Dopo due anni torna House of the Dragon, la prima serie spin-off di Game of Thrones, che ci riporta nel continente di Westeros per la seconda volta dopo A Knight of the Seven Kingdoms.
Anno ghiotto, questo, per i fan del mondo creato da George R.R. Martin e carico di aspettative, visto anche il successo della più recente serie parallela.

Tuttavia, House of the Dragon parte da un’asticella più bassa, data dalla lieve delusione della stagione precedente, a detta di molti troppo stagnante, soprattutto in certe storyline.
Quindi, questa terza stagione riuscirà a ridare vigore allo spin-off che ha riacceso le speranze dei fan, oppure rimarrà ancora sottotono, nonostante le premesse iniziali?
Vediamo come se la sta cavando.
LA TRAMA, FINORA
La serie riprende dal preciso istante in cui si è conclusa la seconda stagione, ovvero dalla promessa di Alicent (Olivia Cooke) di aprire le porte di Appordo del Re a Rhaenyra (Emma D’Arcy) qualora lei avesse attaccato la città.
Anzi, si potrebbe dire che l’inizio della nuova stagione conclude la precedente, perché non è un mistero che, originariamente, la seconda dovesse avere dieci e non otto puntate.
Infatti, sia la battaglia del Gullet che la presa di Approdo del Re sarebbero state ottime a chiusura di una storyline che anticipava un’imminente battaglia, invece di lasciarci con un nulla di fatto, ancora trepidanti e in attesa come alla fine della prima stagione.
Però, per spezzare una lancia a favore degli sceneggiatori, c’è da dire che questi due episodi funzionano bene anche come incipit iniziale: siamo proiettati subito nel vivo dell’azione, diretti verso il cuore tematico pulsante di questa terza stagione.

Cuore tematico che, con gran sorpresa, non riguarda un susseguirsi di battaglie per contendersi il trono, ma la capacità di Rhaenyra di mantenerlo, circondata all’esterno da nemici ancora pronti a mordere e all’interno da non poche difficoltà lasciate dal regime precedente.
Si può dire che, dopo l’accelerata iniziale, il terzo e il quarto episodio hanno rallentato il ritmo, concentrandosi più sui dialoghi e sull’introspezione di alcuni personaggi, oltre che sul ritorno delle pure e crude trame politiche.
Tuttavia, ritornano pure l’attesa e la suspense per futuri scontri; aleggiano nei cieli di Westeros con promesse che si spera vengano mantenute nella seconda parte della stagione evitando quel pantano che ci ha già delusi in precedenza.
Perché finora la trama convince, ci tiene con il fiato sospeso e ci lascia desiderare la puntata successiva, soprattutto se non si è letto il romanzo originale.
REGIA, PROVE ATTORIALI E ALTRI ASPETTI TECNICI
Diciamo subito l’ovvio: scenografie, costumi e anche CGI sono di alto livello per una serie televisiva, contando che finalmente i draghi sono scesi in campo e sono meglio curati di certi altri effetti speciali di blockbuster odierni.
L’ambiente convince, siamo davvero immersi in un mondo fantastico lontano dal nostro, per quanto molto vicino sotto certi aspetti morali, ed è un piacere vederlo, soprattutto ora che hanno finalmente deciso di alzare le tapparelle e lasciare entrare la luce.
Persino la regia si è concessa degli estri, in particolar modo nella terza puntata, incentrata interamente sulle nuove aspettative che schiacciano Rhaenyra.
Il suo stress, la sua instabilità emotiva e l’effettivo peso della corona sono stati trasmessi con inquadrature meno convenzionali, più ruvide e taglienti, oltre che con costanti riprese del suo incessante moto all’interno del castello, travolta da fin troppe richieste.

Anche la prova recitativa di Emma D’Arcy ha contribuito a rendere la sua “agitazione”, oltre che il suo dolore, dando nuovamente lustro e interesse a un personaggio che, a causa della sceneggiatura, era rimasto fin troppo statico e anonimo in confronto ai suoi rivali.
Matt Smith, Olivia Cooke, Tom Glynn-Carney e tutti gli altri che hanno dimostrato di essere convincenti mantengono buone prove attoriali, mentre chi scricchiolava prima non si è ancora ripreso, lasciandoci con performance non proprio appaganti.
L’unico che si sta pian piano riprendendo è Fabien Frankel, aiutato da un buon arco narrativo e da dialoghi che si possono chiamare tali, siccome precedentemente, soprattutto nella prima stagione, era più che una macchietta che un vero personaggio.
Tra i nuovi volti, invece, James Norton ci regala una performance solida, accentrando così l’interesse su un personaggio appena introdotto, ma che potrebbe regalarci sorprese e spunti di trama interessanti.
IN PROSPETTIVA FUTURA
House of the Dragon è ripartita e l’ha fatto bene, per quanto non fosse difficile dopo una seconda stagione trascinata con il freno a mano.
Ci si potrebbe chiedere perché mai allungarla tanto, invece di tagliare determinate parti abbastanza inutili e introdurre prima eventi ben più importanti.
Questo perché il materiale originale è complesso e articolato in molte fasi e pare improbabile che possano essere tutte contenute nelle quattro stagioni promesse.
Forse la narrazione si interromperà prima, dando ai fruitori della serie solo parte del finale, oppure riusciranno a raggiungere il traguardo, tagliando e sminuzzando.

Una cosa, però, è certa: la partenza è buona e si spera che la corsa continui senza intoppi, che House of the Dragon porti avanti bene la nomea del mondo di Westeros dopo una seconda stagione non troppo convincente.
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