Nel giro di pochissimo tempo Cherry, marchio che per decenni abbiamo imparato ad associare quasi esclusivamente agli switch meccanici, ha allargato in lungo e in largo il suo raggio d’azione, portando sotto l’insegna XTRFY una gamma di periferiche che comprende mouse, tastiere, cuffie e, da qualche stagione a questa parte, anche microfoni. La famiglia Ngale rappresenta il tentativo più ambizioso di questo percorso, e il modello X ne costituisce senza dubbio il vertice: un microfono dinamico dall’estetica elegante che strizza l’occhio, nella forma come nel posizionamento, ai riferimenti storici del settore broadcast.
La proposta è tanto semplice quanto ambiziosa; un solo prodotto che sappia comportarsi da microfono XLR quando lo si collega a una scheda audio esterna e da microfono USB plug and play quando lo si infila direttamente nella porta del computer, senza software da installare e senza pretese di configurazione.

Ha senso affidarsi a un microfono che promette di essere due cose insieme, oppure il compromesso finisce inevitabilmente per farsi sentire?
Scopriamolo in questa recensione!
Packaging
La confezione dell’Ngale X si mantiene su un registro sobrio e funzionale, coerente con l’impostazione professionale che il prodotto vuole comunicare fin dal primo contatto.
All’interno della scatola troviamo:
- Il microfono, già inserito nella propria forcella di sostegno
- Il supporto da scrivania in metallo
- La spugna antivento, preinstallata
- Il cavo intrecciato da USB-C a USB-A, lungo 2 metri
- La manualistica e la documentazione di garanzia
La dotazione, come si intuisce, copre tutto il necessario per iniziare a registrare nel giro di un paio di minuti, e la presenza del supporto da tavolo è un dettaglio che va riconosciuto, considerando quante proposte concorrenti lo relegano al listino degli accessori opzionali. Mancano invece all’appello due elementi che avremmo gradito ritrovare: il cavo XLR, indispensabile per sfruttare la modalità che, come vedremo, restituisce i risultati migliori, e il braccio snodato, venduto separatamente da Cherry come Ngale Boom Arm.
Design e qualità costruttiva
La sagoma squadrata, la spugna frontale che avvolge l’intera testa della capsula e il montaggio a forcella con connettore XLR posizionato alla base del supporto richiamano in maniera trasparente l’archetipo dei microfoni da studio che negli ultimi anni ha invaso le scrivanie dei professionisti. Non lo consideriamo un difetto, poiché si tratta di una configurazione collaudata che funziona esteticamente e soprattutto funziona sul piano pratico, ma è giusto segnalare che l’Ngale X non ha alcuna intenzione di reinventare l’archetipo estetico.

La costruzione è un aspetto che ci ha convinto sin da subito. Il corpo è realizzato in metallo, la gabbia che protegge la capsula restituisce una sensazione di solidità concreta e gli inserti gommati sul retro offrono una presa sicura quando si vuole correggere l’inclinazione del microfono. Il peso complessivo, per nulla contenuto, contribuisce a trasmettere l’impressione di oggetto costruito per durare. Anche il supporto da scrivania merita una nota positiva, perché è interamente metallico e sufficientemente massiccio da tenere fermo il microfono senza movimenti fastidiosi.
Sfortunatamente, il modello non è esente da difetti; il primo riguarda la spugna, che risulta piuttosto morbida nell’accoppiamento con la struttura e che nella nostra prova ha mostrato una certa tendenza a sfilarsi quando si sposta il microfono.
Sul retro trova posto l’intera plancia comandi, composta dalla manopola multifunzione, dalla porta USB-C, dal jack da 3,5 mm per il monitoraggio e dal selettore a slitta che abilita il filtro passa alto. Attorno alla manopola corre un anello RGB che, spento, passa completamente inosservato, mentre acceso restituisce un tocco cromatico non invadente. Proprio quel selettore, però, è il punto dolente dell’ergonomia posteriore: incastrato fra la manopola e i due connettori, diventa scomodo da raggiungere quando cavo USB e cuffie sono entrambi collegati, al punto che per invertirne la posizione conviene liberare almeno una delle due spine. Trattandosi di una regolazione che nella pratica si imposta una volta sola non parliamo di un limite invalidante, ma chi cambia spesso registrazione se ne accorgerà.
