Senza girarci attorno, fra le periferiche da gioco il wireless ha ormai conquistato mouse, cuffie e controller da parecchio tempo, eppure sul fronte delle tastiere la diffidenza è rimasta a lungo il sentimento dominante, complice il timore di latenze percepibili e di batterie che ci abbandonano nel momento meno opportuno. Cherry, attraverso la propria divisione gaming XTRFY, prova a mettere la parola fine a queste riserve con la K63W Pro Compact, una periferica che porta al debutto una tecnologia mai vista prima su questa categoria di prodotti: l’Ultra Wideband.

Dietro un formato compatto e un profilo ribassato si nasconde una scheda tecnica che punta in alto, fatta di polling rate da 8000 Hz garantiti anche senza filo, montaggio gasket autentico e una batteria dalla capacità fuori scala per le dimensioni. Sulla carta è una delle proposte più ambiziose viste di recente nella fascia premium.
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Packaging
La confezione si mantiene su un registro sobrio e ordinato, coerente con l’immagine che la casa tedesca porta avanti da tempo. All’interno troviamo l’essenziale per iniziare subito a giocare:

- La tastiera K63W Pro Compact
- Il ricevitore wireless Ultra Wideband
- Il cavo intrecciato staccabile da 1,8 metri, con terminazione da USB-C a USB-A
- La documentazione e la garanzia
Avremmo gradito la presenza di un estrattore per i copritasti dato il posizionamento del prodotto, ma nulla che comprometta l’esperienza d’uso nell’immediato.
Design e qualità costruttiva
La prima cosa che salta all’occhio prendendo in mano la K63W Pro è la scelta del formato. Cherry adotta quello che definisce un layout al 70%, una disposizione rivolta all’esports: la fila dei tasti funzione resta al proprio posto, mentre spariscono il tastierino numerico, il blocco di navigazione e le cornici più ingombranti. Il risultato è una scocca dalle misure contenute che libera una quantità di scrivania sorprendente e lascia campo aperto ai movimenti ampi del mouse, condizione che chi gioca agli sparatutto a bassi DPI imparerà presto ad apprezzare.

La rinuncia al blocco direzionale dedicato viene gestita con intelligenza; i tasti nell’angolo in basso a destra possono infatti alternare la funzione di frecce direzionali a quella di modificatori come Shift o Ctrl, e grazie all’impostazione Mod Tap è persino possibile assegnargli entrambi i compiti a seconda della durata della pressione. Una soluzione furba, che smussa l’unico vero limite ergonomico imposto da un formato così ridotto.
Nonostante il profilo sottile, la sensazione al tatto è quella di un oggetto costruito con criterio. Gli 820 grammi di peso tengono la tastiera ben salda sul piano, senza scivolamenti durante le fasi più concitate, e al tempo stesso non la rendono difficile da spostare o trasportare. Il cuore del progetto risiede nel montaggio gasket autentico, che regala alla digitazione una morbidezza e un assorbimento che dal profilo ribassato francamente non ci saremmo aspettati. L’estetica è volutamente misurata: telaio scuro, copritasti nelle tonalità del grigio e del nero, illuminazione RGB regolabile per singolo tasto che aggiunge il giusto tocco scenografico senza mai risultare eccessiva.
Un appunto va però mosso proprio ai copritasti. Su un prodotto collocato nella fascia premium ci saremmo attesi materiali di pregio superiore, mentre qui Cherry si affida a semplice ABS. È risaputo che questo materiale, con l’uso intenso, tenda a sviluppare quella patina lucida sui tasti più sollecitati, perdendo l’originaria finitura opaca, e sul lungo periodo il fenomeno rischia di farsi notare. A questo si aggiunge una texture superficiale davvero particolare, quasi trattata con un rivestimento antiscivolo, che restituisce una scorrevolezza sotto al polpastrello meno naturale rispetto a quella di altri set di qualità. Va detto, a mitigare la questione, che i copritasti sono sostituibili senza difficoltà e adottano il profilo nSA, per cui chi lo desidera potrà rimediare con un set aftermarket.
Specifiche e prezzo
Riportiamo di seguito la scheda tecnica completa della Cherry XTRFY K63W Pro Compact:
| Caratteristica | Dettaglio |
| Modello | G8A-25600 |
| Formato | Compatto al 70%, ottimizzato per l’esports |
| Struttura | Montaggio gasket premium |
| Switch | Cherry MX Low Profile 2.0 (meccanici, non sostituibili a caldo) |
| Durata switch | Oltre 100 milioni di battute |
| Materiale copritasti | ABS, profilo nSA |
| Illuminazione | RGB personalizzabile per singolo tasto |
| Polling rate | 8000 Hz, sia wireless che cablato |
| Anti-ghosting | 100%, N-Key Rollover completo |
| Connettività | Wireless Ultra Wideband (dongle dedicato) e USB-C cablata |
| Bluetooth | Assente |
| Cavo | Intrecciato staccabile da 1,8 m, da USB-C a USB-A |
| Batteria | 6000 mAh, fino a 1100 ore a seconda delle impostazioni |
| Dimensioni | 307 x 135 x 30 mm |
| Peso | 820 g |
| Prezzo di listino | 179,99 € |
Sul fronte del prezzo, la K63W Pro Compact ha fatto il proprio esordio europeo nei primi giorni di luglio 2026 a 179,99 euro. È una collocazione decisamente alta, che la mette in diretta concorrenza con delle tastiere wireless di fascia superiore e che, come vedremo, chiede all’utente di condividere la scommessa tecnologica portata avanti dalla casa.
Connettività e prestazioni
Il vero biglietto da visita della K63W Pro è il modulo di connessione senza fili.
Cherry rivendica per questo modello il primato di prima tastiera da gioco al mondo dotata di collegamento Ultra Wideband, tecnologia che abbandona l’affollata banda dei 2,4 GHz, condivisa con una miriade di altri dispositivi, per trasmettere brevissimi impulsi su uno spettro di frequenze molto ampio. Il vantaggio teorico è una tempistica del segnale più precisa, una minore esposizione alle interferenze e una connessione stabile anche negli ambienti saturi di apparecchi wireless.
A fare da spalla a questa tecnologia c’è un polling rate di 8000 Hz reali, disponibile tanto in modalità wireless quanto via cavo. La tastiera comunica dunque i propri input al computer fino a otto volte al millisecondo, un valore che fino a poco tempo fa restava appannaggio quasi esclusivo delle soluzioni cablate.

