccati sempre nelle stesse parti da una sceneggiatura che teme quasi di farli evolvere. Scenografia, costumi ed effetti speciali restano il fiore all’occhiello della produzione ma, purtroppo, come ci insegnano altre serie, non sono sufficienti per una buona storia raccontata a schermo.
Pregi
Buon comparto tecnico
Buone prime tre puntate
Difetti
Trama stagnante e ripetitiva
Recitazione altalenante
Regia troppo nella media dato il materiale
6
Voto