Specifiche e prezzo
Riportiamo di seguito la scheda tecnica completa del Cherry XTRFY NGALE X:
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Tipologia | Microfono dinamico |
| Diagramma polare | Cardioide (unidirezionale) |
| Capsula | Singola, da 25 mm |
| Risposta in frequenza | Da 50 a 16.000 Hz |
| Sensibilità | 12 mV/Pa |
| Rapporto segnale rumore | 73 dB |
| Risoluzione in modalità USB | 24 bit a 96 kHz |
| Connessioni | USB-C, XLR, jack cuffie da 3,5 mm |
| Comandi a bordo | Guadagno, mute, volume cuffie e gestione LED (solo via USB) |
| Monitoraggio | Diretto tramite jack, a latenza pressoché nulla (solo via USB) |
| Filtro | Selettore passa alto meccanico, spugna antivento e filtro anti pop interno |
| Isolamento | Sospensione antivibrazione interna |
| Attacco | Forcella con filetto da 5/8 di pollice |
| Illuminazione | Anello LED RGB regolabile |
| Cavo incluso | Intrecciato da USB-C a USB-A, 2 metri |
| Dimensioni | 205 x 91 x 150 mm |
| Peso | Circa 510 grammi, forcella compresa |
| Compatibilità | Windows, macOS, Linux |
| Garanzia | 2 anni |
Sul fronte del prezzo il listino ufficiale fissato da Cherry è di 189 dollari, cifra che tuttavia racconta soltanto una parte della storia: sulla grande distribuzione il microfono viene proposto con una certa costanza a valori sensibilmente inferiori, che in Italia arrivano ad oscillare attorno ai 100 euro, con variazioni frequenti legate alle promozioni. Trattasi di una differenza tutt’altro che marginale, perché sposta il prodotto da una posizione scomoda, in cui la concorrenza diventa spietata, a una infinitamente più difendibile.

Va segnalata inoltre l’esistenza del fratello minore Ngale R, privo di uscita XLR e proposto a una cifra sensibilmente più bassa, e del già citato braccio Ngale Boom Arm, che viaggia attorno ai 100 euro e che rappresenta l’accessorio naturale per questo microfono.
Cosa cambia fra le due modalità
Prima di entrare nel merito dell’ascolto conviene chiarire un punto che nella comunicazione ufficiale rischia di passare in secondo piano: le due modalità non sono equivalenti e non offrono lo stesso ventaglio di funzioni. Il microfono, inoltre, lavora con un collegamento per volta, per cui non è possibile registrare simultaneamente sui due canali.
| Funzione | Modalità XLR | Modalità USB |
|---|---|---|
| Alimentazione | Dalla scheda audio o dal mixer | Dalla porta USB del computer |
| Regolazione del guadagno | Affidata interamente al preamplificatore esterno | Manopola posteriore, con margine limitato |
| Mute a bordo | Non disponibile | Disponibile, con anello che diventa rosso |
| Monitoraggio in cuffia | Tramite l’interfaccia collegata | Diretto dal jack posteriore |
| Illuminazione RGB | Spenta | Attiva e personalizzabile |
| Filtro passa alto | Selettore meccanico attivo | Selettore meccanico attivo |
| Conversione | Demandata alla catena esterna | Interna, a 24 bit e 96 kHz |
È una tabella che vale la pena tenere a mente, perché riassume in poche righe il carattere ambivalente del prodotto: in XLR l’Ngale X è un microfono puro, che rinuncia a ogni orpello e delega tutto al resto della catena, mentre in USB diventa una postazione autosufficiente che però deve fare i conti con l’elettronica che si porta dietro.
Prestazioni in modalità XLR
Per le nostre prove abbiamo utilizzato una interfaccia audio esterna a due ingressi con alimentazione fantasma disattivata, registrando in ambiente domestico non trattato acusticamente, con tastiera meccanica e ventole del computer in funzione a pochi centimetri di distanza.

