Qualche giorno fa, sulle nostre pagine, vi abbiamo raccontato in anteprima la nostra esperienza con Resident Evil Requiem, ma i fan più appassionati sanno bene che non è l’unica novità in arrivo per il franchise. In sviluppo c’è infatti anche Resident Evil Survival Unit, un titolo pensato per mobile che però non manca di intrigare con la presenza di personaggi iconici della saga e con una narrativa posizionata tra gli eventi di Resident Evil 2 e Resident Evil 3.

Le domande, a questo punto, sono tante: Si tratta del classico gioco mobile “di seconda mano” o di un’esperienza che vale davvero la pena? In che modo si collega ai capitoli passati? E soprattutto, come può funzionare un Resident Evil reinterpretato come strategico in tempo reale?
Se almeno una di queste curiosità vi ha sfiorato la mente anche una sola volta, allora siete nel posto giusto.
Alla Gamescom 2025 abbiamo avuto modo di provare direttamente questo spin-off e di scoprire più da vicino come Resident Evil possa adattarsi al mondo mobile senza perdere la sua identità, con l’obiettivo di rispondere a ogni dubbio e portarvi con noi dentro questa nuova e insolita incarnazione della saga.
Panoramica su Resident Evil Survival Unit
Ambientato tra gli eventi di Resident Evil 2 e Resident Evil 3, Survival Unit racconta le vicende di un protagonista inedito che si risveglia da un lungo periodo di stasi proprio a Raccoon City, privo di qualsiasi ricordo del proprio passato.

Nella città ormai invasa dagli zombie incontrerà Claire Redfield, una delle figure cardine della saga e co-protagonista del secondo capitolo, con cui stringerà un’alleanza nella disperata ricerca di una via di fuga.
Durante la sua avventura, il nostro eroe avrà modo di imbattersi in numerosi personaggi storici della serie (anche quelli originariamente morti nelle loro rispettive storie), ognuno con abilità uniche e distintive, che potranno essere reclutati per formare squadre sempre più potenti e varie. Il tutto all’interno di una storia what if capace di offrire una nuova e sorprendente prospettiva sugli eventi che i fan della saga ormai conoscono praticamente a memoria.
Quella appena descritta, tuttavia, è solo la modalità singleplayer; appena una delle quattro esperienze di gioco disponibili! Questa rappresenta il percorso principale per costruire e potenziare il proprio team, e una volta radunati i compagni più forti sarà possibile affrontare diverse battaglie con un sistema di combattimento basato sull’aspetto RTS (Real-Time Strategy) del gioco, in cui il corretto posizionamento dei personaggi e l’attivazione strategica delle abilità saranno determinanti per superare orde di nemici e ostacoli che man mano diventeranno sempre più impegnativi, che siano questi zombie o altri giocatori.
Perché sì, oltre al PvE, Resident Evil Survival Unit includerà anche una forte componente multiplayer competitiva: partite 5 contro 5 nell’arena, gilde da fondare o a cui unirsi e scontri tra clan che metteranno alla prova le abilità e la resistenza dei giocatori in battaglie all’ultimo sangue.

Sarà inoltre presente anche una modalità “builder” nella quale potremo modellare e costruire la nostra villa, rigorosamente ispirata all’iconica dimora del primo Resident Evil, che fungerà da vero e proprio hub fortemente connesso sia al comparto multiplayer che all’osservazione dei vari personaggi di gioco mentre prendono vita e si muovono all’interno degli ambienti che avremo creato.
Da qui, la struttura di gioco segue un gameplay loop ben definito, dove nella modalità singleplayer costruiremo gradualmente il nostro “team dei sogni” da impiegare in battaglia per ottenere risorse preziose che dovremo usare a loro volta per ampliare e arricchire la villa, per poi tornare al punto di partenza e proseguire quindi con gli eventi principali della trama.

