
Il genere mecha — anime e manga con giganteschi robot, per chi non mastica certi termini — sta trovando una seconda vita negli ultimi anni anche al di fuori del suolo nipponico, grazie allo sdoganamento dell’animazione giapponese che ne ha fatto crescere la popolarità in tutto il mondo.
Geppy-X, però, è un tributo spassionato agli anni Settanta, quando queste storie difficilmente vedevano la luce fuori dall’isola asiatica e avevano tematiche parecchio diverse; per questo dobbiamo necessariamente fare una breve introduzione sulla nascita del genere.
Nel 1956 il disegnatore Mitsuteru Yokoyama, ispirato anche dal leggendario Astro Boy di Tezuka, diede vita al capostipite di questo genere, ovvero Tetsujin 28-gō, la cui seconda serie animata fu distribuita in Italia con il titolo Super Robot 28.
Il manga è episodico e ha trame brevi, dove il protagonista risolve diverse disavventure controllando un enorme robot lasciatogli dal padre defunto: una formula narrativa semplice, ma le cui influenze si avvertono ancora oggi.

Infatti, sulla scia di Tetsujin 28-gō, arrivarono anime come Mazinga Z, Daitarn 3 e Getter Robo: opere diverse grazie alle visioni parecchio autoriali che avevano alle spalle, ma legate da forti punti di incontro.
I protagonisti hanno una forte personalità, i robottoni sono sgargianti e dalle fattezze quasi umanoidi e le mosse finali vengono sempre urlate a squarciagola nel modo più melodrammatico possibile per enfatizzare scene d’azione a cardiopalma.
Con il tempo, però, il genere cominciò ad affidarsi troppo agli stessi trope narrativi e così, nel 1979, la prima serie di Gundam fece la sua comparsa cambiando le carte in tavola e provocando un vero e proprio scisma nei manga e anime mecha.
Improvvisamente non si poteva più raggruppare tutto sotto lo stesso ombrello: Gundam dimostrò che i robottoni potevano essere realistiche e orrende macchine da guerra, permettendo la nascita di termini come “Super Robot”, che abbracciava le serie con i mecha più speranzose ed esagerate, e “Real Robot”, ovvero anime con forti messaggi anti-guerra e in cui veniva esplorata la psiche dei piloti.

Proiettando questo discorso sul mondo dei videogiochi, i Real Robot hanno sicuramente influenzato serie di spicco come Armored Core, mentre i Super Robot sono sempre rimasti parecchio di nicchia se non addirittura ignorati nel mercato occidentale.
Nel 1999 però Aroma lanciò 70’s Robot Anime Geppy-X, una vera e propria parodia degli anime dei Super Robot, con una dedizione tale che molti giocatori ai tempi pensarono si trattasse davvero di un videogame tie-in di un anime in realtà inesistente.
Ovviamente questo piccolo esperimento non uscì mai dal Giappone… fino ad oggi.
Tra le mani infatti troviamo la remaster di questo interessante titolo, ma viene naturale chiederci: si tratta solo di un videogioco con una vuota gimmick o è un titolo che vale la pena recuperare dai meandri del passato?
Scopriamolo assieme nella recensione di oggi.
Incipit narrativo
L’armata di alieni capitanata dal signore oscuro Devin ha invaso la Terra incontrando ben poca resistenza; nel mezzo della distruzione, tuttavia, una nazione si erge a paladina della difesa grazie al Geppy-X.
Il Giappone si è infatti preparato proprio a un’evenienza come questa e, in un laboratorio segreto, lo scienziato pazzo Kureishi ha sviluppato il robottone in grado di salvare il mondo, scegliendo come ultimo baluardo dell’umanità i tre piloti Keiichi, Hitoshi e Riki.
La trama di Geppy-X è ovviamente episodica, e di volta in volta ci troveremo a sventare i piani di Devin o dei suoi due generali Hisser e Jang, rispettivamente una procace aliena malvagia e un affascinante uomo mascherato dai capelli biondi.
L’intreccio narrativo non è complicato, anzi: le trame sono tutte autoconclusive tranne che per gli ultimi due episodi, sebbene sia innegabile che Geppy-X presti maggior attenzione alla propria metanarrativa di serie anni Settanta rispetto a una “narrativa” nel senso stretto del termine.

Il gioco è infatti diviso in missioni (o episodi), tutte accompagnate da un’energica sigla, filmati animati a mano che presentano gli antefatti dell’episodio in questione e un iconico Eye Catcher a metà sessione: un fermo immagine tipico degli anime prima di uno stacco; esso è seguito da un simpatico spot pubblicitario prima di riprendere la trama e raggiungere la triste ending che accompagna i titoli di coda.
Il gioco prova a simulare l’esperienza di seguire un anime interattivo degli anni Settanta con una cura quasi maniacale, grazie a pubblicità divertenti che variano dalla classica marchetta ai giocattoli della serie a veri e propri annunci antiterremoto.
Tornando alla narrativa centrale, nonostante sia palesemente ispirata in particolare a Getter Robo, vi troviamo una forte personalità parodistica prendendo costantemente in giro alcuni degli stereotipi più blasonati dagli anime mecha.
Ci vengono presentati Keiichi, il protagonista testa calda, Hitoshi, il ragazzo freddo e affascinante, e Riki, la spalla sempre dimenticata, ma dal cuore d’oro.