È collegandolo a una scheda audio che l’Ngale X mostra la propria versione migliore, e riteniamo corretto dirlo senza troppi preamboli. La resa vocale è calda, corposa e con una gamma medio bassa che restituisce alla voce quel corpo tipicamente radiofonico che molti cercano quando si avvicinano a un microfono di questo tipo. La ricostruzione dei medi è naturale e priva di colorazioni artificiose, mentre l’estremo superiore risulta volutamente addolcito, coerentemente con una risposta dichiarata che si ferma attorno ai 16 kHz. Chi desidera quel senso di aria e di brillantezza tipico dei condensatori dovrà mettere in conto una correzione in fase di montaggio, ma per il parlato, per la narrazione e per il podcast la firma sonora funziona esattamente come dovrebbe.
Il vero punto di forza della modalità XLR, però, è il comportamento in ambiente disordinato. La direttività cardioide unita alla natura dinamica della capsula lavora molto bene nel respingere tutto ciò che non arriva frontalmente, e nelle nostre registrazioni la meccanica della tastiera, il ronzio delle ventole e i rumori provenienti dall’altra stanza sono rimasti in secondo piano senza bisogno di alcun intervento software. È esattamente il tipo di scenario in cui questo genere di microfoni giustifica la propria esistenza, ovvero la cameretta o l’ufficio di casa dove nessuno ha installato pannelli fonoassorbenti.
Come molti dinamici pensati per la voce, l’Ngale X ha una sensibilità piuttosto contenuta e richiede una quantità di guadagno importante per raggiungere un livello di registrazione corretto. Con una interfaccia dotata di preamplificatori generosi e silenziosi il risultato è pulito e privo di soffio, ma con schede economiche o con ingressi rumorosi il rischio di ritrovarsi un fruscio di fondo sgradevole è concreto. Chi si avvicina a questo prodotto partendo da zero deve quindi calcolare nel budget complessivo una interfaccia decente, oppure un amplificatore di guadagno dedicato, perché è lì che si gioca buona parte della qualità finale.
Prestazioni in modalità USB
Passando al collegamento diretto al computer il quadro cambia in modo più marcato di quanto ci saremmo aspettati, e non sempre in meglio. La conversione interna lavora fino a 24 bit e 96 kHz e la timbrica resta riconoscibile, con la stessa impostazione calda e la stessa enfasi sul corpo della voce, per cui chi passa da una modalità all’altra non si ritrova davanti a due microfoni diversi. Il problema, semmai, riguarda il margine di manovra.
La manopola posteriore consente di intervenire sul guadagno, ma la catena di amplificazione integrata non dispone della spinta necessaria a compensare la bassa sensibilità della capsula, con la conseguenza che nella nostra prova ci siamo trovati a lavorare quasi sempre in prossimità del valore massimo. Portare il guadagno al limite significa inevitabilmente vanificare in parte proprio quella capacità di isolamento che rappresenta la ragione principale per cui si sceglie un microfono dinamico. Il risultato resta assolutamente utilizzabile per una diretta, per una chiamata di lavoro o per una sessione in vocale con gli amici, ma chi punta a una registrazione rifinita noterà la differenza rispetto alla catena XLR.
Aggrava leggermente il quadro l’assenza di qualunque software di gestione. Cherry non fornisce alcuna applicazione dedicata, per cui il livello di ingresso va sorvegliato dalle impostazioni del sistema operativo o direttamente dal programma di registrazione che si è scelto di utilizzare, senza indicatori visivi sul corpo del microfono che aiutino a capire quando si sta andando in saturazione.
