Con il passare del tempo e il progressivo cambiamento dei gusti dei videogiocatori, alcuni sottogeneri videoludici che un tempo spopolavano su ogni piattaforma sembrano ormai scomparsi e, quando tornano sui nostri scaffali, non riescono più a catturare l’attenzione di un tempo.
Tra questi possiamo certamente ricordare gli sparatutto su binari e i giochi di corse arcade che, pur non essendo del tutto scomparsi, occupano uno spazio sempre minore sul mercato, e tra questi non possiamo non citare gli FPS a tema spionaggio, capitanati dal signore indiscusso del genere: Goldeneye 007 per Nintendo 64.
Oltre al celebre Tie-In basato sulle avventure di James Bond, non possiamo non citare capisaldi come Timesplitters e Perfect Dark. Quest’ultimo, in particolare, ha avuto un tentativo di rinascita che è stato però prontamente stroncato, lasciando ormai i titoli di questo genere a occupare un posto quasi esclusivamente nei ricordi dei vecchi appassionati.
Ma a risvegliare i ricordi e a riportare una nuova luce su queste opere dimenticate arriva Agent 64: Spies Never Die, sviluppato dal solo Replicant D6, che si pone come una vera e propria lettera d’amore a quei classici che hanno contribuito a rendere intramontabile l’epoca del Nintendo 64.
Saremo in grado di portare luce sul segreto che avvolge Dominic Pulp? Scopriamolo insieme!
Trama
È una sera come le altre e l’ex agente speciale John Walter, conosciuto anche con il suo nome in codice Agent 64, si sta rilassando in compagnia della sua TV e dei suoi videogiochi; la sua tranquillità viene però bruscamente interrotta dall’irruzione nella sua abitazione di un gruppo di militari, giunti con un unico obiettivo: eliminare Walter, a tutti i costi.
Dopo essere fuggito da casa sua, ma essere successivamente catturato insieme a sua figlia Dana, scopre che il suo arcinemico di un tempo, Dominic Pulp, è tornato in azione con un unico obiettivo: vendicarsi. Questa volta, però, avrà dalla sua parte un singolare asso nella manica.

La trama del titolo rimarrà molto semplice e concisa per l’interezza dell’opera, ma si dimostra un ottimo omaggio a film e videogiochi sullo spionaggio, conservandone molti tratti e trope a cui ormai siamo pienamente abituati, senza per questo dare l’impressione che sia stata presa sottogamba.
Infatti, proseguendo con la storia, ci troveremo dinanzi ad alcuni Plot Twist interessanti che sono riusciti a sorprenderci, ma per il resto la componente narrativa rimane un aspetto del progetto generale che fa da ombra a un gameplay decisamente più curato.
Gameplay
Il punto forte del titolo e il motivo principale per cui è riuscito a catturare l’attenzione di così tanti giocatori risiede sicuramente nella sua essenza: essere un vero e proprio omaggio ai grandi FPS del passato, quali Goldeye 007 e Perfect Dark.
In ogni dettaglio dell’opera, dallo shooting alla gestione dei livelli, fino ad arrivare anche ai movimenti degli NPC si può percepire la passione dello sviluppatore per questi grandi titoli, dei quali è difficile trovare degli effettivi competitor moderni, soprattutto se realizzati in maniera così fedele.

Ogni livello sarà strutturato allo stesso modo: verremo catapultati all’interno di una mappa molto ampia, ma lineare, nella quale dovremo completare diversi obiettivi prima di poter uscire.
Grazie ai diversi bersagli e alla varietà offerta da ogni stage, riusciremo a rimanere sempre interessati e ansiosi di scoprire nuovi contenuti, specialmente nelle fasi finali, dove vedremo il meglio che il Level Design del titolo ha da offrire.
Tuttavia, la struttura di ogni livello presenta alcuni grossi problemi, che sfortunatamente finiscono per diminuire la qualità generale del prodotto. Questo aspetto si nota soprattutto nella loro lunghezza e difficoltà: fatta eccezione per alcuni stage che ruotano attorno alle loro Boss Fight, ogni sfida che affronteremo sarà eccessivamente lunga, soprattutto considerando che in nessun momento avremo la possibilità di salvare e non ci saranno cure al di fuori dei rari scudi che potremo trovare sparsi in giro.
La mancanza dei salvataggi era una caratteristica anche di Goldeneye, ma la brevità dei livelli del capolavoro di casa Rare rendeva l’esperienza meno frustrante nel complesso, mentre qui ci ritroveremo spesso a rigiocare interi e interminabili livelli, tutti da capo.

