Final Fantasy Resonance e il peso della nostalgia. La strada giusta per Square Enix?

C’è un momento preciso in cui l’industria del videogioco ha deciso che il progresso si misurasse solo in poligoni. Per Square Enix, quel momento ha coinciso con la gloriosa ma dirompente transizione al 3D, un bivio storico che ha ridefinito la saga di Final Fantasy, proiettandola nell’era del fotorealismo e della cinematicità esasperata.

Eppure, guardandoci indietro, non possiamo fare a meno di provare una sottile e costante nostalgia per quell’epoca in cui l’immaginazione riempiva i vuoti tra un pixel e l’altro. Ecco perché l’annuncio di Final Fantasy Resonance, il prossimo capitolo ufficiale che sancisce un clamoroso ritorno all’HD-2D, suona come una scommessa tanto audace quanto necessaria.


Il feeling smarrito nella transizione poligonale

Il passaggio dalle sprites bidimensionali ai mondi tridimensionali (da Final Fantasy VII in poi) ha indubbiamente regalato alla saga una spettacolarità degna di nota. Tuttavia, nel corso di questa metamorfosi grafica, qualcosa di fondamentale è andato perduto. I vecchi capitoli in due dimensioni, pur nei loro limiti tecnici, possedevano un’espressività astratta, e ogni singolo frame richiedeva ai giocatori un ruolo attivo: eravamo noi a dover immaginare il tono di voce, la vastità dei panorami e l’impatto di ogni animazione.

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Con l’avvento dei motori grafici moderni e delle produzioni iper-realistiche degli ultimi anni, quel feeling intimo e fiabesco si è progressivamente appiattito. Nei capitoli 3D più recenti, la necessità di guidare il giocatore attraverso binari visivi rigidissimi o mondi aperti fin troppo dispersivi ha spesso sacrificato il ritmo narrativo e la densità dell’atmosfera. La transizione ha trasformato la saga da una splendida fiaba da leggere e interpretare a un kolossal d’azione da subire passivamente, allontanando una fetta di pubblico storica che in Final Fantasy cercava prima di tutto la magia dell’astrazione.


Cosa sappiamo sul ritorno all’HD-2D

Square Enix ha presentato Final Fantasy Resonance durante il Nintendo Direct di giugno, definendolo il primo capitolo della serie realizzato interamente in stile HD-2D, con uscita fissata al 22 ottobre 2026 su PS5, Xbox Series X/S, Switch, Switch 2 e PC. Il progetto si colloca nel solco tracciato da Octopath Traveler e dai remake HD-2D di Dragon Quest, con sprite bidimensionali su fondali tridimensionali illuminati in maniera cinematografica, ma con un’impronta che ha sempre contraddistinto la “mainline” di Final Fantasy.

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Dal punto di vista ludico, sappiamo che Resonance proporrà combattimenti a turni, una storia completamente inedita, doppiaggio integrale dei personaggi e un mondo esplorabile a bordo di Chocobo e aeronavi, elementi che evocano apertamente l’era 16-bit e PS1. Il sistema di combattimento punterà su una forte componente strategica, con scene d’intermezzo pensate per valorizzare la direzione artistica HD-2D, a conferma di un gioco che non punta solo sulla nostalgia, ma cerca di integrarla in una produzione moderna.

D’altronde, non è un caso che Square Enix abbia cercato negli ultimi anni di incanalare questa forte componente nostalgica in progetti secondari: basti pensare a operazioni come Final Fantasy Brave Exvius, capace di catturare l’essenza visiva e la profondità strategica dei vecchi capitoli in pixel art, seppur confinato nelle dinamiche e nei limiti strutturali del mercato mobile. Per molti versi, Resonance sembra voler finalmente raccogliere quell’eredità estetica per portarla su console, libera da tutti quei compromessi che caratterizzano il gaming su smartphone.

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Le nostre aspettative su Final Fantasy Resonance

Il ritorno del motore HD-2D – una tecnologia che Square Enix ha già perfezionato e consacrato con titoli dal successo certificato come Octopath Traveler, Triangle Strategy e il remake di Dragon Quest III – apre scenari speculativi a dir poco affascinanti per questo nuovo capitolo.

