
Ci eravamo lasciati poco più di un anno fa con un giudizio tutt’altro che tiepido in merito all’ultima fatica di id Software: DOOM: The Dark Ages aveva saputo reinventare la formula moderna della saga trascinando lo Slayer in un Medioevo infernale semplicemente ipnotico, guadagnandosi da questo editoriale una promozione convinta.
Restavano tuttavia delle critiche; quel ritmo così granitico e ancorato al terreno, per quanto efficace, non finiva forse per sacrificare parte di quella frenesia che aveva reso Eternal un tale capolavoro in tempo di pandemia?
Revelations, prima e forse ultima espansione del capitolo base, nonché terzo contenuto aggiuntivo della trilogia moderna dopo la doppia release di The Ancient Gods, nasce proprio da questa tensione irrisolta.
Id Software prende l’impianto di The Dark Ages e lo spinge in una direzione che in molti attendevano, senza però rinnegare il suo percorso creativo ma bensì espandendolo in ogni direzione.
Sarà riuscita id a confezionare l’evoluzione che gli appassionati reclamavano a gran voce? Scopriamolo in questa recensione.
INCIPIT E NARRAZIONE
Non c’è bisogno di sottolinearlo, la narrazione non è mai stata l’aspetto centrale della saga, e Revelations, in linea di massima, non fa eccezione. Detto ciò, l’espansione riesce a costruire una cornice sorprendentemente evocativa attorno alla sua premessa. Reduce dagli eventi del gioco base e ormai venerato dalle Sentinelle dopo la sconfitta del Principe Ahzrak, lo Slayer decide di puntare dritto al cuore dell’Alto Consiglio, salvo venire abbattuto da un mostruoso titano e precipitare nelle viscere più profonde dell’Inferno.

È qui che prende forma il vero tema del racconto: un Inferno congelato, una sorta di limbo personale in cui il protagonista è costretto a fare i conti non con uno dei soliti demoni, ma con i propri ricordi più dolorosi. A traghettarlo lungo questa discesa interiore è la Reietta, figura misteriosa e ambigua che lo riporta in sesto e gli spiega come da quel baratro si possa uscire soltanto una volta purificata l’anima. Il tutto si dipana attraverso Purgatorio, un hub piuttosto ampio che funge da crocevia verso i vari scenari.

Non aspettatevi svolte narrative di grande profondità, sia chiaro, ma alcune trovate registiche colpiscono nel segno più di quanto la tradizione della serie lasci intendere. A impreziosire il tessuto narrativo intervengono inoltre le sequenze che rievocano i livelli del DOOM 4 che non vide mai il rilascio, riproposti a mo’ di flashback con tanto di estetica d’annata: un tributo affettuoso che strizza l’occhio agli appassionati senza mai risultare un mero esercizio di stile o semplice fanservice.
Il tutto converge in una missione “finale” che rappresenta uno dei punti più alti raggiunti dal brand, per poi lanciare il giocatore verso una sostanziosa dose di contenuti endgame esclusivi.
IL GAMEPLAY
Se la trama resta un piacevole contorno, è nel gameplay che Revelations gioca tutte le sue carte, e lo fa introducendo una variabile capace di ridisegnare gli equilibri già ben consolidati del capitolo principale.p
LA LANCIA A CATENA
A pochi minuti dall’inizio lo Slayer viene privato del suo arsenale, scudo sega compresa, e riceve in cambio quella che è a tutti gli effetti la protagonista assoluta dell’espansione: la Lancia a Catena. Non si tratta di una semplice arma melee, bensì di uno strumento che stravolge l’intera grammatica del combattimento in una direzione inedita.

