DragonSword: Awakening Recensione | Un ottimo RPG salvato dalla solita brodaglia gacha

dragonsword awakening pc steam cover
Data di uscita
Luglio 23, 2026
Sviluppato da
Hound13
Il nostro Punteggio
7.5
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Negli ultimi anni, il panorama dei gacha action RPG ha vissuto un’espansione travolgente, arrivando a dominare il mercato grazie a vaste mappe open world, strutture fortemente incentrate sulle microtransazioni e, ultimo ma non meno importante, il famigerato sistema gacha, che consente di sbloccare casualmente i vari personaggi. È proprio all’interno di questo affollato filone che si inserisce DragonSword: Awakening, titolo curato dallo studio coreano Hound13, storici creatori di Dragon Nest.

Dopo aver trascorso decine di ore tra le terre del continente di Orbis, ci siamo trovati di fronte a un titolo capace di sorprendere, divertire e, a tratti, farci storcere il naso.


Da gacha online ad action RPG offline

Per comprendere appieno la natura di DragonSword: Awakening, è necessario fare un passo indietro e analizzare la sua complessa genesi produttiva. In origine, il titolo era stato concepito e finanziato come un classico gacha free-to-play, destinato principalmente al mercato dei dispositivi mobili e del PC. La sua struttura avrebbe dovuto ruotare attorno a un modello basato su microtransazioni aggressive, sulla raccolta sconsiderata di personaggi tramite estrazioni random (le cosiddette pull) e su soffocanti barre della stamina, progettate per limitare la durata delle sessioni di gioco. 

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Tuttavia, durante la fase finale dello sviluppo, il team di produzione ha dovuto compiere una scelta coraggiosa e decisamente controcorrente: convertire l’intero progetto in un action RPG single-player a prezzo pieno. Questo radicale cambio di rotta è ancora percepibile in alcune architetture di fondo del mondo di gioco, ma ha permesso agli sviluppatori di eliminare tutte le meccaniche più predatorie, ripulendo l’esperienza complessiva. Il risultato è un’avventura completamente fruibile, ricca e appagante fin dal primo minuto di gioco, priva di barriere economiche o tempi d’attesa artificiali.

Una piccola nota sull’AI

A fare da contorno a queste criticità troviamo anche la scelta di affidare la traduzione dei testi a strumenti di intelligenza artificiale. È una decisione che non condividiamo affatto, poiché la sensibilità, il contesto e la cura di un traduttore umano restano insostituibili, specie in un titolo caratterizzato da una narrazione così complessa. 

Tuttavia, possiamo in parte comprenderne le motivazioni, tenendo conto del contesto produttivo complicato e della situazione di forte emergenza economica e gestionale affrontata dal team durante la conversione del progetto. Ciononostante, proprio perché si tratta di una localizzazione generata e gestita tramite strumenti automatizzati, avremmo apprezzato anche la presenza della lingua italiana tra quelle supportate dal gioco.


Un’epopea inaspettatamente profonda

La trama di DragonSword: Awakening prende spunto dai più classici canoni del genere fantasy tradizionale, mescolando nel pentolone la minaccia di antichi draghi, il recupero di un manufatto leggendario andato perduto e il viaggio del protagonista prescelto, chiamato a salvare il mondo dall’imminente catastrofe. Tuttavia, man mano che l’avventura procede e ci si addentra nelle regioni centrali della mappa, gli intrecci politici tra le varie fazioni in guerra, i complessi conflitti morali e la lore millenaria custodita negli antichi testi spingono la narrazione verso vette decisamente più mature e sfaccettate.

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Ci siamo ritrovati piacevolmente sorpresi nel constatare come ogni singolo membro del nostro party possieda una caratterizzazione psicologica profonda, supportata da quest secondarie dedicate che non fungono mai da semplice riempitivo, ma approfondiscono traumi, ideali e motivazioni personali di ciascun eroe. Esprimiamo quindi un plauso convinto alla profondità della scrittura narrativa che, nonostante una premessa iniziale piuttosto convenzionale, è stata capace di regalare colpi di scena ben orchestrati e un finale dal forte impatto emotivo.


Un sistema stratificato

Il cuore pulsante di DragonSword: Awakening risiede in un sistema di combattimento in tempo reale dove l’esecuzione delle combo non si riduce al semplice spam dello stesso pulsante, ma richiede tempismo, controllo delle risorse e una gestione attenta delle sinergie all’interno del party. Si può infatti scegliere un party di 3 membri, controllando direttamente un eroe e alternandolo agli altri due personaggi per concatenare attacchi base a tecniche più sofisticate. Ad esempio, utilizzando personaggi capaci di sbalzare i bersagli in aria (come Charlotte o Reina), è possibile estendere la serie di colpi attraverso proiezioni aeree e schiacciate a terra, mantenendo il nemico bloccato senza che possa reagire.

Nonostante in apparenza possa sembrare piuttosto semplice, il combat system premia sia l’interruzione delle animazioni (dodge cancel e skill cancel) per azzerare i tempi di recupero degli attacchi più pesanti, sia lo scambio guidato tra i membri del party. Applicando stati alterati, come lo Stun, il Bleed o la rottura della guardia avversaria tramite la meccanica Break, il cambio di personaggio consente di attivare istantaneamente la skill d’ingresso del nuovo eroe. Questo permette di prolungare la combinazione di danni sul bersaglio vulnerabile e crea un ciclo continuo tra attacchi fisici, status e abilità speciali. Un dettaglio che abbiamo sinceramente apprezzato, capace di tenerci incollati allo schermo per diverse ore.

