È una sensazione particolarissima quella di sentirsi calati nell’azione tramite il filtro di una videocamera tattica, ed il medium dei videogiochi ne ha riconosciuto l’appeal solo di recente. Bodycam rappresenta uno di quei progetti che, pur attratti dalle ultime mode, promettono qualcosa di radicalmente diverso rispetto alle convenzioni consolidate dell’industria videoludica tradizionale.
Due fratelli francesi, Luca e Léo Dassier, ancora ventenni, si sono posti una sfida semplicissima quanto azzardata: cosa accadrebbe se costruissimo un shooter tattico multiplayer catturato esclusivamente dal punto di vista di una videocamera? Cosa ne conseguirebbe in termini di realismo, immersione e, soprattutto, di esperienza sensoriale per il giocatore?

Distante ormai dall’euforia esplosiva del lancio, Bodycam si trova oggi in una posizione abbastanza precaria. Consultando i dati pubblici disponibili su SteamDB, è evidente come il gioco abbia registrato un calo drammatico: dai picchi di 16.000 giocatori simultanei nel giugno 2024, è precipitato a una media di circa 260-300 giocatori attivi nei mesi recenti. Tuttavia, è giusto riconoscere come il team di Reissad Studio, che nel frattempo si è espanso fino a superare i 100 sviluppatori, ha finalmente preso una posizione concreta pubblicando il suo primo major update in quasi 18 mesi di silenzio pressocchè assoluto.
Ci riferiamo, ovviamente, alla versione 0.2 del gioco, lanciata a fine novembre 2025 con l’intento di rivitalizzare il progetto e proiettarlo al futuro.
I miglioramenti della 0.2
Questo aggiornamento porta con sé numerosi contenuti e miglioramenti che meritano di rientrare nella nostra analisi. Innanzitutto, dal punto di vista tecnico, gli sviluppatori hanno compiuto il significativo passo di migrare il motore grafico dalla versione 5.4 a Unreal Engine 5.5, una decisione che ha permesso loro di implementare tecnologie di illuminazione dinamica avanzate come Lumen e Virtual Shadow Maps. In parallelo, il team ha effettuato una revisione capillare delle mappe esistenti, riducendo sensibilmente il consumo di GPU e CPU attraverso l’ottimizzazione di illuminazione, shader, complessità delle ombre e fusione di mesh.
Tale operazione risulta particolarmente significativa alla luce delle critiche strutturali che il gioco aveva ricevuto durante i primi mesi di vita, quando le problematiche di performance costituivano un ostacolo quasi insormontabile per una larga fetta della base di utenti.

La prospettiva di un ulteriore upgrade all’engine risulta particolarmente allettante, specialmente se consideriamo il boost significativo al framerate raggiunto dalle ultimissime iterazioni dello strumento di casa Epic Games.
Il gameplay
Analizzando il comparto ludico vero e proprio, occorre prendersi un momento per comprendere cosa esattamente distingua Bodycam dai competitor tradizionali del genere tactical FPS.
A differenza dei suoi rivali competitivi, Bodycam adotta una prospettiva in prima persona che simula, nei dettagli più minuziosi, il campo visivo ristretto di una reale videocamera montata sul petto dell’agente. Ciò comporta conseguenze significative per il gameplay: gli angoli di visione sono ridotti, il movimento della fotocamera rispecchia più da vicino i movimenti del corpo del giocatore, e l’atmosfera risulta innegabilmente più immersiva. Nel momento in cui ci si nasconde in una posizione e si attende il passaggio del nemico, lo spaesamento indotto da tale prospettiva è realmente disarmante.

Tuttavia, come spesso accade con progetti fortemente orientati all’innovazione estetica, quando quest’ultima si trasforma nel fulcro principale attorno cui ruota tutta l’esperienza, il rischio di relegare gli altri elementi a un ruolo secondario diventa concreto. Il sistema di gioco su cui poggia Bodycam è, in sostanza, un shooter tattico piuttosto convenzionale, articolato attorno a tre modalità principali: Deathmatch (fino a dieci giocatori in free-for-all), Team Deathmatch (5 contro 5 strutturato a round), e Body Bomb, una modalità ispirata al formula “ricerca e distruggi” di Counter-Strike.
Le mappe, per quanto tecnicamente impressionanti dal punto di vista della fotogrammetria e della simulazione di ambienti reali, presentano tuttavia una struttura ludica che non sempre regge il confronto con quella che si riscontra nei titoli più maturi del genere. Non a caso, una buona parte delle opzioni attualmente disponibile sembrano essere state implementate utilizzando asset acquisiti dal marketplace di Unreal Engine, successivamente modificati per permettere ai giocatori di attraversarli, ma non costruiti specificamente come livelli di gioco tattico (come nel caso della mappa ambientata a Roma).
Una delle scelte ludiche più caratterizzanti di Bodycam risiede nel sistema dei droni. Nel momento in cui un giocatore viene eliminato, assume il controllo di un drone equipaggiato di una torcia frontale. Teoricamente, il concetto risulta affascinante: il giocatore morto può continuare a partecipare alla partita fornendo informazioni tattiche al proprio team tramite il riconoscimento visivo e le chiamate radio. Tuttavia, nella pratica, la distinzione visiva tra un drone amico e uno nemico risulta praticamente nulla, dato che ambedue dispongono di identici fascetti di luce bianca.
Con l’aggiornamento 0.2, il team ha reintrodotto il crossbow come nuovo strumento di gioco, una scelta che mira a fornire ai giocatori un’opzione di eliminazione silenziosa e tattica. Inoltre, la sezione Zombie Mode è stata sottoposta a una revisione significativa, con l’introduzione di una nuova mappa denominata Village, nuovi tipi di nemici, e un sistema di spawn rivisitato che dovrebbe offrire un’esperienza più sfidante e varia. Tuttavia, rimane il fatto che il core gameplay multiplayer mantiene una struttura relativamente semplice, forse eccessivamente per coloro che ricercano la complessità e la profondità strategica che altri titoli del genere sono in grado di offrire.
Comparto tecnico
Dal punto di vista puramente tecnico, Bodycam rappresenta un’impresa genuinamente ammirevole. Le scansioni fotogrammetriche delle località reali dimostrano un impegno verso l’autenticità visiva che raramente si riscontra nei progetti indie. Quando ci si ritrova a esplorare le poche mappe disponibili, la consistenza visiva e la coerenza dei dettagli generano con efficacia quella sensazione di “realismo” che il marketing del gioco ha sempre enfatizzato.
Le texture sono piuttosto dettagliate, i filtri di buona qualità e l’illuminazione in lumen rimane uno standard apprezzabile.

Tuttavia, sotto questo stato di filtri ottici e soluzioni di illuminazione ben architettati, persistono una serie di problematiche che sminuiscono l’impatto complessivo. In primo luogo, le mappe, per quanto visivamente interessanti, non sempre traducono tale bellezza formale in spazi di gioco intuitivi e ben disegnati. Il level design tattico richiede non soltanto la replicazione accurata della realtà, bensì una modellazione consapevole delle linee di tiro, di punti di copertura naturali e di flussi di gioco che incoraggino strategie interessanti.
Sfortunatamente Bodycam difficilmente diventerà l’FPS competitivo che vorrebbe dimostrarsi, ma concentrarsi sull’immersione e sul puro realismo tecnico sembra la strada giusta per realizzare un prodotto altrettanto unico e ed apprezzabile.
Ringraziamo Keymailer per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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