C’è sempre qualcosa di nostalgico nella nostra vita adolescenziale, forse la mancanza di eccessive responsabilità, forse i grandi sogni per il nostro futuro oppure la sensazione di libertà che si prova a ogni uscita con gli amici, lontani dai genitori, finalmente capaci di essere noi stessi.
Serie e film sono colmi di storie ambientate a scuola, dove i giovani rincorrono le loro passioni e cercano il loro posto in questo vasto universo, tra drammi, risate e piccole cotte; i videogiochi non sono da meno, anche se sono i titoli narrativi ad abbracciare maggiormente il genere.
Tuttavia, vi è chi vuole offrire qualcosa di più della mera esperienza di una storia scolastica e affonda i denti in altri generi, cercando di commistionarli al meglio. I colleghi nipponici sono forse i più famosi nel tentare imprese simili, ma ogni tanto anche l’Occidente cerca di farci rivivere la nostra esperienza scolastica, provando ad arricchirla e renderla più entusiasmante.
Agefiled High: Rock the School si inserisce in questo panorama e propone un simulatore di vita scolastica un po’ scapestrata, sulla scia di Bully, ma ispirato principalmente ai film dei primi anni 2000, nello spirito e nell’umorismo.
Refugium Games è riuscita nell’intento oppure ci troviamo davanti a un titolo mediocre, come molti altri che hanno tentato di emulare lo stile di Rockstar Games?
TRAMA
In Agefield High: Rock the School vestiamo i panni di Sam Tatum, un ragazzo che, a seguito del divorzio dei suoi genitori, si è trasferito nella cittadina di Agefield per terminare gli ultimi tre mesi di scuola.
Tuttavia, la sua condotta non è sempre stata delle migliori: la madre, infatti, gli raccomanda di comportarsi bene questa volta e di mirare a buoni voti, che portino a una buona università e a un buon futuro.
Insomma, il trasferimento potrebbe essere un’occasione di riscatto per Sam, ma ben presto non solo decide di indisporre il bulletto della scuola, Seth, ma si unisce al duo formato da Kale e Axel, pronti a lasciare il segno prima di terminare la scuola superiore.
E come pensano di farlo? In tre semplici passaggi: rovinare la festa di Seth, organizzarne una loro (e pure più “figa”) e andare al prom rivestiti di nuova gloria, accompagnati da una ragazza.

La storia, quindi, prosegue giorno dopo giorno, tra piccole missioni che ci avvicinano pian piano ai nostri obiettivi, tra marachelle ai danni del già citato bulletto e goffi tentativi di conquistare la ragazza che ha attirato la nostra attenzione.
La trama, come promesso, segue i tipici film anni 2000, quelli un po’ più “ribellini”, dove il protagonista non era proprio il migliore degli studenti e rischiava sempre di finire nei guai assieme ai suoi compari.
Si tratta di una storia semplice, ma che fatica a ingranare proprio per la sua eccessiva prevedibilità, stiracchiata in 10 ore di gioco che forse avrebbero potuto offrire di più, soprattutto nelle missioni secondarie. Infatti, queste ultime saranno meri orpelli della storia, simili le une alle altre, tanto che nulla vieta di saltarle per giungere alla conclusione della trama principale.

I dialoghi, poi, non aiutano ad appassionarsi: legnosi, spesso forzati e fuori luogo, tanto che di quei film sembrano aver recuperato le parti peggiori; molti non hanno quasi senso e vengono inseriti forzando un umorismo che non c’è, confondendo il giocatore che, con molta probabilità, si chiederà se abbia davvero udito quelle parole.
Ovviamente, di conseguenza, i personaggi non sono interessanti: sono tutti piatti, incapaci persino di ricadere nei loro stereotipi per quanto sembrino delle macchine che provano a interpretare (male) un essere umano.
GAMEPLAY
Veniamo al punto in cui i nodi vengono al pettine, ovvero il vuoto siderale rappresentato dal gameplay di Agefield High: Rock the School.
Le promesse erano buone: rivivere la vita di un adolescente di provincia, tra scuola, uscite con gli amici e attività pomeridiane capaci di ricatapultare il giocatore indietro negli anni 2000, dove tutto sembrava più semplice.
Peccato che le promesse siano state mantenute solo in parte, tra missioni secondarie uguali le une alle altre e attività poco entusiasmanti, che si potranno benissimo ignorare a favore della campagna principale.
Procediamo, però, con ordine, iniziando dalla nostra esperienza scolastica: abbiamo delle lezioni da seguire, cinque per la precisione, e tutte hanno il loro minigioco personale, alla fine del quale saremo valutati e pagati in base alle nostre prestazioni.

Sono attività opzionali, secondarie nel vero senso del termine, e si possono saltare, con l’unica conseguenza di non ottenere qualche soldino extra; poche conseguenze, si potrebbe dire, ma, purtroppo, questo sarà un mantra di tutto il titolo.
Tuttavia, l’idea delle lezioni-minigioco funziona: simula la vita scolastica senza renderla ultraeducativa, un malus incredibile per qualsiasi videogioco. Peccato che tra una lezione e l’altra debbano passare due ore di gioco in cui non c’è nient’altro da fare all’interno della scuola.
Non si può parlare con i compagni, nemmeno con gli NPC coinvolti nella storia principale, non si possono svolgere attività sportive e non si può nemmeno prendere un caffè alle macchinette, per Dio!
Possiamo solo scatenare risse, far arrabbiare gli insegnanti e i guardiani: non proprio lo specchio ideale per chi vorrebbe rivivere al meglio la propria adolescenza. Non esistono nemmeno club pomeridiani e ben poche le attività extracurriculari con cui intrattenerci.