Il tutto viene presentato da una moltitudine di filmati: un numero davvero impressionante se consideriamo che il gioco è uno sparatutto a scorrimento, tanto che nel 1999 Geppy-X uscì su ben quattro dischi.
Altra nota di merito va al finale della prima stagione in cui c’è una scelta narrativa da compiere che cambia in parte tutta la seconda stagione, e ci costringe a sostituire uno dei piloti principali del Geppy con una riserva.
Nonostante sulla carta si parli di cambiamenti, in realtà non è niente di sostanziale: le scene animate rimarranno quasi invariate tranne per i personaggi presenti a schermo, e la vera differenza la si percepisce ovviamente nelle fasi finali delle ultime due missioni.
Tirando le somme sulla narrativa di Geppy-X, se dobbiamo guardare solo alla storia presente in gioco allora è sicuramente troppo lineare nonostante i simpatici intermezzi comici, rendendo Geppy-X un gioco difficile da giudicare in base ai soliti canoni narrativi.

Se consideriamo invece il gioco come esperimento metanarrativo, abbiamo davanti uno degli esempi più dedicati a questo espediente narrativo, con una cura da lodare ma che potrebbe stufare un pubblico non avvezzo a questo genere di anime.
Un videogioco però non è solo qualcosa da guardare e l’esperienza pad alla mano è importante tanto quanto la storia, quindi scopriamo assieme come si pilota il Geppy-X.
Gameplay
Geppy-X è un classico sparatutto a scorrimento orizzontale 2D, dove affrontiamo diversi livelli in cui l’obiettivo però è sempre lo stesso: far fuori l’alieno di turno dopo essere sopravvissuti a orde di nemici.
Per decimare le truppe di Devin abbiamo a disposizione tre configurazioni diverse per il Geppy, ciascuna legata a un pilota differente e suddivisa in una variante bilanciata, una veloce e una invece incentrata sulla potenza.
Ogni forma ha accesso a un fuoco primario, uno secondario e alle loro versioni potenziate, solitamente raggi laser o fulmini che inseguono il nemico, differenziando il gameplay abbastanza da giustificare il cambio di assetto da una all’altra durante le missioni.
Anche se diverse, tutte e tre hanno in comune un attacco speciale che diventa disponibile solo quando le riserve di energia raggiungeranno il massimo; una volta riempita la barra a schermo infliggendo o subendo danni, siamo in grado di sferrare un devastante attacco finale che ci rende invincibili e distrugge tutti i nemici a schermo.

Quando ci capita di cadere sotto i colpi dei malvagi alieni perdiamo una delle tre vite disponibili, ma il Geppy torna all’attacco con tutti gli HP ripristinati; se le finiamo allora sarebbe Game Over, e veniamo costretti a caricare l’ultimo salvataggio.
Questa remaster aggiunge comunque diverse funzioni che rendono l’esperienza meno ostica: troviamo infatti una selezione della difficoltà che cambia solo il numero delle vite disponibili, oltre a opzioni di salvataggio rapido e rewind.
In realtà queste funzioni aggiungono davvero poco all’esperienza al contrario di altri titoli del genere, poiché Geppy-X non è un titolo eccessivamente difficile ed è possibile finire l’avventura senza troppi problemi anche se non si sono mai toccati titoli simili.
Ciò che la remaster aggiunge e che ci interessa davvero sono gli adattamenti in diverse lingue, i filmati trasportati in HD e il manuale di gioco riportato nel menù apposito, permettendoci con queste piccole aggiunte di godere di Geppy-X come se fosse un titolo uscito solo ieri.

Oltre alla partita principale, sono presenti anche delle modalità extra in cui possiamo controllare alcuni dei robot comprimari guidati dai carismatici NPC che incontriamo nel corso della serie. Parliamo di un buon modo per aumentare la longevità sebbene si tratti di stage riutilizzati, arricchiti però da alcuni filmati inediti che non aggiungono quasi nulla alle vicende dei protagonisti di Geppy-X.
Comparto artistico e tecnico
A livello artistico Geppy-X è un vero gioiellino: anche se graficamente fondali e sprite di gioco non sono niente di impressionante, i character e i mecha design riescono a rievocare perfettamente le atmosfere di un anime degli anni Settanta.
I colori sono sgargianti, i personaggi esagerati e i filmati disegnati a mano ricchi di dettagli danno all’opera un’estetica convincente e omogenea, ricreando perfettamente la sensazione di un cartone animato ad appuntamento settimanale.
Aroma ha dimostrato una chiara visione nel creare Geppy-X e non ha badato a spese, come possiamo notare dai nomi importanti che hanno prestato la voce ad alcuni dei protagonisti. Troviamo infatti Akira Kamiya che doppia Keiichi (iconica voce anche di Ryoma Nagare in Getter Robo) e Shuichi Ikeda nei panni di Jang (voce giapponese dell’affascinante Char Aznable di Gundam).
Tutti nomi di spessore legati a doppio filo con l’universo dei robottoni, affiancati da musiche che, nonostante il loro scarso numero, ricreano una sensazione difficilmente ritrovabile in altri titoli.

A livello tecnico non abbiamo nulla da eccepire: il gioco gira tranquillamente e non presenta cali di frame, complice anche la sua estrema leggerezza.
Purtroppo, però, dobbiamo affrontare l’elefante nella stanza: guardando il prezzo con cui è stata rilasciata questa remaster, non possiamo fare a meno di trovare le aggiunte un po’ carenti; il pacchetto offre meno rispetto a pacchetti di giochi simili rilasciati nell’ultimo periodo, considerando che in fondo stiamo parlando di un gioco di ventisette anni fa.
Ringraziamo PR Hound per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni!