E’ tuttavia necessario chiarire che, sebbene sul campo la reattività è impeccabile e la connessione non ha mai mostrato incertezze, la differenza percepibile fra il collegamento Ultra Wideband e il buon vecchio cavo, nella pratica quotidiana, è sostanzialmente nulla. Lo stesso vale per il raffronto fra gli 8000 Hz e i più tradizionali 1000 Hz, uno scarto che la stragrande maggioranza degli utenti farà fatica a cogliere al di fuori del gioco competitivo di altissimo livello. L’Ultra Wideband resta insomma una dichiarazione d’intenti tecnologica dal valore concreto piuttosto verticale: chi gioca in contesti particolarmente densi ne trarrà un beneficio tangibile, mentre per l’utente medio si tratterà più di una garanzia sulla carta che di una svolta avvertibile. Va inoltre messo in conto che la portata dell’Ultra Wideband è inferiore rispetto a quella del 2,4 GHz, dettaglio irrilevante per un uso da scrivania ma da tenere presente per chi pensasse di pilotare il PC dal divano a diversi metri di distanza.

Una nota stonata, in un pacchetto altrimenti così completo, è l’assenza totale del Bluetooth. È una mancanza che non pesa sull’utilizzo fisso davanti al computer, ma che limita la versatilità della periferica e la esclude di fatto da quei setup in cui si passa con disinvoltura fra desktop, portatile e tablet.
Switch e feeling di digitazione
Sotto ai copritasti trovano posto gli switch Cherry MX Low Profile 2.0, seconda generazione dei meccanici a basso profilo di casa Cherry. Il progetto è stato rivisto e affinato, con una lubrificazione di fabbrica applicata con cura che promette una digitazione più fluida, un’acustica più curata e una longevità superiore alle 100 milioni di battute senza cali di qualità. Un limite da segnalare è l’impossibilità di sostituire gli switch a caldo, per cui la configurazione con cui la tastiera arriva sulla scrivania sarà quella definitiva.
È però proprio nella resa in scrittura che la K63W Pro riserva la sua sorpresa più gradita. L’unione fra i rinnovati switch a basso profilo e il montaggio gasket autentico dà vita a una pressione morbida e ammortizzata, con la piastra che asseconda leggermente le digitazioni più decise smussando la durezza del fine corsa senza mai trasmettere una sensazione di instabilità. È un comportamento più accogliente rispetto a quello di tante tastiere a basso profilo dal telaio rigido, e restituisce un feeling appagante tanto nelle sessioni di gioco quanto nelle lunghe fasi di scrittura.
Altrettanto degno di nota è il profilo sonoro: contro ogni aspettativa legata a una scocca così sottile, la tastiera regala un suono pieno e profondo, lontano da quel timbro vuoto e plasticoso che troppo spesso accompagna le soluzioni ribassate. Il merito va alla combinazione fra la struttura gasket e i materiali fonoassorbenti interni, capaci di conferire un carattere corposo che di norma associamo a tastiere ben più massicce.
Autonomia
Sul versante dell’autonomia Cherry ha lavorato con generosità. La K63W Pro monta una batteria da 6000 mAh, una capacità davvero considerevole se rapportata alle dimensioni compatte del prodotto, che la casa dichiara sufficiente per un massimo di 1100 ore di utilizzo. Come sempre accade con questi valori di picco, il dato va letto con la giusta prudenza, poiché è misurato in condizioni ideali: spingendo al massimo la luminosità dell’RGB e il polling rate a 8000 Hz in wireless, il traguardo si abbassa in modo sensibile. Non si tratta però di un difetto imputabile a Cherry, quanto di una legge fisica che vale per qualsiasi tastiera senza fili sul mercato.