Attività che si dividono tra lavori e favori verso gli abitanti della cittadina, purtroppo ripetitivi nella loro natura e capaci di mettere in mostra uno dei lati peggiori del titolo: i controlli.
Se si tratta di correre o andare in bicicletta, tutto è nella norma; forse in bici non sono perfetti, ma l’imprecisione si riesce a giustificare, soprattutto quando si accelera; ingiustificabile, invece, è il fatto di non poter tagliare l’erba in linea retta o tirare un pugno in una direzione desiderata.
E, purtroppo, il nostro Sam si troverà spesso in mezzo a risse, sia perché Seth ha deciso di rendere il tormentarlo il suo hobby quotidiano, sia perché le missioni secondarie lo porteranno spesso in situazioni che richiedono di ricorrere ai pugni.
Questo quando non dovrà seguire a distanza delle persone, attento a non farsi scoprire, oppure dovrà scappare dalle stesse, correndo per metri e metri fino a quando non riuscirà a seminarle.

Quindi, fare il cattivo ragazzo e prendere a pugni chiunque capiti a tiro non è il migliore dei passatempi, nemmeno per provare l’ebbrezza di una vita sregolata da teppista: quasi quasi si rimpiangono i calcoli delle lezioni di matematica, per quanto siano meno frustranti.
Inoltre, come già accennato, non ci sono grandi conseguenze per tali azioni: solo una nottata in carcere, una lavata di capo e poi Sam potrà tornare a vivere la sua vita come se niente fosse.
Nemmeno il minigioco musicale si salva, incapace di rispettare le basi di un rhythm game, ovvero far andare a tempo i pulsanti da premere con la musica in sottofondo, tanto che seguirla rischia di distrarre il giocatore e fargli sbagliare la sessione.
Tuttavia, non è questo il peccato più grave di Agefield High: Rock the School, ma il senso di vuoto e incompiutezza che regna durante tutte le ore di gioco.

C’è ben poco da fare, come sottolineato prima, e spesso molte missioni saranno accessibili solo a determinate ore, spesso pomeridiane, lasciandoci nelle mani del nulla cosmico della cittadina per gran parte del tempo, in particolare nelle ore notturne.
Ci sono anche degli shop, ma la loro offerta è abbastanza povera in termini di possibilità di personalizzazione rispetto ad altri titoli; la mappa, invece, è grande quanto basta, anche se risulta frustrante non poter interagire con gran parte degli NPC.
COMPARTO ARTISTICO E SONORO
La grafica in 3D sarebbe discreta per un team indie, se non si potessero notare innumerevoli asset riciclati sparsi per tutta la mappa, spesso camuffati con overpaint fin troppo evidenti. I modelli dei personaggi, invece, sono accettabili finché non si attivano le cutscene e iniziano a muoversi senza logica apparente, talvolta in contrasto con i dialoghi e con un lip-sync non sempre accurato.
Gli sguardi si perdono in tutte le direzioni, i personaggi si agitano più di un italiano sotto caffeina ed energy drink e si mettono a sorridere come degli ebeti per motivi ignoti.
La sensazione è straniante, fin troppo, tanto che si potrebbe pensare che le animazioni siano realizzate con l’intelligenza artificiale, per quanto Refugium Games non abbia rilasciato alcuna dichiarazione al riguardo, almeno sulla pagina di Steam.
Le cutscene, inoltre, hanno una regia degna delle soap opera latino-americane, tirate per le lunghe con momenti di pausa inutili e primi piani silenziosi sui personaggi a chiusura, in attesa di un fade to black che sarebbe dovuto arrivare almeno dieci secondi prima.

Il comparto sonoro, invece, si salva per quanto riguarda gli effetti, ma si perde sulla colonna sonora: per quanto i brani che si sentono riecheggino gruppi come i Blink-182 e i Sum 41, sono spesso in sottofondo.
In che senso “in sottofondo”? Nel senso che gran parte del gameplay avverrà nel silenzio più siderale, a meno che il giocatore non passi vicino a una macchina con la musica a palla, a un club o non si cimenti nelle sessioni di strimpellamento.
Tranquilli, però: ogni tanto c’è una colonna sonora ad accompagnare alcuni momenti di tensione. Sempre la stessa, ma perlomeno non bisogna scappare dai nostri inseguitori accompagnati esclusivamente dal suono dei propri passi.
La grafica, invece, per quanto semplice, è chiara e precisa, con uno stile da quaderno di appunti scarabocchiato che ben si adatta all’atmosfera del titolo.
COMPARTO TECNICO
In Agefield High: Rock the School non ci sono abbastanza bug. Sembra strana come affermazione, ma, data la piattezza del gameplay, avrebbero reso l’esperienza perlomeno più divertente e interessante; non che siano pochi, però: personaggi che pattinano al primo lag, telecamera che impazzisce quando ci si schianta contro qualcosa, corpi che si accartocciano, cose che si incastrano su cose…
Per fortuna, sono tutti dettagli che si possono aggiustare con delle patch, ripulendo almeno il gioco da questi errori che, per quanto divertenti, mostrano una cura non proprio impeccabile nel polishing del titolo.

Eppure, manca ancora il peccato peggiore: fin troppi crash, di cui uno, ancora durante il tutorial, è capace di far ricominciare il titolo da capo, in quanto non si ha il tempo di salvare.
A conti fatti, il titolo sembra più un alpha che un prodotto finito; un alpha quasi interessante, che con i consigli degli utenti sarebbe potuta migliorare, magari con più minigiochi e missioni secondarie più interessanti, ma ahimè, questo è il risultato finale.
Ringraziamo PressEngine per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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