Dal punto di vista del gameplay, ci aspettiamo che Final Fantasy Resonance abbandoni definitivamente le derive action frenetiche degli ultimi episodi numerati per riabbracciare un sistema a turni classico, ma profondamente stratificato, capace di valorizzare il posizionamento tattico e le sinergie tra le classi (il celebre Job System).

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Per quanto riguarda l’entità dei contenuti, Resonance potrebbe avere una durata “media” per un JRPG di questo taglio, a nostro avviso tra le 30-40 ore per la storia principale, con la possibilità di superare facilmente le 70 con contenuti opzionali, missioni secondarie e attività endgame come boss segreti. Naturalmente nulla di confermato, dato che abbiamo semplicemente fatto un confronto con gli altri progetti HD-2D di Square Enix, sommato alla necessità di mantenere il gioco accessibile a un pubblico che non sempre può dedicare 100 ore a un singolo titolo.

Sul fronte della struttura, immaginiamo un impianto più lineare rispetto agli open world 3D ma ricco di città, dungeon e biomi distinti, con una world map esplorabile che faccia da collante tra le diverse regioni del mondo. In questo contesto, le Visioni potrebbero fungere da elemento meta-narrativo, scandendo capitoli della storia e offrendo variazioni tattiche periodiche, un po’ come i guest party member di una volta ma con un peso sistemico maggiore.


Uno sguardo al passato, ma rivolti al futuro

A confermare le nostre sensazioni ci ha pensato l’ultimo trailer rilasciato da Square Enix, proprio mentre eravamo impegnati nella stesura di questo stesso articolo. Le sequenze mostrate non si limitano a esibire una direzione artistica a dir poco eccellente, ma approfondiscono i pilastri portanti della produzione. Abbiamo potuto ammirare per la prima volta le affascinanti e dettagliatissime città di Dilmagia e Olderion, oltre a fare la conoscenza di nuovi comprimari chiave come la giovane ingegnere Lid (pronta a raccogliere l’eredità spirituale dei vari “Cid” della saga), il freddo stratega Nichol e due dei temibili Sworn Six: Veritas of the Heavens e Veritas of the Waters.

Il fulcro del video si è concentrato però sulle dinamiche di combattimento, svelando l’attesissimo sistema delle Visions: cristalli capaci di evocare sul campo di battaglia i leggendari eroi del passato della saga (da Cecil e Bartz fino a Squall, Gidan e Tidus) per scatenare devastanti combo di gruppo. A impreziosire il tutto ci pensano le immancabili evocazioni classiche – Ifrit, Shiva, Lamù e Titan – che irrompono nell’arena con transizioni dinamiche tridimensionali che ridefiniscono il concetto stesso di HD-2D.


Una strada sostenibile nel futuro?

Ora, la domanda sorge spontanea: può una multinazionale come Square Enix permettersi di mantenere una linea principale su un binario stilistico apparentemente retrò? La risposta, a nostro avviso, risiede tutta nella sostenibilità economica e nella diversificazione del portfolio.

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I costi di sviluppo dei moderni AAA in 3D sono diventati insostenibili e i tempi di produzione superano regolarmente i 5-6 anni, esponendo le aziende a rischi finanziari enormi. Da questo punto di vista, la formula HD-2D rappresenta la perfetta via di mezzo, permettendo di abbattere drasticamente i budget di produzione e i tempi di sviluppo (basti pensare che la genesi di Resonance, pur affrontando sfide tecnologiche inedite, è rimasta ancorata ai 5 anni), garantendo al contempo un impatto visivo ed estetico di assoluto pregio. Una soluzione in grado di fare breccia sia nei cuori dei veterani che nel pubblico più giovane.

Secondo la nostra visione, Square Enix non abbandonerà il 3D per i suoi titoli di punta, ma Final Fantasy Resonance potrebbe inaugurare un ciclo alternato. Una strategia vincente in cui i principali capitoli tridimensionali si alterneranno a produzioni 2D-HD di altissimo livello. Se l’artigianalità digitale descritta da Nakashima dovesse riscontrare il successo che noi tutti speriamo a partire dal prossimo 22 ottobre, Square Enix potrebbe aver finalmente trovato la formula d’oro per bilanciare l’anima artistica e la sostenibilità industriale. Una strategia vincente in cui i tradizionali capitoli 3D si alterneranno a produzioni in pixel art HD di altissimo livello, dimostrando che per fare un grande passo in avanti, a volte, è necessario fare un saggio passo indietro.


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