La Lancia eredita alcune funzioni difensive dello scudo, ma le declina in maniera radicalmente diversa. Il parry contro gli attacchi carichi di energia, ad esempio, non si limita più a un tempismo sullo scatto difensivo: adesso occorre far collidere il proprio affondo con quello avversario, in un incrocio di colpi tanto appagante quanto complesso. Viene infatti a mancare quella sensazione di sicurezza che lo scudo garantiva in favore di un approccio di gran lunga più aggressivo e violento.
È proprio sul versante della mobilità che si consuma una totale risoluzione; al posto della carica fulminea con lo scudo, la Lancia consente di scagliarsi contro un bersaglio e recuperare terreno trascinandosi verso di esso, mantenendo pieno controllo della traiettoria: un espediente che ricalca da vicino la logica del rampino della doppietta di Eternal, permettendo di sorvolare, aggirare o piombare addosso ai nemici a nostro piacimento. A completare il quadro c’è il ritorno tanto atteso dello scatto, qui reintrodotto con risultati davvero eccellenti sul ritmo generale. Ci si ritrova di colpo liberi di sgusciare fra le orde, riposizionarsi e improvvisare, con un dinamismo che riporta alla mente le acrobazie di Eternal pur senza spingersi del tutto a quei livelli di verticalità a tratti eccessivi… ci troviamo dunque di fronte al meglio che Doom abbia mai offerto in termini di versatilità e ritmo.
RITMO, NEMICI E STRUTTURA
Proseguendo nell’avventura il ventaglio di opzioni si allarga ulteriormente: si recupera il vecchio equipaggiamento e, in un secondo momento, lo stesso scudo sega, con la possibilità di alternarlo alla Lancia in maniera concatenata e istantanea. A questo si aggiunge un sistema di crescita alimentato da una valuta nascosta, il Platino, con cui sbloccare abilità supplementari per la Lancia e per l’armatura, oltre a un meccanismo di potenziamento temporaneo che ricompensa schivate e parate ben eseguite.

La mole di strumenti da tenere sotto controllo è considerevole, e nelle prime ore non è raro sentirsi sopraffatti dal numero di comandi da coordinare. Chi cerca un’esperienza rilassata non troverà in questo DLC un contenuto adatto, perché la difficoltà cresce mano a mano che si avanza, arrivando a toccare picchi che i veterani assoceranno senza fatica alle fasi più impegnative della serie.
Il bestiario si arricchisce di volti inediti, che spaziano dai Buzzsaw ai Warlock, passando per l’Elementale Cosmico, l’odiosissimo Arch-Vile e le varianti Spettro di Revenant e Whiplash, tutti pensati per mettere alla prova anche il giocatore più abile. Ne deriva un level design che vede ogni arena come un enigma cinetico, in cui posizionamento, lettura del campo e sfruttamento delle nuove meccaniche contano quanto (se non più) della mira.
CONTENUTI E LONGEVITÀ
Sul fronte della longevità Revelations si dimostra generoso ben oltre gli standard di un DLC. I 6 scenari che compongono la campagna richiedono all’incirca dalle 10 alle 15 ore, una quantità che sfiora quella di una produzione a sé stante e che raramente si concede momenti di riempitivo. A dare ulteriore sostanza al pacchetto concorrono le mappe classiche, che ricompensano l’esplorazione con i pezzi della ’93 Shotgun (versione potenziata dello storico fucile delle origini) e il ritorno del Ripatorium 3.0, l’arena a ondate in cui mettere alla prova anche la nuova Lancia. Un insieme di contenuti che restituisce la sensazione di un’espansione pensata per durare… e per buone ragioni.
COMPARTO TECNICO E ARTISTICO
Dal punto di vista visivo, l’idea di un Inferno ghiacciato si rivela una scelta identitaria azzeccata, capace di distinguere l’espansione dalle atmosfere del gioco base attraverso una palette più fredda e desolata, punteggiata da scorci di rara suggestione. Il motore id Tech 8 continua a fare gli straordinari, restituendo scenari densi di dettaglio e una mole di nemici su schermo che non intacca la fluidità dell’azione, elemento imprescindibile per un titolo che fa della reattività il suo punto di forza.
Menzione d’obbligo, come da tradizione della saga, per il comparto sonoro: le sonorità heavy metal accompagnano gli scontri con la consueta ferocia, sottolineando ogni affondo della Lancia e ogni esecuzione con un tappeto strumentale che alza l’adrenalina senza mai coprire il fragore del combattimento. È un accompagnamento che, ancora una volta, si dimostra parte integrante dell’esperienza e non semplice cornice e che in alcuni frangenti tocca degli amici qualitativi piuttosto inattesi.
Ringraziamo Bethesda per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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