È ormai chiaro che stiamo parlando di un titolo ambizioso, nato dalla collaborazione tra Capcom, lo studio sudcoreano Joycity e il publisher giapponese Aniplex, con l’obiettivo di soddisfare le aspettative più alte dei fan storici della saga.
Tra le diverse figure coinvolte, un ruolo di spicco nella produzione è senza ombra di dubbio quello del designer dei mostri: nientemeno che Yoshitaka Amano, celebre artista già noto per il suo lavoro sulla leggendaria serie Final Fantasy.
Inoltre, è impossibile non citare il coinvolgimento di Shinji Hashimoto, co-creatore di Kingdom Hearts e produttore di numerosi Final Fantasy di successo, nel ruolo di Executive Producer del gioco, che abbiamo avuto l’immenso onore e piacere d’incontrarlo per un’intervista (che potete trovare al seguente link.)
Infine, gli sviluppatori ci hanno confermato che mentre saranno presenti acquisti in-game, questi non risulteranno mai obbligatori per sbloccare personaggi o contenuti ma serviranno unicamente a velocizzare progressi che resteranno comunque accessibili attraverso la modalità storia.
Un Resident Evil in miniatura
Solo dopo questa lunga ed esaustiva panoramica, seppur indubbiamente interessante, abbiamo finalmente potuto mettere mano al gioco. Perché, si sa: guardare e giocare sono due esperienze ben diverse. E in effetti, il titolo si è rivelato molto più divertente di quanto lasciassero intendere le semplici immagini di gameplay, sorprendendoci con diverse idee che dobbiamo ammettere di aver trovato piuttosto intriganti.
La nostra prova è stata composta dai minuti iniziali della modalità storia, ambientati in un ospedale oscuro e inquietante dal quale tenteremo di fuggire. Qui, nei panni del protagonista, ci siamo addentrati in un gameplay che richiama fortemente i classici Resident Evil con numerosi riferimenti sparsi qua e là, dovendoci muovere tra stanze da esplorare, enigmi da risolvere (che potranno essere sia richiami ai precedenti giochi ma anche puzzle completamente inediti), documenti da leggere per approfondire la trama, e ovviamente incontri con mostruose e grottesche creature da cui scappare o combattere.

Concentrandoci un attimo proprio su quest’ultimo aspetto, pur essendo la componente RTS l’impianto principale del gameplay, è comunque possibile affrontare gli zombie a suon di proiettili anche se solo tramite un sistema di shooting automatico. Questo approccio può risultare lento, e spesso la scelta migliore rimane comunque quella di darsi alla fuga ma, detto ciò, dobbiamo ammettere che la sensazione restituita è stata proprio quella autentica di un classico Resident Evil in tutto e per tutto, anche se ovviamente ridimensionato su una scala più contenuta.
E non solo per quanto riguarda gli incontri con le orride creature, capaci di restituire perfettamente quell’atmosfera orrorifica e imprevedibile che i fan hanno sempre amato nei capitoli precedenti, ma anche nell’esplorazione stessa dove ogni dettaglio ricorda una classica mappa della saga, con enigmi ambientali e segreti da scoprire.
L’unico aspetto, durante la prova, che non ci ha totalmente convinto riguarda le animazioni dei personaggi: semplici, poco naturali e spesso goffe e fin troppo rigide, tali da dare l’impressione del classico titolo mobile sviluppato senza particolare cura e buono giusto per riempire qualche momento libero.

Fortunatamente, possiamo confermare che Resident Evil Survival Unit non sembra proprio rientrare in questa categoria e, anzi, si è rivelato un titolo coinvolgente con un sistema di combattimento sorprendentemente curato e una trama che, pur rispettando la storia dei personaggi del franchise, introduce scenari alternativi capaci di stuzzicare anche i fan di lunga data.
Non abbiamo purtroppo potuto testare la modalità builder né il comparto multigiocatore, ma se la qualità sarà anche solo vicina a quella provata, Survival Unit potrebbe candidarsi come il perfetto passatempo in attesa del nuovo capitolo della serie, riuscendo a divertire pur nella sua natura mobile e nella sua spiccata identità multiplayer. Ideale per i fan storici, ma anche per chi non conosce bene la saga e desidera un punto d’ingresso semplice e facilmente accessibile.
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