È strano porre la stessa domanda in due recensioni molto ravvicinate, ma cosa attira veramente l’attenzione di un giocatore verso un nuovo titolo?
Che si tratti di grafica o narrativa, tutto vale; ma talvolta, a fare la differenza è qualcosa di più fondamentale: una meccanica, un’idea che, se applicata a un genere già consolidato, può portare con sé dei risvolti interessanti.
Questo è il caso di Ascend to Zero, un action roguelike frenetico sviluppato da Flyway Games che si pone una singola e intrigante domanda: e se avessimo solo trenta secondi per salvare il mondo?
Vediamo come lo studio sudcoreano ha gestito questo incipit e scopriamo se l’idea è riuscita a far maturare buoni frutti.
TRAMA
Ascend to Zero è ambientato nell’anno 22XX, in un futuro in cui delle misteriose entità hanno completamente distrutto il mondo, condannando il genere umano all’estinzione. Tuttavia un gruppo di scienziati e ricercatori, il Time Lab, riesce a costruire una macchina umanoide capace di tornare indietro nel tempo per scoprire cosa sia accaduto davvero e, si spera, salvare il mondo dalla sua rovina finale.
Vi è un solo problema: Il Chrono Child può riavvolgere il tempo solo per trenta secondi prima che la catastrofe si abbatta di nuovo e l’universo collassi; un piccolo difetto che la protagonista è disposta a sfruttare al meglio per salvare il mondo.
Man mano che la storia prosegue, però, la protagonista non sarà più sola, poiché salverà sempre più membri del team che l’hanno creata: ognuno di loro cercherà di fare del suo meglio per analizzare i fatti e capire cosa siano le misteriose creature che li hanno attaccati.
Precisiamo: cercheranno di fare del loro meglio chiusi nei cubicoli dei loro shop, ragionando su sporadici fenomeni che il protagonista incontrerà e concedendo qualche linea di dialogo per permettere al giocatore di conoscerli meglio, così da regalare un tocco di sfumatura a una trama che non poteva essere più lineare.

Non possiamo dire che Ascend to Zero brilli per la narrativa, certo, ma bisogna ammettere che per la tipologia di gioco questa sia ben pensata: giustifica egregiamente ogni meccanica, vivendo in un’equilibrata sinergia con ognuna di esse.
La storia si sviluppa in modo frammentario, spalmandosi lungo tutta l’esperienza di gioco in modo abbastanza consapevole sia dal punto di vista del contenuto, sia della sua estensione, poiché il team ha scommesso su ben altro.
GAMEPLAY
In quanto action roguelike, Ascend to Zero scommette tutto sul suo gameplay, precisamente su una specifica meccanica: il conto alla rovescia per la fine del mondo. Si tratta di miseri secondi che separano il giocatore dal boss finale, costringendolo a ricominciare da capo a ogni fallimento. È ovvio che non sia possibile attraversare una mappa di gioco così ampia in un solo tentativo; per questo, a ogni sessione si guadagnano punti esperienza, valute, oggetti… tutto ciò che è necessario per potenziare il proprio personaggio.
Inoltre, non bisogna dimenticarsi dell’azione più importante, ovvero fermare il tempo: l’unica abilità concessa sin dall’inizio che può danneggiare non poco i nemici una volta che si decide di far scorrere i secondi.
C’è da dire che trenta secondi non resteranno mai trenta secondi: al giocatore viene dato modo di strappare man mano sempre più tempo, per quanto di volta in volta non sembri mai abbastanza.

In definitiva, Ascend to Zero si traduce in una lunghissima sessione di grinding in cui il giocatore può gestire al meglio gli elementi che gli vengono offerti, tra potenziamenti sbloccabili durante la corsa contro il tempo, armi sempre più potenti e abilità d’attacco ancora più efficaci. Inoltre, la meccanica di base si affida a un sistema di auto-attacco: il personaggio avanza lungo la mappa e le armi lo seguono colpendo automaticamente i mostri circostanti, a meno che non si decida di direzionarle manualmente con il mirino.
Ovviamente i potenziamenti saranno presenti anche nell’Hub, che ospita diversi “shop” adibiti a negozi veri e propri per migliorare le statistiche… insomma, c’è tutto quello che può aiutare il giocatore a rientrare nella macchina del tempo più forte, più veloce e, soprattutto, con più tempo a disposizione.
Un ulteriore supporto arriva anche da Mimesis, l’entità che accoglie il protagonista a ogni tentativo, e che mette a disposizione svariati avatar: skin speciali dotate di stili e abilità di combattimento unici che aumentano la rigiocabilità del titolo.

Ascend to Zero è pressoché un loop, un gioco da brevi sessioni quotidiane o settimanali con cui avvicinarsi man mano al finale; oppure, per gli appassionati del genere, può intrattenere più a lungo, spingendo il giocatore a tentare e ritentare, mantenendo viva la sensazione di essere a un passo dalla vittoria.
La ripetitività, però, si percepisce, poiché gli unici elementi a variare tra un tentativo e l’altro sono i potenziamenti e il loro posizionamento: stanze, boss e nemici sono pressoché sempre gli stessi ma, giunti ad alti livelli, ripercorrere sempre lo stesso corridoio potrebbe risultare ridondante.
Più che un titolo per PC o console, il gioco sembra un mobile game, per quanto ben realizzato e curato in ogni suo aspetto, tanto da valere il suo prezzo sugli store. Manca forse una narrativa più convincente o una maggior varietà di missioni e ambientazioni, per quanto sia comunque capace di intrattenere.
COMPARTO ARTISTICO E TECNICO
Non è un azzardo dire che Ascend to Zero sarebbe un ottimo titolo per dispositivi mobile, complice anche un comparto artistico preciso, pulito e amalgamato in ogni sua parte.
Il gioco presenta uno stile in voxel art molto raffinato, capace di rendere leggibile ogni scontro. Non a caso, il design dei nemici e dei loro attacchi risulta infatti sempre chiaro, diventando caotico solo quando lo scontro risulta frenetico per sua natura.
Il comparto visivo è arricchito da elementi in pixel art, perfetti per amalgamarsi con lo sfondo, e i portrait 2D dei vari personaggi con cui si interagisce – animati nei loro gesti ed espressioni – risultano ben caratterizzati e incorporati al meglio nell’ambiente con un delicato effetto glitch.
Lo stesso discorso vale per gli avatar, ognuno diverso e unico in sé, per quanto lo sprite in 2D non corrisponda sempre fedelmente al modello in voxel art, specialmente quando dettagli complessi come capelli troppo lunghi o particolari dettagli degli abiti faticano a essere resi attraverso blocchetti cubici.

Altra nota di merito va al comparto audio sia per gli effetti sonori, sempre azzeccati e incalzanti, sia per i brani musicali adatti a un titolo che spinge il giocatore a proseguire con rapidità e con un pizzico di apprensione, ben consapevole del conto alla rovescia che scorre in alto sullo schermo.
Le tracce elettroniche, caratterizzate da un EDM incalzante, mantengono toni leggeri, almeno finché non si decide di fermare il tempo: in quel momento, il comparto sonoro diventa ovattato e lontano, lasciando spazio a musiche ambientali più tranquille, quasi fosse una sala d’attesa prima della vera e propria azione.
Per quanto riguarda il comparto tecnico, non sono stati riscontrati bug o glitch di rilievo, ottimo per un’esperienza di gioco che non può permettersi rallentamenti o errori di questo tipo.
Ringraziamo EvolvePR per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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