Il tutto è reso ancora più avvilente dalla difficoltà generale del gioco, che si dimostra poco bilanciata, dato che anche su media difficoltà i nemici riusciranno a darci una bella gatta da pelare, vista l’elevata quantità di danni che saranno in grado di infliggerci.
Ma la meccanica che finisce per peggiorare definitivamente l’esperienza complessiva è la gestione dei Cyphers, dei collezionabili ottenibili completando i livelli a varie difficoltà, oltre che completando le diverse sfide disponibili. Questi saranno necessari per poter proseguire nei capitoli e sbloccare i livelli successivi, obbligandoci a fare un certo back tracking.

Questo obbligo crea una longevità generale artificiale che non era assolutamente necessaria, visto che il titolo è già colmo di contenuti in grado di tenerci attaccati allo schermo e di convincerci a proseguire.
Infatti, ottenendo le maschere nascoste nei livelli, potremo sbloccare challenge segrete molto divertenti e ulteriori modalità selezionabili per ognuno dei livelli, oltre che un’ottima e molto nostalgica modalità multiplayer co-op giocabile in split-screen, in onore dei bei vecchi tempi.
Comparto artistico e tecnico
Agent 64, mantenendosi coerente allo stile che vuole replicare, sfoggia un ottimo look che ripropone quello dei titoli usciti per Nintendo 64, con gli stessi modelli spigolosi e semplici e, soprattutto, le stesse facce monoespressive e sempre molto divertenti.
Nonostante lo stile del gioco appaia particolarmente riuscito, specialmente in alcuni livelli molto suggestivi in cui viene replicata l’atmosfera dei giochi dell’epoca quasi al millimetro, come quello ambientato sulla neve, non si presenta altrettanto uniforme. E vi sono alcune texture e modelli che sembrano appartenere agli anni ’90 e altre che, al contrario, non riescono a restituire lo stesso aspetto, anche a causa del fatto che alcuni elementi appaiano maggiormente definiti rispetto ad altri.

Un aspetto stilistico che, al contrario, non presenta difetti è la soundtrack, che propone numerose tracce molto diverse fra loro per ogni livello e che appaiono assolutamente fedeli a quelle dei giochi e dei film di spionaggio dell’epoca, pur riproponendole in una chiave più moderna.
Inoltre, le varie tracce utilizzate si adatteranno perfettamente al livello e al nostro gameplay, dato che saranno presenti diversi brani a seconda di ciò che staremo facendo e del fatto che ci troveremo o meno in combattimento, con alcuni dei livelli che fanno un uso particolarmente azzeccato della musica, come quello ambientato in discoteca.

Quanto al comparto tecnico, vista la semplicità dello stile grafico, l’opera riesce a girare ottimamente e senza cali di frame anche su macchine meno performanti. inoltre, avremo a nostra disposizione diverse impostazioni per personalizzare ulteriormente la nostra esperienza, tra cui un ottimo filtro CRT, che contribuirà a farci immergere ancora di più nei ricordi del passato.
In più, durante l’interezza del nostro provato, non abbiamo riscontrato alcun bug o altro problema tecnico, e le nostre sessioni di gioco si sono mantenute stabili per tutta la loro durata.
Ringraziamo PridePR per averci fornito una chiave del gioco, necessaria alla realizzazione di questa recensione.
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