Nella pratica, in ogni caso, l’autonomia si è rivelata semplicemente rassicurante. Anche mantenendo l’illuminazione attiva e un polling rate elevato è possibile andare avanti per giorni senza il pensiero fisso della ricarica, e quando la carica cala basta collegare il cavo per continuare a giocare senza alcuna interruzione, dato che la periferica si ricarica durante l’uso. Per un dispositivo pensato per la scrivania, l’autonomia è di fatto un problema archiviato. L’unico rammarico riguarda l’assenza di un indicatore di carica chiaro e leggibile: il tasto Cherry XTRFY collocato accanto all’F12 segnala il livello tramite un colore, ma senza spiegare a quale valore corrisponda ciascuna tonalità, il che rende l’informazione meno immediata di quanto vorremmo.
Software
La configurazione passa attraverso Cherry Utility, il software proprietario tramite cui si gestiscono l’illuminazione RGB, il polling rate, i tre profili disponibili e le riassegnazioni Mod Tap dei tasti commutabili. L’interfaccia mette a disposizione le funzioni fondamentali in modo lineare, con i parametri più rilevanti per il gioco competitivo facilmente raggiungibili.

Chi proviene dalle suite più corpose dei grandi marchi dovrà però ridimensionare le proprie aspettative sulla profondità delle opzioni; Cherry Utility svolge il proprio compito senza intoppi, ma la sua offerta resta essenziale e non scende particolarmente in profondità. È una filosofia coerente con lo spirito del prodotto, tutto votato alla prestazione pura più che alla ricchezza di orpelli software, e per il pubblico di riferimento, ossia chi imposta la propria configurazione una volta per tutte e poi vuole essere lasciato in pace.
Utilizzo e impressioni
Abbiamo utilizzato la K63W Pro Compact come periferica principale per un periodo prolungato, alternando lunghe sessioni di gioco alla stesura di articoli, così da valutarne il comportamento in ogni scenario significativo. L’impressione che resta è quella di una tastiera che sa fare della coerenza il proprio punto di forza: il formato al 70% si è rivelato una scelta azzeccata, capace di restituire spazio prezioso alla scrivania senza mai farci sentire davvero la mancanza dei tasti sacrificati, complice l’intelligente sistema di riassegnazione dell’angolo in basso a destra.

Nell’utilizzo videoludico la reattività è ineccepibile e ogni input arriva a destinazione con prontezza assoluta, mentre il feeling ammortizzato e il profilo sonoro pieno rendono piacevoli anche le maratone di scrittura. È un profilo d’uso ibrido nel quale la tastiera si trova a proprio agio, dimostrandosi una compagna affidabile sia davanti a un match competitivo sia durante una giornata di lavoro.
Restano da mettere in conto i compromessi già evidenziati, ossia i copritasti in ABS dalla texture peculiare, l’assenza del Bluetooth e un vantaggio dell’Ultra Wideband che, per la maggioranza degli utenti, rischia di restare più teorico che tangibile. Sono aspetti che, uniti a un prezzo importante, invitano a una riflessione onesta prima dell’acquisto, senza tuttavia intaccare la bontà complessiva di un prodotto costruito e pensato con evidente cura.
Ringraziamo Cherry per averci fornito un sample del prodotto per realizzare questa recensione.
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