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Purtroppo, nonostante il feedback visivo e sonoro dei colpi sia eccellente e gli scontri contro i boss risultino costantemente adrenalinici, abbiamo riscontrato un’eredità fin troppo evidente del passato gacha del titolo, e a tratti il gioco richiede una dose decisamente eccessiva di grinding. Per superare determinati picchi di difficoltà improvvisi durante la campagna principale, ci siamo trovatai costretti a ripercorrere dungeon già affrontati e ad eliminare ripetutamente gli stessi nemici con il solo obiettivo di accumulare i materiali di potenziamento necessari al potenziamento del party. Si tratta di un compromesso che, a nostro avviso, rischia di penalizzare l’esperienza, finendo per rallentare inevitabilmente il ritmo della progressione.


Una marea di attività ad Orbis

L’open world di DragonSword: Awakening si presenta denso, vivo e straordinariamente ricco di dettagli, e mostra in maniera evidente come l’impostazione originaria in stile Genshin Impact sia stata riconvertita per creare una struttura di gioco unica, che ricorda da vicino la formula già apprezzata in titoli come Granblue Fantasy: Relink. La regione di Orbis si sviluppa sia in orizzontale sia in verticale, offrendo una grande libertà d’esplorazione grazie all’impiego di teletrasporti, di speciali mulini in grado di farci attraversare grandi porzioni della mappa e soprattutto grazie alle versatili cavalcature, in grado di farci prendere il volo e persino arrampicare nelle pareti più ripide. 

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Il vero punto di forza risiede tuttavia nell’integrazione delle attività e, proseguendo nella campagna principale single-player, accederemo a una vasta rete di cacce, dungeon e raid ad alta difficoltà. Sebbene la storia rappresenti un’esperienza d’avventura prevalentemente in singolo, i dungeon e le sfide contro i boss possono essere affrontati anche in cooperativa online con altri giocatori, ereditando lo spirito MMO da cui proviene il team di sviluppo.

Insomma, tra tesori nascosti, puzzle ambientali (seppur di una facilità disarmante), dungeon, raid e minigiochi, l’esplorazione e il loop di gioco non lasciano praticamente mai spazio alla monotonia. Infatti, durante la nostra prova siamo passati continuamente da un’attività all’altra, rimanendo sempre coinvolti senza mai percepire un’eccessiva sensazione di ripetitività.


Un’identità artistica tra alti e (tanti) bassi

Dal punto di vista visivo e artistico, la produzione artistica di DragonSword: Awakening mostra purtroppo luci e ombre. Gli scenari risultano indubbiamente piacevoli, merito soprattutto di ambientazioni ricche di dettagli e di effetti particellari spettacolari durante i combattimenti. Tuttavia, ci siamo ritrovati di fronte ad un character design dall’estetica anime eccessivamente generica, che attinge in maniera evidente ai più classici e abusati stilemi dell’animazione giapponese senza mai riuscire a conferire ai personaggi un’identità visiva davvero unica, memorabile o distintiva. 

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Un discorso del tutto analogo riguarda la componente audio del titolo. Sebbene il doppiaggio originale offra un’interpretazione convincente e professionale, la colonna sonora ufficiale risulta poco memorabile. Le tracce musicali di sottofondo si limitano ad accompagnare l’azione in modo anonimo, senza mai lasciare il segno, e dimenticando troppo spesso di valorizzare i momenti di maggiore pathos narrativo o gli scontri più epici con brani davvero iconici o capaci di emozionare.

La nostra prova su Steam Deck

Abbiamo testato DragonSword: Awakening principalmente sul modello OLED della Steam Deck e ne siamo rimasti piuttosto sorpresi, nonostante l’utilizzo del motore grafico Unreal Engine 5. Impostando il preset grafico su valori medio-bassi e con l’FSR attivo in modalità Qualità, il titolo riesce a mantenere un framerate stabile 45 FPS, registrando cali presenti solamente in un paio di scenari, senza mai scendere al di sotto dei 30 FPS. Anche sotto il profilo dell’efficienza energetica le notizie sono decisamente positive: l’autonomia della batteria si è attestata intorno alle 3 ore circa di utilizzo continuo.


Ringraziamo Hound13 per averci dato una key per realizzare questo contenuto.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.

DragonSword: Awakening cover art
DragonSword: Awakening (PC)
In conclusione...
DragonSword: Awakening è un ottimo esempio di come un cambio di direzione radicale possa salvare un progetto valido da un mercato saturo e ormai privo di identità. Nonostante i compromessi strutturali ereditati dal passato e qualche ingenuità sul piano artistico, l'opera di Hound13 riesce a ritagliarsi il suo spazio nel genere grazie ad un’ottima struttura, capace di intrattenere per decine di ore. Una scommessa a nostro avviso decisamente riuscita, che premia chiunque sia alla ricerca di un action RPG appassionante, ricco di grinding e contenuti.
Pregi
Trama e personaggi ben scritti
Gameplay profondo e dinamico
Ricco di contenuti
Difetti
Comparto artistico troppo generico
Il grinding può essere eccessivo
7.5
Voto