Depongono invece a favore della modalità USB tutte le funzioni che in XLR restano semplicemente inattive. Il mute a pressione è immediato e viene confermato dall’anello che vira sul rosso, soluzione tanto banale quanto efficace per capire al volo il proprio stato senza dover controllare a schermo. Il monitoraggio diretto dal jack posteriore funziona senza ritardi percepibili e risulta prezioso per calibrare la distanza dalla capsula, mentre la gestione dell’illuminazione, pur limitata a una sequenza di colori ed effetti da scorrere con una pressione prolungata, fa il proprio dovere. Su quest’ultimo punto ci sentiamo di muovere un piccolo appunto di comodità, perché non esiste alcun modo di saltare direttamente alla tonalità desiderata e occorre necessariamente percorrere tutta la lista.
Il filtro passa alto e la gestione dei disturbi
Il selettore posteriore, che Cherry descrive come modalità pensata per il gioco, taglia le frequenze più basse dello spettro e nella pratica si rivela più utile di quanto la denominazione lasci intendere. Attivandolo, il rimbombo delle vibrazioni trasmesse dalla scrivania si riduce in maniera evidente, così come il contributo delle pressioni sui tasti e il brontolio di fondo che gli ambienti domestici producono senza che ce ne accorgiamo. La voce perde una parte della propria pienezza sul basso, diventando più asciutta e leggermente meno autorevole, ma guadagna in leggibilità nel contesto di una diretta dove il parlato deve convivere con effetti sonori e musica.
La modalità a gamma completa, di contro, restituisce alla voce tutta la sua estensione e rappresenta la scelta corretta per il podcast, a patto però di accettare che senza il taglio in basso il microfono raccolga una quantità maggiore di quanto accade nella stanza. La sospensione antivibrazione interna aiuta, ma non compie miracoli quando il supporto da tavolo poggia sulla stessa superficie su cui si sta digitando.
Infine, nonostante la presenza della spugna e di un filtro interno, l’Ngale X si è dimostrato piuttosto reattivo ai colpi d’aria prodotti dalle consonanti più esplosive quando ci si avvicina molto alla capsula. Non è un comportamento anomalo per la categoria e si risolve con qualche centimetro di distanza in più oppure con un filtro a griglia da pochi euro, ma chi registra molto vicino farà bene a tenerne conto.
Utilizzo e impressioni
Abbiamo tenuto l’Ngale X sulla scrivania come microfono principale per un periodo prolungato, alternando registrazioni di parlato, sessioni di gioco in chat vocale e qualche prova di narrazione più strutturata, così da valutarne il comportamento nei contesti che rappresentano il suo bacino naturale. La sensazione complessiva è quella di un prodotto onesto e ben assemblato, che nella modalità in cui rende meglio non ha davvero nulla di cui vergognarsi rispetto a proposte più blasonate, e che nella modalità più immediata si accontenta di fare il compitino.
Nell’uso quotidiano la solidità del supporto e il peso della struttura rendono il microfono stabile e facile da orientare, mentre la direttività lo perdona di molte imprecisioni di posizionamento. Chi lavora con il braccio articolato guadagna spazio prezioso sulla scrivania e sfrutta il prodotto nella configurazione per cui è stato evidentemente concepito, ma anche restando sul supporto in dotazione la resa non peggiora in modo significativo, purché si eviti di picchiare sui tasti a pochi centimetri dal microfono.
La domanda vera, arrivati a questo punto, riguarda il senso della doppia anima.
La nostra impressione è che l’Ngale X sia stato progettato come un buon microfono XLR a cui è stata aggiunta una interfaccia USB per allargare il pubblico potenziale, e non come un prodotto pensato fin dall’inizio per eccellere in entrambe le condizioni. Chi possiede già una scheda audio, o chi ha intenzione di acquistarne una nel breve periodo, potrebbe acquistare un microfono valido, capace di reggere il confronto con soluzioni ben più costose. Chi invece cerca esclusivamente una soluzione da collegare al portatile e dimenticare troverà proposte più immediate e più generose in termini di controllo, anche all’interno dello stesso catalogo Cherry. Nel mezzo, e non è un dettaglio secondario, resta la comodità di poter iniziare in USB e passare in un secondo momento all’XLR senza dover cambiare microfono, che per molti rappresenterà comunque la ragione decisiva dell’acquisto.
Ringraziamo Cherry per averci fornito un sample del prodotto per realizzare questa recensione.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.

